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Questo Mini 6.50 è lungo 7.50 metri. Ecco perché

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miniNo, nessun errore nel titolo. Thomas Tison è un progettista fuori dagli schemi (qui vi abbiamo parlato della sua barca di legno e carbonio), e quando ha letto il regolamento della classe Mini e ha scoperto che imponeva una “lunghezza dello scafo di 6,50 m” (quindi il limite era solo relativo allo scafo), ha deciso di aggiungere una sporgenza verso poppa, proprio come il bompresso a prua.

PERCHE’ IL TIMONE COSI’ LONTANO DALLO SCAFO DEL MINI

Con questa idea in testa, ha progettato una struttura che si estende di un metro rispetto allo specchio di poppa, sulla quale è installato il timone. Ma perché? La risposta è semplice: il Mini è stato pensato per la navigazione sui foil, e quindi sollevato dall’acqua. Questo volerà su due foil a V molto marcate spostati molto a prua rispetto al normale e un timone con superficie di appoggio regolabile. E maggiore è la distanza tra le appendici di prua e di poppa, più stabile è il volo. Da qui l’idea di spostare il profilo del timone, che funge anche da stabilizzatore, il più indietro possibile.

Con onda molto corta, o quando lo skipper è a riposo, i foil possono essere ritratti completamente, annullando la resistenza aerodinamica quando lo scafo, che si ispira agli scow nordamericani quando naviga “normalmente”. Qualcuno in realtà ha detto che quella prua mozzata e la coperta quadrata lo fanno sembrare un po’ un pedalò, ma l’estetica non conta nulla quando si tratta di ricerca tecnologica e sperimentazione.

PARLA IL PROGETTISTA

Più il timone è lontano dalla chiglia, più si può ridurre la sua superficie. Così installato all’estremità della struttura, il timone – che è più piccolo – ha meno resistenza. Per limitare l’impatto del peso, la staffa è realizzata interamente in carbonio Nomex. Pesa solo 3,5 kg! Ho scelto la forma dello scafo a scow perché su una barca piccola, il peso strutturale sviluppato dello scafo non ha molta influenza sul peso totale, rispetto allo skipper che già pesa quasi il 10% del peso della barca”, ha raccontato Tison alla rivista Bateaux.

Se la soluzione del timone “remoto” funziona, secondo Tison si potrà sperimentare anche in modo più estremo, spingendo la sporgenza della staffa ben oltre il metro. Vedremo navigare questo Mini a breve, nella primavera di quest’anno. Ora è in fase di assemblaggio. “Eseguiremo una serie di test con sensori su tutta la barca prima di consegnarla ad uno skipper per la prossima Mini Transat 2021”.

QUI IL SITO DI THOMAS TISON

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