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Sognava di avere una barca. L’ha comprata. E’ iniziato l’incubo

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Possedere una barca, per molti, è un sogno da realizzare. Può accadere però che si tramuti in un “incubo”: il lettore Alfonso Paci (nella foto sopra) ci racconta con le sue parole come ha visto svanire il suo sogno e di come, alla fine, sia stato costretto a vendere quell’oggetto che aveva sempre sognato di possedere. Ecco cosa gli è capitato, sembra quasi una situazione kafkiana. Fateci sapere cosa ne pensate con un vostro commento…

LA TESTIMONIANZA DI UNO SFORTUNATO EX ARMATORE

Buongiorno GDV!

Sono un velista ed ex armatore che vi segue tramite i social. Fino a qualche settimana fa possedevo un Duck 31, half tonner, nella costa laziale. Ho deciso di scrivervi questa lettera a seguito del vostro ultimo post “Ho comprato la barca e sono felice”. Le testimonianze dei “folli” che hanno fatto il grande passo” per raccontarvi la mia esperienza.

Nel 2013 ho acquisito la patente nautica Vela Motore Senza Limiti e da allora ho sempre sognato di diventare armatore di una piccola barca a vela con la quale effettuare, inizialmente, uscite giornaliere e, successivamente, trascorrere interi week end a bordo insieme a mia moglie.

La ricerca divenne intensa dopo qualche anno solo quando, con tanti sacrifici, avevo messo da parte un piccolo budget. Andavo alla ricerca di una barca inferiore ai 10 metri, degli anni 80 ed in discrete condizioni magari con qualche lavoretto da effettuare potendo così risparmiare sul costo iniziale.

Il Duck 31 di cui si è innamorato Alfonso

Nel 2018 trovai un bellissimo Duck 31, datato ma dalle forme sportive ed ancora attuali. La barca aveva bisogno di molte cure: l’armatore l’aveva un po’ abbandonata al porto e nell’ultimo biennio era uscita pochissimo dal porto.

Facemmo la prova in mare e fu subito amore: con aria leggera, la barca accelerava al minimo incremento di vento e sulla barra riuscivo a sentire l’acqua scorrere sulla pala. Una emozione indimenticabile. Dopo alcuni controlli a terra, acquistai la barca e finalmente i miei sogni diventarono realtà! Ricordo ancora quel giorno: ero felice e quella barca mi permetteva, insieme a mia moglie, di scappare dalla routine della vita quotidiana, frenetica e scandita dagli impegni lavorativi. La barca ci permetteva di allontanarci da quella vita ed una volta in mare esistevamo solo noi, il vento, il mare e l’orizzonte infinito. Rientravamo al porto felici, entusiasti e soprattutto rilassati.

Io e mia moglie passammo tutti i week end estivi in barca, e nei giorni feriali, e non appena potevamo, scappavamo al porto per una uscita breve o semplicemente una cena a bordo.

Come preventivato durante l’acquisto, a fine estate spostai la barca in un cantiere per eseguire i lavori di refitting: sostituzione prese a mare, disalberamento per controllo albero e sostituzione sartiame, boccole timone, cambio oblò, manutenzione motore, opera viva e morta.

Qui purtroppo iniziarono le difficoltà: primo fra tutti, trovare un cantiere che permettesse di effettuare alcuni semplici lavori in autonomia potendo così esprimere la propria passione anche nel prendersi cura della propria barca ed al tempo stesso risparmiare qualche soldo da poter investire in lavori importanti e che richiedevano l’intervento di professionisti. La quasi totalità dei cantieri, almeno nel romano, non permette l’esecuzione di nessun lavoro in autonomia, sia interni sia esterni. Qualsiasi lavoro deve essere effettuato dal personale del cantiere.

Spunto di riflessione: l’approccio dei cantieri può essere comprensibile e condivisibile; è immaginabile cosa possa succedere in caso di incidente od infortunio di un armatore mentre lavora sulla propria barca che si trova dentro al cantiere. Tutto ciò si potrebbe superare redigendo un regolamento di comportamento attraverso il quale si definiscono le responsabilità sia del cantiere sia dell’armatore.
Per tutti gli armatori e, a mio parere per i velisti in particolare, poter effettuare dei lavori sulla propria barca è gratificante quindi offrire questa possibilità avvicinerebbe molti appassionati. Chiusa parentesi.

Dopo una intensa ricerca e diverse telefonate, sono riuscito a trovare il cantiere con tali requisiti.

Prima di essere alata, la barca è stata disalberata da una società esperta di rigging. Nonostante ciò, i settaggi dell’albero non furono opportunamente registrati: l’albero fu appoggiato sulle apposite selle, ma gli ancoraggi allo scafo (piede, lande e stralli) furono persi. Quando l’ albero fu rimontato, risultò complicato e laborioso ritrovare il giusto equilibrio fra i vari componenti.
Molte difficoltà le ho dovute risolvere personalmente in quanto le soluzioni proposte dalla società di rigging richiedevano interventi costosi sullo scafo.

Alla medesima società fu emesso l’ordine per l’esecuzione del nuovo sartiame: furono consegnate le sartie vecchie per riprodurle fedelmente. Anche in questa occasione, purtroppo, emersero altri inconvenienti: quando l’albero venne armato, una delle sartie (quella intermedia) fu realizzata più lunga della originale e la regolazione della stessa risultò al limite.

Al cantiere fu emesso l’ordine per la sostituzione delle prese a mare. Il lavoro non andò bene fino in fondo. Le due prese a mare dedicate allo scarico delle acque piovane dal pozzetto furono montate ma non collegate ai rispettivi esistenti flessibili. Per evitare che la sentina fosse inondata da acqua piovana, sono dovuto andare personalmente a collegarle.

Una importante miglioria da effettuare sulla barca era il tambuccio: quello esistente, oltre che datato e con il core umido, era stato concepito per defluire l’acqua attraverso un canale interno. Era sufficiente una piccola ostruzione per far si che l’acqua non defluisse più verso l’esterno ma verso l’interno, allagando la sentina. Chiesi al falegname presente in cantiere un preventivo: fu subito disponibile per un sopralluogo e discutemmo su come realizzarlo.

Sviluppai un concept, molto semplice ma funzionale mentre il falegname ne propose uno molto più laborioso e poco efficace. Avrebbe dovuto inviarmi un preventivo, mai ricevuto. Andai nuovamente a sollecitare ma capii che non l’avrebbe mai inviato. Allora chiesi la realizzazione di alcune semplici guide in legno, fornendo delle dimensioni. Dopo vari solleciti, anche le semplici guide non furono mai realizzate. Alla fine, dovetti rivolgermi ad un falegname non nautico e sviluppare e montare un tambuccio in autonomia.

Argomento motore: l’entrobordo installato era piuttosto semplice, piccolo (13 cv) ed elettronica praticamente assente.  Era necessario un check generale (stato iniettori, compressione cilindri ed invertitore) da parte di meccanici. Ne avrò contattati circa 20: non appena intuivano l’entità dell’intervento, declinavano immediatamente. Dopo tante ricerche sono riuscito a trovarne uno competente, professionale e disponibile ad effettuare i lavori necessari.

Il giorno del varo, quando sono arrivato al cantiere la barca stava quasi per toccare l’acqua quando chiesi se le prese a mare erano state chiuse. Le operazioni si sono immediatamente fermate ed il personale salì a bordo per chiuderle evitando così l’entrata di acqua in sentina poiché i vari flessibili non erano stati ancora opportunamente collegati. Sarebbe bastato verificarlo prima di imbracare la barca per accorgersene.

Finalmente, messa la barca in acqua e montato l’albero, sono state verificate tutte le prese a mare per eventuali perdite. Fortunatamente tutto andò bene.

Decisi di sostare qualche giorno ancora in cantiere per accertarmi che tutto fosse ok ma purtroppo c’era una via d’acqua. Dopo le varie verifiche, l’ingresso di acqua proveniva dalla cuffia dell’asse. Chiesi al cantiere per una soluzione ed il preventivo prevedeva la sostituzione della cuffia con la necessità di dover nuovamente alare e varare la barca. Potete immaginare il costo.

A quel punto decisi di temporeggiare in cerca di una soluzione più economica ma allo stesso tempo affidabile. Dopo la consultazione di riviste specialistiche, di forum e di manuali, era sufficiente introdurre del banale grasso da nautica nell’apposito inserto ed espellere l’aria intrappolata tra la cuffia e l’albero.

Monitorai la situazione per un paio di giorni e l’ingresso di acqua si arrestò. Bastarono pochi euro per risolvere (almeno momentaneamente) il problema. Ovviamente, al successivo alaggio avrei sostituito la cuffia.

Rileggendo il tutto, il minimo comune multiplo di questa storia sembri sia la sfortuna di aver incontrato nel mio percorso persone poco professionali. E’ anche vero, però, che durante questa fase nella quale sono stato un armatore mi sono confrontato con altri armatori incontrati in banchina o in cantiere durante il rimessaggio. Le loro esperienze non si discostano molto da quelle vissute da me.

Ad ogni modo, l’obiettivo di questa condivisione è una serie di spunti di riflessione:

• nonostante la mia età (34 anni) con molto coraggio, sono diventato armatore di una barca a vela. Molte volte ho letto sulle riviste del settore che pochi giovani si avvicinano a questo mondo e che la vela risulta essere solo per persone mature e con una situazione finanziaria ben consolidata. Con mille sacrifici e rinunce, io e mia moglie abbiamo sostenuto i costi di acquisto, manutenzione e gestione che seppur relativi ad una imbarcazione di 31 piedi risultano importanti e che si vanno a sommare ai normali impegni della vita (mutuo, macchina, nido ed altro);

• i costi di gestione di una imbarcazione sono veramente consistenti, basti pensare al solo ormeggio. Una proposta che UCINA o comunque le associazioni di categoria potrebbero avanzare al governo per avvicinare neofiti al mondo nautico, potrebbe essere quella di rendere, almeno in parte, deducibili le spese associate a questo servizio. In fondo, rappresentano dei soldi che il contribuente rimette in circolo alimentando tutta una serie di società che operano nel settore e che offrono servizi;

• nel romano ci sono molti cantieri e la concorrenza è elevata. Aggiungiamo poi che il mercato è di nicchia, è molto difficile trovare delle professionalità ad un costo ragionevole o comunque in linea con gli altri stati europei;

• non so se a livello nazionale i vari cantieri non permettono di eseguire lavori in autonomia come nel romano. Se così fosse, si potrebbe sviluppare a livello nazionale un codice che regolamenti questo tipo di attività.

La morale di tutto ciò è che oggi, a malincuore, non sono più un armatore: ho dovuto smettere di vivere il mio sogno. Mi limiterò a noleggiare una imbarcazione quando ne avrà la possibilità. Mi piacerebbe che la mia storia servisse a migliorare in qualche modo l’affascinante ed emozionante mondo della nautica.

Saluti

Alfonso

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5 Comments

  1. Franco ha detto:

    L’Italia oggi, non è un paese dove la vela è concepita come sport per tutti, questo mettiamocelo bene in testa. I costi di mantenimento sono proibitivi e sproporzionati rispetto a quelli di acquisto. Sicuramente prima o poi la speculazione criminale finirà, questo quando non ci sarà più una generazione di pensionati con disponibilità economiche per sostenere queste assurde spese, e gli unici “clienti” saranno i trentenni di oggi, con mezzi minori e necessariamente altre priorità nella vita. Allora forse la vela avrà una svolta positiva e si aprirà a visioni nuove.

  2. Roberto ha detto:

    I vostri articoli sono sempre peggio…

  3. Marco ha detto:

    Purtroppo la vela in italia è per pochi e neanche per tutti. Quello che incide notevolmente sono i costi di gestione, manutenzione e riparazione Anche se si trovano barche a buon mercato poi per sistemarle ci vuole il doppio del prezzo di acquisto, se poi uno pensa di fare da se allora rimane sconcertato dalla impossibilità effettiva di operare sulla propria barca. In francia a Port Napoléon puoi alare la barca ed effettuare tutte le manutenzioni che vuoi e volendo ci sono degli artigiani autorizzati che possono provvedere ad eseguire quello che tu non vuoi o non puoi effettuare. Leggi diverse e mentalità diverse in un paese dove la vela è considerato uno sport al pari degli altri e non solo per ricchi milionari….

  4. BAFI52 ha detto:

    Certo che, se come dice Alfonso, nel romano i cantieri sono tutti cosi, c’è poco da stare allegri facendo i lavori a metà. E rispondendo a Marco, i cantieri che ti lasciano lavorare sulla tua barca, non sono solo in francia, ci sono anche in Italia, dove tengo la barca io, i lavori di manutenzione, scafo, motore, prese a mare, e quant’altro, me li faccio da me.

  5. Marco Pellanda ha detto:

    Il Signor Paci ha incontrato alcune difficoltà nella gestione della barca, peraltro non inusuali.
    Si, le barche costano e per l’acquisto e per la manutenzione ordinaria e per quella straordinaria.
    Se il cantiere pretende che i lavori vengano fatti solo da personale autorizzato si deve considerare che quello non auttorizzato, e segnatamente il proprietario, in genere è insufficientemente attrezzato e tendente a farsi prestare ora un attrezzo ora l’altro o a chiedere ora una vite ora un chiodino ecc.
    Si deve quindi comprendere che si cerchi di evitare lavori in proprio.
    L’esperienza di Paci è stata complessa e, penso, non sempre negativa. E’ stata inoltre determinante per fargli capire che, per il crocerista, è piu’ conveniente il noleggio che la proprietà sia dal punto di vista economico sia perchè i noleggiatorii sono sparsi per il mondo e non è male trovare la barca (sono quasi sempre belle barche) un anno in Dalmazia, un anno in Turchia, un anno in…
    Marco Pellanda – Venezia

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