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Spinnaker con vento forte, basta paure! I quattro consigli per non sbagliare

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La strapoggia di Le Coq Hardy. Foto Studio Borlenghi

Durante i mesi invernali su e giù per lo stivale si svolgono decine di Campionati Invernali ai quali partecipano equipaggi di tutti i livelli. Le giornate di vento forte non sono rare e al giro di boa di bolina i meno esperti si pongono la fatidica domanda: issiamo o no lo spinnaker? Facciamo allora un ripasso su alcune norme generali per condurre in sicurezza la barca sotto spinnaker ed evitare i due spauracchi della poppa con vento forte: la straorza e la strapoggia. Ovviamente questi consigli valgono a patto che issiamo una vela di adeguata grammatura per condizioni che immaginiamo essere almeno dai 18-20 nodi in su e in buone condizioni. Una vela di grammatura leggera o troppo vecchia rischia di cedere nel vento forte anche se viene condotta al meglio.

1 – NON PARTIAMO TROPPO ORZATI

Nel momento in cui iniziamo l’issata la barca deve essere già posizionata al lasco profondo. La vela salirà così protetta dalla randa e sotto il genoa e si gonfierà solo quando sarà arrivata in testa d’albero. Se la barca fosse più orzata rischierebbe di prendere vento prima e gonfiandosi con violenza rischieremmo subito di straorzare. Meglio partire da un’andatura più bassa, con vento forte non sarà necessario orzare per farla gonfiare.

2 – LA DRIZZA SEMPRE IN CHIARO

La prima regola è quella che riguarda il drizzista: la drizza dello spinnaker/gennaker, una volta che la vela viene issata, deve sempre essere in chiaro, pronta a essere “sparata” se la barca straorza o strapoggia. In quel caso infatti se la barca viene completamente “stesa” e col timone non riusciamo più a tornare in rotta l’unico modo per ritornare in assetto è mollare la drizza. Sarà fondamentale averla pronta e in chiaro per l’ammainata.

2 – L’IMPORTANZA DELLE SCOTTE

Se navighiamo con tangone e spinnaker quadreremo la vela in maniera non eccessiva. Se ci sono più di 18-20 nodi e non abbiamo un equipaggio troppo esperto non andremo a quadrare la vela come faremmo con 12-15 nodi, ma la terremo leggermente meno esposta e quindi meno “potente”. Con un po’ di superficie in meno esposta sopravvento il rischio della strapoggia diminuisce.

Quando la barca inizia a “pendolare” sopravvento il trimmer cazzerà un po’ di scotta e chi si occupa del braccio darà una piccola strallata, così la vela viene leggermente depotenziata (mettendola un po’ più in copertura della randa) e la barca tornerà velocemente in assetto. Potremo poi tornare a lascare un po’ di scotta riprendendo anche quei centimetri di braccio mollati prima. E proseguiremo così giocando sulle raffiche e sulle onde, evitando sempre di farci trovare sorpresi con troppo tela esposta sopravvento.

4 – IL TIMONIERE

Vietate le escursioni violente di timone. Il timoniere navigherà in modalità “bassa”, poggiata, ma non come farebbe per esempio con 15 nodi. In questo caso data l’intensità del vento un’andatura leggermente più orzata, appena un paio di gradi, sarà utile a tenere la barca più stabile e la vela sarà anche un po’ più facile da regolare. L’angolo giusto in questo caso cambia in base al tipo di barca (le barche strette sono più difficili) o al tipo di vela. Con il gennaker sarà un po’ più facile trovare l’angolo ideale perché la vela ha una forma che di suo non ci consente di navigare troppo poggiati, ma piuttosto dovremo stare attenti alla straorza non navigando troppo “alti”.

 

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