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Mini Transat: gli italiani a buon porto, ma dietro Beccaria c’è il vuoto?

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SERIE 691 / DUBINI Luigi

Erano partiti in 7 (leggi QUI), al traguardo sono arrivati in 6 (Marco Buonanni mentre scriviamo è ormai in vista dell’arrivo). L’unico a non essere riuscito a completare questa Mini Transat 2019 è stato Matteo Sericano, costretto al ritiro da una brutta collisione con un oggetto non identificato dopo avere fatto un’ottima prima tappa conclusa in settima posizione tra i Prototipi. Va da se che il bilancio di questa Transat 650 è di una dimensione storica per l’impresa di Ambrogio Beccaria (leggila QUI e QUI), ma la prestazione della flotta italiana va valutata anche nel complesso.

Tra i Serie nella seconda tappa Daniele Nanni è 34mo, Luigi Dubini 50mo, Alessio Campriani 52mo, Marco Buonanni chiuderà 55mo, su una flotta che contava su 65 partenti. Tra i prototipi (22 partenti) si è già detto di Matteo Sericano, mentre spicca l’ottima prestazione nella seconda frazione di Luca Rosetti che ha chiuso al decimo posto su 22 partenti dopo una prima tappa più opaca (19mo), un risultato decisamente importante considerato che lo skipper corre con una barca decisamente datata, di quasi 20 anni.

Il dato positivo è che nelle ultime due edizioni, e nell’ultima in particolare, c’è un’ottima percentuale di arrivi sul traguardo, e questo è qualcosa che certifica una buona preparazione e fa anche bene al morale generale del movimento Mini italiano. Completare su un Mini 650 una regata di oltre 4000 miglia (tra prima e seconda tappa) non è banale, non lo è affatto, ed è qualcosa che va sottolineato. Quindi per questo motivo va detto un bravo a tutti, anche a Sericano che è stato sfortunato ma ci riproverà.

Nello sport però, e la vela oceanica non fa accezione, non ci stancheremo mai di dirlo, contano anche i risultati. Non conta solo partecipare. È anche con i risultati che si trovano gli sponsor che ti fanno fare il salto di qualità. E in questo senso la classe Mini italiana, pur essendo discretamente prolifica a livello di numeri (numericamente nelle ultime edizioni della Transat dopo la Francia c’è stata l’Italia), resta ancora a un livello, sia pur buono, amatoriale. Chi resta a fare la preparazione della Transat in Italia difficilmente emerge poi durante la grande prova della Transat, non siamo noi a dirlo ma i risultati. Ci sono state certo nelle ultime edizioni anche delle eccezioni, i vari Bona e Zambelli solo per citare qualche nome, la prima partecipazione di Beccaria (che comunque fece parte della preparazione in Francia), velisti che pur partendo con mezzi vecchi sono riusciti a ottenere dei risultati importanti rapportati ai budget e alle barche che avevano. Per il resto c’è tanto entusiasmo, molti sogni e spirito di avventura, ma solo con questi non si ottengono i risultati.

Al netto della vivace attività della classe in alcune zone, Genova in particolare, manca cronicamente un vero e proprio centro di allenamento che dia continuità tecnica ai programmi degli atleti. E con centro di allenamento non intendiamo l’organizzazione di uscite di flotta o le riunioni tecniche che i nostri ministi già spesso fanno per migliorarsi. Con centro di allenamento intendiamo una base nazionale fissa, con allenatori pagati per fare solo quello, con atleti selezionati che aderiscono a un programma strutturato sul lungo termine. Un centro di eccellenza insomma.

La Federazione Italiana Vela nell’ultimo anno ha mosso qualche passo organizzando dei meeting, ma restiamo ancora in una fase embrionale che speriamo venga presto ampliata (le intenzioni sembrano buone). Eppure in Italia la passione per l’altura è tanta e i numeri potrebbero solo che crescere. Ma come dicevamo non contano solo i numeri ma anche la qualità. Non ci mancano i velisti forti che potrebbero fare da guida (Soldini, Pedote, i Malingri, lo stesso Beccaria che lascerà la classe Mini ma potrebbe ancora dare un contributo, i tanti bravi velisti delle classi olimpiche che potrebbero apportare un punto di vista diverso alla gestione tecnica delle barche e degli uomini), insomma le risorse non ci mancano e poi ovviamente si potrebbero coinvolgere figure che arrivano anche dalla Francia. L’entusiasmo portato dalla vittoria di Beccaria potrebbe essere l’occasione per riflettere su tutto ciò, un’occasione da cogliere per pensare a un progetto più strutturato, per passare da una buona flotta di sognatori da Oceano a una “muta di segugi” a caccia di imprese. Non uno, ma tanti Beccaria. Nell’attesa ancora un bravo a questi ragazzi che ce l’hanno fatta.

Mauro Giuffrè

 

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1 Comment

  1. Stefano Valeri ha detto:

    Luca Rosetti è l’esempio del velista italiano che con più di 15 anni di vela dalle classi giovanili passando al Laser ha portato la propria passione e preparazione in una classe il Mini 6.50 che sta riscuotendo notevole interesse nel mondo della vela. Bisogna aiutare a crescere i giovani velisti come Luca che con un buon bagaglio tecnico ed esperienza possono contribuire a dare all’Italia un ruolo di primo piano nel mondo delle regate oceaniche.

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