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TECNICA – Come cavarsela con mare grosso e ventone

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Quando arriva la tempesta e non potete far altro che stringere i denti e affrontare mare grosso e ventone, la preparazione della barca è importante, ma è altrettanto importante la “conduzione del mezzo”. Per spiegare come farlo al meglio, ci viene in aiuto un bel libro pubblicato di recente del navigatore britannico Tom Cunliffe, dal titolo “Lo Skipper Oceanico” (Nutrimenti, 296 pp., 21,95 euro). (Le due foto che accompagnano l’articolo sono state scattate a bordo del J/122 Joy di Giuseppe Cascino alla scorsa Rolex Middle Sea Race).

COME CAVARSELA CON MARE GROSSO


MEGLIO NAVIGARE ALLE PORTANTI!

Innanzitutto, è bene specificare che, quando il mare picchia duro, tra le tecniche “attive” (le passive sono quelle che prevedono il “lasciare passare” la tempesta, come mettersi alla cappa, con o senza vele) la navigazione alle portanti è quella più sicura perché, sostiene Cunliffe, la riduzione del vento apparente fa sì che i carichi sulle vele e l’attrezzatura siano minori (diminuendo i rischi di rotture).

Tom Cunliffe, 71 anni, è uno dei più celebri velisti inglesi: ha navigato per l’Atlantico in lungo e in largo, dai Caraibi alla Russia, dal Brasile all’Artico, governando ogni genere di imbarcazione. è autore di numerosi manuali di successo e ha condotto una serie TV sulle barche mitiche inglesi sulla BBC.

Scrive: “Se si presentano problemi inattesi, come l’inceppamento del meccanismo del rollafiocco o, semplicemente, una vela di prua grande che risulta difficile da rollare, la tendenza naturale di chi ha iniziato a navigare sulle derive è quella di mettere la prua al vento e lasciar fileggiare le vele”. Ma il problema è che, “con una barca più grande, le vele non si limitano a fileggiare, ma sbattono violentemente”. Con condizioni di tempesta, la gassa d’amante sulla bugna di un fiocco che sbatte “può essere comparata all’impatto del manico di un piccone”. è pericoloso, quindi andare al vento, senza contare le spaventose sollecitazioni sull’armo.

Meglio fuggire le onde e il mare: “Questo riduce anche la violenza del moto della barca, mentre la randa completamente lascata garantisce un discreto riparo dal vento per chi debba lavorare (sempre legato alla jackline, inteso, ndr) in coperta a prua”. Ovviamente, la navigazione alle portanti con mare grosso e “ventone” è la più sicura ma non è certo facile.

OCCHIO AL PIANO VELICO
Ed è qui che entra in gioco il “manico” del timoniere: ovviamente diamo per scontato che dovrete prendere il controllo della barca perché il pilota automatico (a meno che non sia un modello “oceanico” di ultima generazione) faticherà a seguire le continue variazioni di rotta previste in questo tipo di navigazione impegnativa e la straorza, o la strapoggia con strambata involontaria, saranno assicurate.

LA “BIBBIA”
Il manuale da cui abbiamo tratto i consigli di queste pagine è “Lo skipper oceanico. Tecniche di navigazione, preparazione e manutenzione della barca” di Tom Cunliffe, edito da Nutrimenti (296 pagine, 21,95 euro). www.nutrimenti.net

Innanzitutto, per una barca da crociera l’andatura in poppa “in condizioni di sicurezza con tempo moderatamente cattivo richiede il controllo della velocità”, spiega Cunliffe: “In genere questo significa evitare di essere troppo invelati, anche se le imbarcazioni più leggere e, soprattutto, quelle con sezioni piatte a poppa, potranno decidere di iniziare a correre e planare sulle onde”. Man mano che il vento aumenta “e si sono prese tutte le mani di terzaroli, prima o poi dovrà essere presa una decisione riguardo a tirare giù tutte le vele tranne una… la tormentina, tuttavia alcune imbarcazioni navigano in poppa in modo più stabile con la randa e tre mani di terzaroli, a condizione che il boma sia tenuto stabile dal vang e da una ritenuta”.

SE IL VENTO AUMENTA: A “SECCO DI VELE”
Se il vento continua ad aumentare, dovrete ammainre anche la tormentina e navigare sfruttando soltanto la presa al vento offerta dall’albero, dalla mastra del pozzetto, dalla tuga e da qualsiasi altra superficie piatta.
“Di fatto, una tipica imbarcazione da crociera moderna riuscirà a governare in poppa, a secco di vele e con acque relativamente calme, fino a forza 6”. In una tempesta vera e propria, vi stupirete delle velocità che riuscirete a fare.

Ovviamente c’è uno svantaggio, nella navigazione a secco di vele: se vi distrarrete e la barca si traverserà, sarà difficile ritornare in poppa. Potrebbe essere necessario aiutarvi con il motore o srotolare una piccola porzione di fiocco.

Se le straorze e le strapogge avvengono di continuo perché il vento è aumentato ancora e la barca, pur senza vele, plana, per mantenere il controllo la prima soluzione è quella di filare a poppa grosse cime che vi rallentino, la seconda è quella di approntare a poppa l’ancora galleggiante oppure una spera con coni galleggianti (uno sviluppo dell’ancora galleggiante, che prevede 100 piccoli coni disposti lungo un nastro che misura da 73 a 113 metri). Se la trazione esercitata dal dispositivo risulta comunque troppo bassa e c’è il rischio di straorzare, nulla vi vieta di issare la tormentina. La trazione aumenterà di molto senza sollecitare troppo la barca.

L’ORZA-POGGIA DI BOLINA CON ONDA
Qualora il contesto non vi permettesse la navigazione alle portanti (e dato per scontato che un’eventuale navigazione con onda al traverso è un suicidio, perché esponendo il fianco al mare al primo frangente ripido rischierete la scuffia) e doveste quindi bolinare con vento e mare, sappiate che con una barca moderna (anche da crociera), con lo scafo più reattivo rispetto ai movimenti del timone, dovrete “poggiare rapidamente (di circa 10/20 gradi, ndr) quando la barca raggiunge la cresta di ciascuna onda.

In questo modo si evita di sprofondare direttamente dalla cima al fondo del cavo dell’onda successiva, precipitando come un sasso e mettendo a rischio l’equipaggio” quando l’imbarcazione batte il fondo piatto nel cavo dell’onda, “duro come il cemento. Questi forti impatti non aumentano soltanto il rischio di danni strutturali, ma rallentano fortemente l’imbarcazione”.

Se state navigando a vela con molta potenza, potete orzare leggermente al di sopra della rotta ideale, senza perdere troppa strada, quando vi arrampicate sulla facciata dell’onda successiva. “In questo modo si segue una rotta media che corrisponde alla bolina stretta. Un sistema efficace, ma stancante” Sul lungo periodo, quindi, dovrete sperare di avere a disposizione un equipaggio esperto per darvi il cambio ma come sempre la calma e la preparazione giocheranno a vostro favore.

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2 Comments

  1. Giorgio Rossaro ha detto:

    vediamo se.trovo il libro lo skipper oceanico qui a Bolzano un bellissimo regalo !!

  2. luigi ha detto:

    Con quelle “poppe aperte ” del cacchio che oggi si portano, non vedo nulla di rassicurante ….

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