developed and seo specialist Franco Danese

Il mistero del trimarano scomparso: cosa è successo davvero a Ad Maiora

VIDEO Così siamo fuggiti in windsurf dalla Germania dell’Est
9 novembre 2019
Il mini foiler per i più piccoli si chiama 10ft Pocket e sembra un Fireball
9 novembre 2019

ad maiora sparito nel nulla
Vi ricordate la vicenda di Bruno Cardile e del suo trimarano ORMA 60 “Ad Maiora”? Negli scorsi giorni sono usciti tantissimi articoli che riportavano in modo confuso parti dell’avvenimento che lo ha visto protagonista. Così abbiamo deciso di chiamarlo per farci raccontare una volta per tutte quello che davvero è successo al largo di Lampedusa il 22 Ottobre, ma soprattutto per capire come un trimarano di 60 piedi sia potuto sparire nel nulla durante la regata più importante del mediterraneo.

Ma partiamo dall’inizio. È il 19 Ottobre e dalla Valletta, Malta, ha il via la Rolex Middle Sea Race. Bruno Cardile a bordo del suo multiscafo l’ORMA 60 “Ad Maiora”, taglia la linea di partenza alle ore 11:14. Con lui a bordo si trovano Attilio Miccichè (watch leader, helm, trimmer), Gertjan Andel (bowman, trimmer), Matteo Lureschi (trimmer), Fabrizio Volpi (mast).

Quando Ad Maiora si chiamava Fleury Michon

I primi giorni di regata si riveleranno a tutti i partecipanti, caratterizzati da scarsa pressione e condizioni meteo marine assolutamente favorevoli. Ma il passaggio di Favignana sarà quello dopo il quale la situazione comincerà a cambiare. L’angolo stretto al vento e una pressione compresa tra i 35 ed i 45 nodi sono gli ingredienti dello scenario che le imbarcazioni ed i regatanti dovranno affrontare nel tratto tra l’isoletta siciliana e Lampedusa. È proprio in questo tratto che per “Ad Maiora” cominciano i problemi.

22 Ottobre, ore 15:00.
Cardile, al cambio turno, viene informato dal compagno al timone, Attilio Micciché, dell’avaria da lui riscontrata allo scafo di sinistra.

A causa del wrapping però non si riesce da subito a quantificare l’entità del danno, ma dopo pochi minuti, impiegati ad incrociare i dati meteo con la rotta per la boa, viene chiamata repentinamente la virata per alleggerire dal carico del sartiame lo scafo di sinistra dell’imbarcazione.

Passa poco tempo ed anche il wrapping cede, mostrando per intero quale sia realmente la situazione. Come da video sotto, lo scafo di sinistra si mostra squarciato, proprio all’altezza delle lande, da una profonda crepa che col passare del tempo diventa sempre più critica.

VIDEO

Lo skipper, dopo accurate valutazioni che vedevano come unica priorità la più totale sicurezza del suo equipaggio, decide di lanciare il “Mayday” ed attivare il DSC.

La posizione di Ad Maiora, ad ovest di Lampedusa, alle ore 15.49 del 23 ottobre 2019

Ore 18:00.
Cardile è l’ultimo ad abbandonare Ad Maiora per gettarsi in acqua e salire successivamente sull’unità CP319 della Guardia Costiera di Lampedusa.

Lui ed il suo equipaggio, vengono così portati a Lampedusa dove aspetteranno che le condizioni meteo marine risultino favorevoli al recupero dell’imbarcazione.

È questo il momento di chiarire alcuni punti tecnici della vicenda, senza la conoscenza dei quali risulterebbe complicato comprendere a pieno gli avvenimenti a seguire.

Al lancio del Mayday, l’armatore di Ad Maiora ha ponderato la possibilità della malafede di qualche ipotetico “furbetto” che avrebbe potuto, una volta alla deriva, salire a bordo del multiscafo e rivendicare così il diritto del recupero del mezzo. Per questa giustificata paura, Cardile poco prima di sbarcare ha acceso il suo PLB personale per poi lasciarlo parzialmente nascosto a bordo dell’imbarcazione.

Una volta a terra lo skipper ha preso contatti con l’organizzazione della regata per far oscurare al pubblico dominio quale fosse la posizione di Ad Maiora. A questo punto la barca è sparita da possibili occhi indiscreti, ma non da quelli del suo proprietario. Tramite un link riservato Cardile poteva seguire lo scarroccio di Ad Maiora su Traking di Yellow Brick, mentre con il SAR di Roma, tramite la Capitaneria di Lampedusa teneva traccia anche del suo PLB.

I giorni passano e il mare non accenna a diminuire, anzi aumenta. Cardile resta a Lampedusa in attesa del momento propizio per il recupero.

25 Ottobre
Ore 14:32:06 UTC arriva dallo Yellow Brick un segnale di Hight Priority Alert.

Lo Yellow Brick, per i meno esperti è una piccola scatolina di colore giallo e nero alla base del quale è presente un tasto rosso. Con molta probabilità, chi non conoscesse in toto la funzionalità di questo apparecchio, potrebbe erroneamente pensare che tale pulsante possa essere adibito allo spegnimento del segnale satellitare. Come potete immaginare però, l’azione che ne consegue alla pressione di quel bottone, non è lo spegnimento dell’apparecchio elettronico ma bensì l’invio istantaneo di un segnale di allarme.
Da un’analisi successiva, si nota che dal primo HPA (Hight Priority Alert) registrato alle ore 14:32 UTC sono susseguite bel altri 5 segnalazioni, ultima delle quali alle ore 15:40 UTC.

Nel mentre, proprio pochi minuti dopo la prima segnalazione, il segnale inviato dallo YB ha cominciato a indicare una navigazione con prua compresa tra i 71 e gli 80 gradi bussola ed un aumento della velocità fino a raggiungere gli 8 nodi costanti circa.

Tre, a questo punto, sono possibili ipotesi. La prima è quella che vede il movimento per mano di terzi del trimarano. Difficile a pensarci bene però, poiché le condizioni in cui verte Ad Maiora, le avrebbero consentito di avanzare a fatica ad una velocità così elevata grazie all’utilizzo del motore di cui è dotata o a vela. Così si può supporre l’ipotesi del traino. Ma anche qui, pensiamo che lo scafo di sinistra, già gravemente lesionato, non riuscirebbe a sopportare uno stress così intenso e probabilmente rompendosi mancherebbe del supporto all’albero che, alto 30 metri, privo di sostegno cadrebbe rovinosamente.

Si giunge quindi ad una più probabile conclusione. Più plausibile infatti è che gli “sciacalli”, una volta smontata l’apparecchiatura elettronica di valore, l’abbiano imbarcata su un secondo mezzo per portarla a terra e, durante il tragitto, abbiano provato a spegnere lo YB, lanciando così i segnali di allarme e lasciando lo scafo, ormai privo del materiale elettronico, nuovamente alla deriva.

Dopo di che, passate le 15:40 UTC, le comunicazioni dalla strumentazione di bordo di Ad Maiora, spariscono nel nulla. Nessun segnale arriva più dallo Yellow Brick né tanto meno dall’AIS e dal PLB personale lasciato sul multiscafo al momento dello sbarco.

Certo quindi che qualcuno sia salito a bordo di Ad Maiora, Cardile si precipita a Malta per intercettare l’imbarcazione, che per rotta stimata starebbe puntando verso Gozo e, ammettendo che fosse proprio Ad Maiora a spostarsi secondo i dati dello YB, organizzarne il recupero.

26 Ott
Assieme a Fabrizio Volpi, lo skipper italiano raggiunge Malta e comincia a predisporre le azioni di ricerca.

28 Ott
Primo volo: Cardile, per la prima volta, vola sulle acque di Gozo, Malta e Lampedusa, ma la spedizione non porterà alcun frutto.

Alle 8:00 di mattina però, Matteo Luraschi chiama l’armatore comunicandogli una notizia alquanto strana. Tramite un’app sul telefono, infatti, Luraschi avrebbe intercettato per poco tempo il segnale dell’ AIS di Ad Maiora. Fino a qui nulla di strano direte voi, ma a sconcertare lo skipper è la notizia della zona di emissione del segnale. Secondo Luraschi, l’AIS, prima di rispegnersi repentinamente, avrebbe invito la sua posizione da uno show-room di nautica in Olanda (La Balise).
Facile pensare quindi che la teoria dello sciacallaggio subíto dal trimarano in avaria alla deriva, fosse quella giusta. Cardile però non si dà per vinto e così le ricerche dell’imbarcazione continuano.

29 Ott
Le cause meteorologiche avverse non permettono al Cessnas di alzarsi in volo per proseguire le ricognizioni.

30 Ott
L’aereo delegato da Cardile alla ricerca di Ad Maiora, prende nuovamente il volo, questa volta senza di lui, per aumentare l’autonomia del mezzo e quindi l’area di ispezione. Parte allora dall’ultimo punto nel quale il trimarano era rimasto alla deriva per poi condurre le ricerche lungo l’intera rotta possibile stimata dallo skipper, che durante tutta la fase di ricognizione, teneva costantemente i contatti col pilota tramite il tracking automatico del suo satellitare Thuraya, portato in volo dal pilota.

Dal 30 Ott ad oggi l’armatore di Ad Maiora ha continuato le ricerche della sua imbarcazione, senza però nessun riscontro positivo e senza appoggio dal comitato di regata, che ha segnalato allo stesso Cardile il numero di telefono di un pescatore locale.

“Tre quindi sono le opzioni” ci dice lo skipper. “La barca ha 16 compartimenti stagni uno solo dei quali si è lesionato, come avete visto. Difficile quindi, ma non impossibile, che sia affondata. Altra possibilità penso sia che in seguito alla velocità, propria o al traino di 8 nodi, lo scafo di sinistra si sia definitivamente spaccato in due tronconi provocando il disalberamento o la scuffia a 180 gradi così da rendere molto difficile la sua individuazione in mare. Ultima ma non meno probabile è la tesi del furto”.

Negli ultimi giorni, in molti hanno attaccato lo skipper italiano sui social, come ultimamente troppo spesso accade. Le contestazioni mosse a Cardile vertono per la maggior parte al pontificare svariati giudizi in merito alle azioni intraprese dal comandante consecutive all’avaria. Cardile risponde: “Se tornassi in dietro, non cambierei nulla di ciò che ho fatto. Sono convinto che la sicurezza totale del mio equipaggio fosse e deve essere sempre considerata la priorità assoluta in qualsiasi situazione critica come quella che ci ha visti protagonisti. Preferisco, da comandante, essere criticato per aver lanciato il Mayday piuttosto che dovermi giustificare davanti a disgrazie molto più gravi. Se devo rimetterci la barca per essere certo della piena sicurezza di ogni persona che era sotto la mia responsabilità, così sia. Questo è quello che dovrebbe fare un comandante.” E conclude ironico: “L’unica cosa che cambierei tornassi in dietro? Beh, forse prima di sbarcare, chiederei un parere ai numerosi esperti su Facebook!”.

EDIT – Questa mattina (9 novembre) Bruno Cardile ha preso un volo per Lampedusa: vi terremo aggiornati sulla vicenda.

Bacci Del Buono

IL TRIMARANO AD MAIORA
Ad Maiora, è il leggendario trimarano di 20 metri della classe ORMA 60, varato nel 1988 col nome di Fleury Michon IX. Ha iniziato la sua “nuova vita” nel 2018, dopo un refitting integrale a cura di Cardile, che è riuscito a far tornare nel giro una barca mitica, posseduta in passato da grandi della vela francese: l’indimenticata Florence Arthaud e Philippe Poupon. Nel 2019 il trimarano ha vinto in reale la Brindisi-Corfù. Lungo 19,80 metri e largo 14,80, Ad Maiora pesca 2,50 m.

 

NAVIGA INFORMATO!

Per rimanere aggiornato su tutte le news dal mondo della vela, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter del Giornale della Vela! E’ semplicissimo, basta inserire la tua mail qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscrivimi”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di vela! E’ gratis e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno!


Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*

1 Comment

  1. Andrea ha detto:

    Caricato su un cargo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi