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Basta cimiteri di barche! La soluzione ci sarebbe: sono gli incentivi alla rottamazione

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Quella che un tempo era la più bella barca del Mediterraneo, adesso, è un cumulo di macerie a Palma di Maiorca (Baleari): il 40 metri My Song di Pigi Loro Piana, caduto clamorosamente fuori da un cargo nel maggio scorso al largo delle Baleari (QUI la ricostruzione dell’accaduto) aveva riportato danni troppo estesi a seguito dell’incidente e sarebbe stato troppo costoso un refit integrale: la demolizione è stata inevitabile.

MA QUANTO COSTA DEMOLIRE LE BARCHE?
Quello che dovrebbe essere evitabile, invece, sono i costi di demolizione delle barche
: in una nostra inchiesta avevamo fatto il punto sull’iter da seguire quando si decide di affidare la propria barca al rottamatore e come funziona lo smaltimento.

Burocrazia a parte, se per disfarsi di un 40 piedi si arrivano a spendere fino a 7.000 euro, ecco che possiamo capire il perché di tante cose. Perché ci sono zone d’Italia (a noi vengono in mente le foci fluviali, come quella dell’Arno o del Tevere) che sono dei veri e propri cimiteri di barche semidistrutte, perché trovate scafi allo sfascio nei piazzali delle campagne (e magari lo spazio è stato affittato in nero, con buona pace del fisco), perché c’è chi, in barba alla legge, decide di affondare la barca piuttosto che affrontare i costi di demolizione e l’affitto del posto barca.

LA SOLUZIONE SAREBBE SEMPLICE
La soluzione ci sarebbe e ce l’abbiamo davanti agli occhi da anni. Si chiamano incentivi statali alla rottamazione.
Sono quelli a cui siamo abituati nel mondo delle automobili: sono quelli che ti fanno dire “ma si, ora è il momento giusto per cambiare macchina” e che fanno girare l’economia.

Pensate ai vantaggi: dando indietro la vostra vecchia barca obsoleta, oltre a dimenticarvi delle pratiche burocratiche e dei “verdoni” che sareste costretti a sborsare per demolirla, potreste approfittare di uno sconto su quella nuova.

Questo darebbe nuova linfa a un mercato, quello delle barche a vela, che è in Italia è ancora una nicchia. Senza dimenticare la spinta al settore delle aziende specializzate nella rottamazione (ad oggi, pochissime), che avrebbero così una forte convenienza a trovare soluzioni eco per lo smaltimento della vetroresina.

E addio cimiteri di barche. Come potrebbe insegnare qualsiasi economista da bar, è tutto collegato e la soluzione è molto semplice. Sta al governo metterla in atto, magari bussando alle porte dell’Unione Europea per ottenere fondi.

Poi, ovviamente, si potrebbero pensare a ulteriori eco-incentivi per chi acquista barche da cantieri sostenibili che montano “di serie” soluzioni green (pannelli solari, motori elettrici, etc), ma questo, forse, è il secondo passo.

Eugenio Ruocco

(foto di apertura di JL92S apparsa su http://forums.sailinganarchy.com/)

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1 Comment

  1. Claudio ha detto:

    Ho letto con interesse l’articolo relativo allo smaltimento delle barche in disuso, ma mi sembra che già altre nazioni ( Francia ) abbiano attuato forme ancor più ecologiche e vantaggiose da tempo , coinvolgendo Istituzioni Pubbliche, Produttori di Barche e Articoli Nautici, Aziende specializzate nel riciclo e tutto a costo zero o quasi per l’utente……
    Spesso mi domando perché non siamo capaci di copiare le cose e iniziative buone già sperimentate da altri ?…..
    Buon Vento

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