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Così abbiamo navigato su un mare… “di lava”

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lavaDiego, Giulia e Gigi non potevano credere ai loro occhi quando si sono ritrovati a navigare in un vero e proprio mare di lava. A bordo del Dufour 485 GL Arka, sul quale i tre (tutti tra i 65 e i 70 anni di età) stanno compiendo il giro del mondo, stavano percorrendo il tratto tra le Vava’u group del Regno di Tonga e le Lau group delle Fiji lo scorso 14 agosto e si sono imbattuti nell’isola di pomice. La foto che ci hanno inviato è davvero incredibile!

Ecco la storia di Arka e la spiegazione del fenomeno, in un articolo scritto da Giulia.

Arka è un Dufour 485 grand large. Lo abbiamo comprato a marzo del 2017 in Martinica per proseguire il “giro del mondo” a vela che avevamo iniziato in Italia nel 2015.
“Noi 3” ci eravamo conosciuti grazie al progetto di un amico comune che purtroppo dopo poco tempo ci ha dato forfait. “Noi 3” per fortuna abbiamo trovato il modo di andare avanti e così è nato il nostro giro del mondo !!!

A navigare siamo appunto in 3 tutti “Diversamente Giovani”… tra i 65 e i 70 anni: Diego è il nostro grandissimo capitano, un vero fuoriclasse. Gigi che pur avendo ricoperto i massimi incarichi della M.M. non ha perso la passione e l’entusiasmo per il mare, la navigazione e gli oceani. E poi io, Giulia, velista per scommessa “iniziata” al “solitario” da Matteo Miceli.
L’itinerario è simile a quello della ARC. Navighiamo la buona stagione e torniamo a casa nel periodo dei cicloni. Quest’anno, siamo ripartiti a giugno da Raiatea in Polinesia francese (dove eravamo arrivati nel 2018) diretti alle isole Cook poi Niue, regno di Tonga e per finire alle Fiji dove a Nadi inverneremo la barca in “buca”.
E’ stata una crociera straordinaria la più bella di sempre, piena di lagune incredibili e atolli meravigliosi ma anche fenomeni sorprendenti e qualche brutta avventura.

COSA E’ SUCCESSO AL LARGO DI TONGA
E’ stato navigando tra le Vava’u group del Regno di Tonga e le Lau group delle Fiji che ci siamo imbattuti in nell’isola di pomice. Era il 14 agosto e le prime strisce di materiale galleggiante le abbiamo avvistate all’alba.

Non era affatto chiaro cosa fosse e nessuno di noi aveva mai visto un’eruzione vulcanica sottomarina!! Avevamo il vento al giardinetto e abbiamo cercato di ridurre la velocità sotto i 4 nodi. Solo dopo aver raccolto dei campioni abbiamo intuito che era magma e che c’era un’eruzione vulcanica. Era a circa 2 km sotto di noi. Intanto le strisciate di pomice si erano trasformate in chiazze sempre più grandi e spesse.

Il rumore di quel materiale sullo scafo produceva un inquietante suono metallico. Per fortuna a quella velocità la barca non sembrava subire danni; giusto un leggero scrub a prua!

Abbiamo lanciato un “pan- pan” ma nel raggio della portata del nostro VHF non c’era nessuno in ascolto. Erano già passate più di 3 ore e il fenomeno continuava a intensificarsi con il mare che in alcuni punti ribolliva e sputava sassi più grandi, anche di 50 cm. di diametro.

Non riuscivamo a capire l’estensione del fenomeno: era a perdita d’occhio. Bisognava scegliere se tornare indietro di bolina o attraversare l’isola di pomice. Avevamo già percorso 15 nm e abbiamo scelto la seconda.
Per fortuna dopo qualche miglia ne eravamo fuori. Che sollievo e che spettacolo e che emozione!! Poi con il nostro Iridium (messo a disposizione da Teleport Milano) abbiamo telefonato al ristorante Bellavista di Neiafu Tonga, punto di ritrovo di tutti i velisti della zona. Abbiamo parlato con Mario, il proprietario, un italiano gentile e generoso che si è trasferito lì una ventina di anni fa l’abbiamo pregato di avvisare tutte le barche in partenza.

Arrivati a Levuka Fiji ci siamo finalmente potuti connettere a internet e così abbiamo letto gli articoli e visto i filmati di CNN e le immagini satellitari dell’isola di pomice che avevamo attraversato.

Da quella parte del mondo l’interesse per la nostra storia è stato grande e alcuni vulcanologi che studiano “la cintura di fuoco” ci hanno chiesto i campioni raccolti che abbiamo inviato sino alla Tasmania. Pare che alla fine l’isola di pomice raggiungerà la barriera corallina australiana e che sarà in grado di ripararla dandole nuova vita grazie agli organismi che via via l’avranno colonizzata. Un bel finale per la nostra avventura!!!

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