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Tutti i segreti dell’ecobarca “di lava” ultraleggera che vince le regate

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Ce lo avevano anticipato allo scorso TAG Heuer VELAFestival che il loro prototipo sarebbe stato una bomba e così è stato!
I ragazzi del Polito Sailing Team (gruppo studentesco del Politecnico di Torino composto da 70 persone, tra studenti e docenti) hanno vinto a Mondello la 1001VelaCup, la regata in cui si sfidano le barche progettate dai ragazzi dei più importanti atenei internazionali, con il nuovo prototipo skiff Fénix (l’equipaggio composto dalla coppia Smerchinich-Fenu), in fibra di basalto.


Un capolavoro di velocità di ecosostenibilità, dato che la box rule della regata prevede che le imbarcazioni, lunghe un massimo di 4,60 m siano composte per il 75% del loro peso da materiali riciclabili. Fénix è stata ottimizzata e studiata per alte prestazioni grazie agli studi in campo fluidodinamico e dinamico, di materiali e applicazioni che l’hanno resa la perfetta candidata per partecipare all’annuale regata universitaria a livello europeo.

Un progetto della durata di un anno, ha dato vita ad un modello vincente che si è affiancato con successo ad Atka, già protagonista delle scorse edizioni e a Calipso, altro prototipo che il Team ha portato alla competizione ma senza piazzamento.

TUTTI I SEGRETI DELL’ECOBARCA ULTRALEGGERA “DI LAVA”

I segreti della barca ce li aveva svelati il team leader Domenico Castellano:

“Abbiamo intensificato gli sforzi per migliorare il progetto. Siamo partiti da Atka (scafo vincitore dell’argento alla 1001Velacup del 2018), modificandone principalmente i circuiti, le regolazioni, l’altezza delle terrazze. In termini di performance allo stato attuale i risultati ottenuti sono più che soddisfacenti: nelle zone più sollecitate dello scafo, la ricerca di materiali innovativi ci porta all’utilizzo di una speciale fibra di basalto dalle alte caratteristiche meccaniche che con core di balsa o PET garantisce, insieme al minimo quantitativo di fibre di vetro, uno scafo in sandwich di circa 25 kg al quale va aggiunto il peso di struttura interna e coperta (anche loro accuratamente dimensionate) per un totale di soli 47 chili (4,60 x 1,48 m)”.

La fibra di basalto, materiale di origine lavica, è già stata utilizzata con successo nel mondo della vela: nel 2014 l’austriaco Harald Sedlacek ha attraversato da solo l’Atlantico dalle coste spagnole a Palm Beach in Florida con Fipofix, una barca di soli 4,90 metri, costruita con fibre basaltiche. “Non solo presenta ottime caratteristiche di impermeabilità e resistenza meccanica”, prosegue Castellano, “ma la sua origine organica lo rende riciclabile ed ecologico. Ha un punto di fusione più alto rispetto all’epossidica per cui, durante la pirolisi (il processo di combustione per lo smaltimento della resina), è possibile recuperare la fibra basaltica al 100%. Inoltre abbiamo utilizzato delle resine bio, ottenute da un alto contenuto di carbonio di origine vegetale”.

Bravi ragazzi!

Per la cronaca, è stata una vittoria combattuta sulle ultime distanze con il team Mètis Vela Unipde dell’Università di Padova e gli svedesi Chalmers Formula Sailing dell’Università di tecnologia Chalmers, che hanno concluso la competizione rispettivamente al secondo e al terzo posto.

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