La risposta di Ineos Team UK a Luna Rossa lascia tutti a bocca aperta

Al primo varo, quello di Team New Zealand, abbiamo sgranato gli occhi, dovevamo abituarci alla vista di una barca così tanto diversa dal “normale” la cui estetica però sembrava già decisamente attrattiva. Al secondo, quello di American Magic, così diversa da quella kiwi, abbiamo capito che finalmente la Coppa America è tornata ad essere quel laboratorio di progettazione dove spionaggio, colpi di genio e segreti nascosti, tornano ad avere quel fascino per cui l’America’s Cup è famosa. Il terzo varo è stata una questione di sentimenti, Luna Rossa è la storia della vela italiana e vedere tornare in acqua una barca con questo nome fa sempre un certo effetto. Anche perché la nuova Luna nasconde dettagli molto interessanti (come vi abbiamo raccontato QUI). Al quarto varo, quello di Ineos Team UK abbiamo esclamato: ma cosa??????

Forse è tra le quattro la barca che ci ha colto più di sorpresa. La strada intrapresa dagli inglesi sembra essere infatti un’ulteriore via rispetto a quella degli altri tre team. La prua sembra quasi quella di un’Imoca 60, i volumi sono da semi scow (e qui ricorda quella ad aereo di American Magic) ma dalla prua parte una svasatura del ponte in salita che aumenta il bordo libero della barca grazie anche a delle murate completamente verticali. Assente qualsiasi slancio a poppa, la carena è completamente piatta e non ha nulla dei volumi immersi visti su Team New Zealand e Luna Rossa. La sensazione è che gli inglesi siano andati in una direzione simile a quella degli americani, ovvero una barca con un aerodinamica e delle scelte di carena fortemente improntate al volo, preoccupandosi meno di quando la barca navigherà in assetti semi dislocanti.

La ragione di una prua dall’altezza contenuta, che prosegue verso il ponte con queste svasature, ha delle ragioni tutte aerodinamiche e il ponte in salita aiuta ad evitare che l’acqua che sale in coperta percorra tutta la barca. Scelte simili sui foils a quelle di Luna Rossa, si notano infatti i due bulbi sulle appendici.

A questo punto la domanda è? Avranno avuto ragione Team New Zealand e Luna Rossa con i due AC 75 pensati si per il volo, ma che fanno conto anche con le situazioni in cui la barca toccherà l’acqua, o gli americani e gli inglesi con mezzi che cercheranno di non sfiorare mai la superficie? Due scommesse diverse, nei prossimi mesi scopriremo chi è sulla strada giusta.

Mauro Giuffrè


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