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Luna Rossa e i segreti di quella chiglia lunga. FOTO

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AC75 Luna Rossa Launch

Ce lo aveva anticipato Martin Fisher, il design coordinator di Luna Rossa, nella nostra recente intervista (Leggila QUI): la classe AC 75 è giovane, la box rules è nata da poco, ed è per questo che le prime barche varate sono molto diverse tra loro, i progettisti stanno infatti indagando e progettando in varie direzioni. Merito anche di una regola aperta esente da quelle restrizioni one design che abbiamo visto sugli AC 50 nell’edizione di Bermuda.

L’attesa per il varo di Luna Rossa è stata lunga, la barca italiana si è fatta attendere ma le aspettative non sono state deluse, anzi. Con il varo del terzo AC 75 dopo quelli di Team New Zealand e American Magic, scopriamo nuovi elementi interessanti di analisi sui quali hanno lavorato i design team.

VOLANTE MA NON TROPPO

Tutti pensano agli AC 75 come a delle barche volanti, ma cosa succede quando toccano l’acqua? Non hanno un vero bulbo. I foil a S zavorrati all’estremità, che terminano con una componente a T (zavorrata da un piccolo bulbo nei casi di Luna Rossa e American Magic, meno voluminosa in Team New Zealand), hanno una portanza ridotta ed è facile immaginare quanto sarà complesso condurre queste barche di bolina nel vento leggero, quando il full foiling sarà difficile da tenere: immaginiamo per esempio le situazioni di pre-partenza, nei cambi di mura, o in tutte quelle condizioni in cui le barche navigheranno nelle fasi di pre foiling. Non avendo una vera chiglia avranno la tendenza allo scarroccio e una superficie bagnata da gestire. Gli americani hanno prodotto una prima barca completamente piatta sotto, che sembra preoccuparsi principalmente delle fasi di volo puro (quindi con vento da almeno 8 nodi in su), ma che quando toccherà l’acqua avrà un’importante superficie di trascinamento e nessuno appoggio dinamico in carena. I kiwi hanno realizzato quella che sembra una “pancetta“, un volume di galleggiamento a centro scafo, che avrà la funzione di impedire al resto della barca di immergersi quando non sarà sui foil. Un volume rotondo, che sosterrà la barca quando il decollo non sarà ancora effettivo, o quando malauguratamente scenderà dai foil dopo un cambio di mura.

Vista da questa angolazione si nota il volume a V in carena. Foto Cantini

Nel caso di Luna Rossa notiamo una scelta che somiglia, ma non troppo a quella dei neozelandesi.  Nella foto che vi proponiamo in apertura e in quella qui sopra si nota chiaramente un volume a V in carena, quasi una piccola chiglia lunga. Qualcosa di simile ma in fin dei conti diverso da quello che hanno fatto i kiwi. Il segreto sta nelle due forme. Rotondo, morbido, e meno lungo il volume dei neozelandesi. Più fine e lungo quello della barca italiana.

Nella parte centrale si nota la “pancetta” della barca kiwi

 

LA CHIGLIA LUNGA DI LUNA

Due forme, due possibili funzioni differenti. Con un ruolo principale di galleggiamento il volume neozelandese, con una probabile funzione anti scarroccio quello di Luna Rossa. La “chiglia lunga” di Luna servirà infatti in parte a dare galleggiamento e in parte, grazie alla forma più a V, farà un po’ il lavoro delle carene di un tempo, ovvero evitare che la barca scarrocci. Un particolare importante? In certe condizioni potrebbe essere decisivo, al netto del fatto che all’inizio della Coppa America mancano ancora quasi 2 anni e queste sono solo le prime barche dei team.

Un particolare che potrebbe rivelarsi importante per esempio nei circling pre partenza, dove le barche navigheranno in condizioni miste, di foiling e di dislocamento. Quando per esempio ci sarà da bloccare l’avversario in un ingaggio da sottovento avere una barca che riesce a scarrocciare poco servirà a “chiudere la porta”, o al contrario se Luna Rossa dovrà difendersi da una barca che attacca da sottovento riuscire a orzare meglio senza scarrocciare, o scarrocciando meno, rappresenta una carta in più. Ricordiamo che nella nuova formula dei match race la partenza tornerà a essere di bolina, quindi vedremo degli stop controvento e barche che dovranno ripartire da ferme quando la portanza dei foil sarà nulla fin quando la barca non tornerà ad accelerare. Sarà interessante vedere che angolo di poggia, e quanto scarroccio, avranno bisogno queste barche per ripartire da una condizione di prua al vento e velocità ridotta. Più questo angolo sarà ridotto più sarà manovriera e agile la barca nelle delicate fasi di prestart.

La carena completamente piatta di American Magic. Foto Ross

Tutti questi ragionamenti devono tenere conto però del fatto che ancora non conosciamo i range di vento previsti dal regolamento di regata. Più il limite minimo sarà basso, più una barca come quella di Luna Rossa, e anche quella dei kiwi in parte, saranno avvantaggiate.

Molto meno a suo agio in queste condizioni ibride, almeno apparentemente, la barca degli americani dato che non ha alcun volume in chiglia, ma piuttosto è molto più sviluppata la parte aerodinamica.

E A PRUA?

Miuccia Prada battezza Luna Rossa. Foto Cantini

Un altro paragone interessante va fatto sulle prue. Non basta dire che quella di Luna Rossa sembra più “classica” e in effetti ha un’estetica che strizza l’occhio ai vecchi ACC, ma non è certo una scelta nostalgica quella fatta dal design team degli italiani.

Si nota la prua dai volumi non esasperati di Luna Rossa. Foto Cantini

Ancora una volta qui entrano in gioco le previsioni che fanno i progettisti. Il problema sembra sempre quello di affrontare la fase in cui la barca tocca l’acqua e qui entrano in gioco due situazioni differenti: una è il momento dello “splash”, ovvero quando la barca scende bruscamente dai foil (per errore umano o per esempio per un calo del vento), e in questo caso serviranno volumi consistenti per evitare che la prua affondi troppo nell’acqua.

La prua da aereo di American Magic. Foto Ross

Le scelte di American Magic e dei kiwi sembrano rispondere maggiormente a questa problematica sia pur con strade diverse, con un semi scow gli americani e con una superficie piatta sotto la prua i neozelandesi.

Emirates Team New Zealand christen their first AC75 at their team base in Auckland
36th America’s Cup

Ma attenzione anche alla seconda situazione: quella in cui la prua tocca l’acqua perché la barca è in fase di semi foiling o sta accellerando dopo la partenza o dopo una virata. E qui entra in gioco la prua di Luna Rossa, che ha si dei volumi non eccessivamente magri (si allarga quasi subito) ma ha un ingresso comunque più sottile e senza spigoli, quindi potenzialmente in grado di scivolare meglio. Due risposte diverse a due problemi differenti. Appare chiaro insomma che i team abbiano imboccato strade eterogenee alla ricerca di ipotetici compromessi in base a ciò che prevedono.

Una cosa è certa e il varo di Luna ce lo conferma. Se da un lato l’aerodinamica avrà un ruolo cruciale e quindi tutto ciò che è fuori dall’acqua è stato studiato per offrire la superficie con il minore attrito possibile (ve lo spieghiamo QUI), dall’altro esiste nella mente dei progettisti un “problema acqua”. Ovvero bisognerà fare i conti anche con le fasi in cui queste barche toccheranno l’acqua e dalle scelte che vediamo potrebbe essere una situazione anche più frequente di quanto si possa immaginare. Non dimentichiamoci che la Coppa America ad Auckland si disputerà, tra round robin e AC match vero e proprio, da gennaio a marzo, in piena estate australe. La possibilità di regatare in giornate di vento leggero è quindi concreta. Chi avrà avuto ragione?

Mauro Giuffrè

5 Comments

  1. Marco Petroni ha detto:

    ma che belli i miei Dinghy! e che divertimento

  2. tony ha detto:

    Non concordo sul fatto che la “chiglia lunga” di Luna Rossa possa essere “Un particolare che potrebbe rivelarsi importante per esempio nei circling pre partenza”.
    Tutti sanno infatti che la chiglia lunga rende la barca decisamente meno manovriera, cosa assolutamente fastidiosa nelle fasi del “corpo a corpo” iniziale, specie con vento leggero.
    Per queste fasi la scelta migliore sembrerebbe quella di Team New Zealand, che con quei volumi centrali garantisce il necessario galleggiamento, “lasciando libere” prua e poppa nelle evoluzioni a corto raggio e bassa velocità.
    Vedremo come evolveranno le barche in futuro.

  3. alessandro ing. nicodemi ha detto:

    Finalmente l’emozione del vento accarezzerà il limite del legame covalente dell’acqua, un solo commento : stupenda !

  4. Peppe ha detto:

    Secondo voi sarà fondamentale il prepartenza??? Con questi “mezzi” puoi permetterti il lusso di partire tranquillamente anche 10 secondi dopo… Se poi hai la barca che fa 3/4 nodi in più…. A metà della bolina sei già primo, senza stressarti con il prepartenza. La Coppa America la vincerà chi farà il progetto più veloce, no chi rimane più a galla nel circling, la differenza di velocità alla fine sarà (come lo è stato con i catamarani) di 4/5 nodi in più rispetto agli avversari.
    Chi tirerà fuori dal cilindro la idea migliore per creare la barca più veloce, sarà quello che porterà a casa la coppa, anche se con un equipaggio non stellare.

  5. antonino abrami ha detto:

    concordo con tony, la chiglia lunga fa si che la barca sia poco manovriera

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