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PROVATA – Grand Soleil 42 LC: quando l’apparenza inganna. FOTO

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Osservandola ormeggiata in banchina durante i saloni di Cannes e Genova questa barca sembrava dondolarsi sorniona. Alta sull’acqua, con volumi interni importanti, ci è sembrato un mezzo che trasmetteva una grande sensazione di comfort ma che almeno apparentemente non aveva il “fisico” da grandi performance. Come spesso accade però bisogna andare oltre le apparenze.

L’ENTRY LEVEL PER LA GRANDE CROCIERA

Il Grand Soleil 42 LC, progetto di Marco Lostuzzi, interni e design esterno di Nauta, è l’entry level della gamma long cruise, quella che il Cantiere Del Pardo ha dedicato alla crociera. L’abbiamo provata nel Golfo del Tigullio, navigando tra Lavagna e Sestri Levante, in una giornata dove una brezza iniziale intorno ai 7 nodi è aumentata gradualmente fino a 20 alzando anche un’onda piuttosto formata. La versione in prova non è quella con il rollbar prevista per tutta la linea Long Cruise, ma quella più sportiva con il doppio trasto per la vela di prua (uno per l’auto virante e uno per un fiocco a bassa sovrapposizione) e il punto fisso in pozzetto per la randa. Il layout di coperta prevede un doppio winch per lato sui quali sono rinviate tutte le manovre. La barca era armata con fiocco auto virante e randa avvolgibile, entrambe le vele in laminato e con stecche verticali.

OLTRE LE APPARENZE

Non c’è dubbio che questa barca esteticamente riveli la sua anima da crociera pura. Con un bordo libero molto simile alla sorella maggiore, il 46 LC, e gli interni di Nauta Design, il 42 LC è un vero purosangue da comfort che vanta una volumetria interna a tratti impressionante. Su un concetto di barca simile è però intervenuto Marco Lostuzzi, per dare quelle caratteristiche veliche importanti che da sempre sono nel dna del Cantiere del Pardo. Una carena morbida, con una svasatura delle murate a poppa (la tipica firma di Lostuzzi) che finisce con un ginocchio dolce; quest’ultimo quando viene immerso contribuisce a dare stabilità e spinta dinamica alla barca. Ma, per i più ardimentosi che vogliono osare sbirciare sotto la “sottana”, è nell’opera viva che si cela uno dei segreti di questa barca: una pala del timone stretta e lunga, che scende fino ai 2,10 metri, uno strumento indispensabile per dare quelle sensazioni alla “guida” emozionanti e frizzanti che un vero velista vuole provare, anche se sta navigando su una barca da crociera. La pala del timone fa coppia con una chiglia a L dal pescaggio di 2,25 m: una scelta di profilo non orientata alle performance ma che va alla ricerca del giusto compromesso tra un pescaggio non eccessivo per l’uso in crociera e una buona efficienza sotto tela.

A VELA

Iniziamo la nostra prova con 7-8 nodi di vento da sudest e onda lunga, nonostante il fiocchetto auto virante la barca sale fino a 5.2 nodi, non forziamo l’angolo, restiamo intorno ai 40-43 di reale, e la lasciamo scivolare. In virata perdiamo 1,2 nodi ma ripartiamo velocemente e nel frattempo il vento sale: 10,12, 14 nodi. La bolina si stabilizza sopra i 7 nodi, con punte a 7,6 e un angolo che fa capolino sotto i 40 gradi, anche fino ai 36 di reale, ci divertiamo decisamente anche perché il timone sembra da vera sportiva e non quello di una tranquilla barca da “long cruise”. Ma del resto chi l’ha detto che in crociera non si debba godere a pieno della navigazione a vela? Anche questa, a nostro avviso, deve rientrare nel concetto di comfort. Una barca che è comoda ma naviga male a vela è confortevole? La nostra risposta è no.

Srotoliamo il Code Zero, armato su un frullino Ubi Maior e, con l’aria che aumenta ancora qualche nodo, fino a 16, proviamo il lasco. Navighiamo tra i 120 e i 130 gradi di angolo, la vela più adatta sarebbe un asimmetrico con un’orecchia più pronunciata mentre il Code in prova ha un’entrata ovviamente magra, ma la barca non fa fatica a superare i 9 nodi con medie che si stabilizzano intorno ai 9.3, 9.4 con qualche surfatina decisamente piacevole. Forziamo un po’ la barca e l’attrezzatura stringendo fino ai 90 gradi con il vento che è salito fino a 17-18 nodi, ci aspetteremmo la straorza ma in realtà ancora una volta è la pala del Grand Soleil 42 LC a imporsi: senza che diventi necessario lascare troppo la randa, basta un tocco alla poggia sulla ruota e la barca “scappa” sull’onda in accelerazione trasmettendo un perfetto controllo al timoniere.

Con l’aria che sale fino a 20 nodi ci regaliamo anche un lungo bordo di bolina larga: barca asciutta, semplice da condurre, velocità che toccano punte di 10 nodi senza la necessità di fare troppe regolazioni.

In definitiva un test decisamente positivo anche in condizioni che iniziavano a essere muscolari per la nuova “piccola” del Cantiere Del Pardo, che ci ha dimostra quanto la comodità  sia importante ma che senza delle vere doti veliche il comfort è qualcosa di incompleto. Il 42 LC promette quindi di divenire un nuovo best seller del cantiere: sornione solo nell’apparenza, sincero e reattivo sotto tela, adatto alle lunghe navigazioni e estremamente comodo e rifinito al suo interno.

Mauro Giuffrè

TUTTI I DETTAGLI DELLA PROVA, I PARTICOLARI DEGLI INTERNI, I NUMERI E LE FOTO, SULLE PROSSIME EDIZIONI CARTACEE DEL GIORNALE DELLA VELA

SCHEDA TECNICA

Lunghezza fuori tutto13,85 m

Lunghezza scafo12.95 m

Baglio massimo4.18 m

Pescaggio2.25 m

Dislocamento9.5 t

Motore50 hp

Serbatoio carburante230 lt

Serbatoio acqua340 lt

ProgettistaMarco Lostuzzi

Design esterni e interni Nauta Yachts/CantiereCantiere del Pardo

www.grandsoleil.net

 

 

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