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La pioniera del SUP (che pagaiava “senza mostrare nemmeno la caviglia”)

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Rocca
Rocca 1794, formula vincente
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Oggi è più di una tendenza.
Lo avrete notato, durante le vostre crociere estive: non esiste barca, ormai, che non abbia a bordo un SUP (Stand up paddle), la tavola su cui si sta in piedi (simile a quella del surf ma con maggior volume per sostenere il peso di chi la usa), utilizzando una pagaia apposita per la propulsione. Questo fenomeno degli ultimi anni, abbiamo scoperto casualmente, ha radici più che centenarie.

Un praticante del SUP dei giorni nostri

NATO PIU’ DI CENTO ANNI FA
Secondo le fonti ufficiali la nascita del SUP viene fatta risalire agli anni ’50 alle Hawaii, quando uno fra i più noti “beachboys” dell’epoca, Bobby Ah Choy ebbe un’idea per scattare delle foto in acqua e quindi più vicino all’azione con una prospettiva completamente diversa e più realistica. Si fece prestare un remo e pagaiando su un longboard arrivò, senza cadere, nei pressi del break point, immortalando l’azione per la prima volta dall’acqua con una Kodak. Senza saperlo, Bobby aveva creato un nuovo modo di surfare che fu battezzato “Beachboy Surfing”.

Ma mentre sfogliavamo una vecchissima copia della rivista Motonautica, e più nello specifico il numero di aprile del 1930, siamo stati colpiti da una foto pubblicata che il giornale definisce “vecchia di 25 anni”, e quindi risalente ai primi anni del 1900, che ritrae una signora vestita di tutto punto intenta a pagaiare su una specie di doppia canoa. Eccola, la prima “SUPer” della storia.

MASCHILISMO (E RAZZISMO) SPECCHIO DEI TEMPI
Fa quasi sorridere, oggi, l’articolo originale che accompagna la rassegna di foto che contiene suddetta immagine, dal titolo “Ludi Nautici Modernissimi”. E che, in teoria, dovrebbe parlare di “tendenze” in fatto di sport acquatici ma in realtà è un compendio di maschilismo del ventennio misto a razzismo.

“Le donne d’oggigiorno credono in buona fede di avere esse inventati gli sports muliebri e ritengono che non si possano praticare senza mettersi nude o quasi. A bella posta, nel disporre le illustrazioni di questa pagina abbiamo voluto riprodurre al N.1 l’effigie di una sportiva di venticinque anni or sono che se ne andava passeggiando sulle onde senza mostrare nemmeno la caviglia. Ci sembra che occorresse più abilità e passione sportiva per andarsene sull’infido elemento così abbigliata che non con le succintissime tolette portate dalle altre donzelle delle seguenti illustrazioni”.

Poi, la stoccata razzista: “La donna sportiva d’allora poteva poi proteggere la pelle bianca e delicata dall’azione degli elementi mentre quella di oggi è lieta di conciarsi come una ottentotta (allora erano chiamati ottentotti i khoi, un gruppo etnico dell’Africa sudoccidentale, ndr) spellacchiata…”. Eugenio Ruocco

L’articolo originale su Motonautica dell’aprile del 1930

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