Hanno rubato più di quaranta barche a vela in Mediterraneo. Ecco come facevano

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Una vera e propria banda criminale
composta da una dozzina di persone, organizzatissima e guidata da un paio di ufficiali di Marina, uno ucraino e l’altro russo ha messo in ginocchio vari noleggiatori in Mediterraneo e in Turchia, rubando oltre quaranta barche a vela e facendole sparire, probabilmente in Sudamerica e ai Caraibi. Sembra la trama di una serie TV di ultima generazione, e invece è tutto vero.

E’ stata la polizia turca a richiedere l’aiuto dell’Interpol, ora un presunto ladro, lo riporta il Corriere della Sera, è stato arrestato a Mosca.

Rubare una barca non è affare semplice: ecco, in soldoni, come agiva la banda. In primis, secondo gli investigatori i ladri prendevano gli ordini da parte di “clienti” con ampia disponibilità economica, approntando “missioni” ad hoc dopo un certosino lavoro di ricognizione sulle barche papabili. Tutto questo non sarebbe stato possibile, ovviamente, senza una rete internazionale di skipper, spedizionieri, complici in grado di trasferire l’imbarcazione aggirando i controlli e con una buona conoscenza delle aree sicure dove eventualmente nascondersi.

Lo schema dei colpi era ben collaudato, con la banda che si divideva in due squadre: i primi erano il “gancio”. Una coppia, formata da lui e lei, che interpretavano il ruolo di facoltosi crocieristi in cerca di relax, si presentavano nei porti nel sud del Mediterraneo, contattando le società di charter e noleggiando barche a vela di lusso. Versavano la caparra (circa 3.000 euro) e attendevano l’arrivo del secondo team, incaricato di portare via lo yacht, composto da gente con passaporti falsi e patenti nautiche contraffatte. I ladri facevano cambusa e salpavano lasciando poi la prima squadra in albergo a fare da copertura nel caso qualcuno avesse fatto domande.

Una volta partiti, i banditi disinstallavano il GPS di bordo mettendolo sul tender che poi veniva abbandonato alla deriva (o addirittura ancorato in una rada), eliminando di fatto la possibilità di essere tracciati dalle società di charter e confondendo eventuali verifiche da parte della guardia costiera. I dati parlano di 24 imbarcazioni rubate in Italia, 14 in Grecia e 6 in Croazia, più quelle in Turchia.

Secondo fonti turche, molte barche avrebbero fatto scalo in Libano per poi essere caricate su mercantili diretti in Sudamerica. L’ipotesi investigativa, scrive il Corriere, è che gli acquirenti vivano dall’altra parte dell’Oceano, personaggi con buone disponibilità e capaci poi di riciclare la “merce”: vendendola di nuovo o affittandola usando carte taroccate. La polizia sta setacciando compagnie che avrebbero permesso i trasferimenti.
Le barche potrebbero essere state “passate” a formazioni coinvolte nel contrabbando ai Caraibi o nelle nostre acque. Si stima che altre imbarcazioni siano rimaste nel Mediterraneo, con altro nome e modificate, o finite chissà dove. Ad oggi, solo sei barche sono state recuperate. Un ben magro bottino.

(la foto è puramente indicativa e non si riferisce ai fatti riportati)

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