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“Crocieristi, spegnete il motore e issate le vele”. Parola del Velista dell’Anno Ambrogio Beccaria

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Correvano i giorni del nostro Velista dell’Anno e Ambrogio Beccaria era venuto a trovarci al Tag Heuer VELAFestival di Santa Margherita Ligure. Ci siamo seduti a un tavolo nel retro dello stand del Giornale della Vela per una chiacchierata. Ambrogio, con la faccia bruciata dal sole dopo la vittoria alla Pornichet Select, non sapeva che da li a poco sarebbe stato eletto Velista dell’Anno. L’ho intervistato tante volte, ma sempre per parlare di regate, delle sue ovviamente, questa volta invece non è tanto la vela agonistica ad interessarmi, ma vorrei portare la discussione su altro, sulla vela in generale, sull’idea di barca a vela e su come viene declinata oggi dal “velista medio”.

AMBROGIO BECCARIA. Classe 1991, superminista, Velista dell’anno 2109. Nel 2018 ha vinto tutto con il suo nuovo Pogo 3 Geomag, conquistando il primo posto in sei regate al Campionato d’altura francese Mini. Nella sua carriera di velista non solo le esperienza in regata ma anche un passato come skipper su barche da diporto.

Lo pungolo su questo argomento, Ambrogio nella sua carriera di velista non ha fatto solo le regate ma è anche stato skipper di barche comuni, il suo sguardo sulla vela “normale” è quindi consapevole, pur con un approccio da sportivo. “Se mi guardo intorno, se guardo al mondo del diporto, vedo qualcosa di strano. Tutti vogliono stare in barca come se fosse una casa. Ma la barca non è una casa, è, appunto, una barca. Tutti vogliono avere il maggior numero di cabine possibili, la cucina con mille fuochi, i volumi interni come quelli di una villa. Ma la barca, in linea teorica, non è una villa”, mi racconta.

Il problema alla fine sembra essere la concezione che ognuno ha della parola comfort. “Interroghiamoci su questo concetto, che significa comfort? Se lo applichiamo a una casa ha un certo significato. Se lo applichiamo a una barca, scusatemi, ma prima di tutto è il comfort in navigazione. Che vuol dire? Che una barca deve navigare bene, e quelle a vela in particolare devono navigare bene a vela. Ne consegue che il comfort, a mio avviso, non può essere solo comodità. Certo non pretendo che un diportista abbia l’idea di comfort mia, che regato su un Mini 650, ma facciamoci una domanda: il comfort in barca sono solo i volumi? O è confortevole anche riuscire a raggiungere una meta navigando sempre a vela con una barca che ci fa godere il mare e la navigazione? E non sto parlando di performance attenzione, ma soltanto di navigare bene e farlo a vela”.

La discussione è interessante, e come spesso accade si finisce per divagare piacevolmente. Impossibile non finire a parlare di barche e di cantieri, di barche nuove e barche vecchie, barche larghe o più strette. “I cantieri alla fine cercano di fare sempre quello che chiede il mercato, magari rinunciando alla voglia di indirizzarlo, perché comunque dalla crisi in poi è stato difficile scegliere strade meno facili. Se poi parliamo delle tendenze progettuali attuali io ho una mia idea: è molto difficile dire se una barca più larga sia meglio di una stretta e viceversa, alla fine dipende tutto da cosa ci fai con una barca. Se vogliamo parlare di buona navigazione va detto che una barca più larga è più comoda di una stretta, perché ha più stabilità di forma, sbanda in teoria meno di bolina, rolla di meno in poppa con mare forte. Ma poi dipende che barca è, se è larga ma ha anche un bordo libero esagerato ecco che cambiano molte cose. Diciamo che in linea teorica quella larga ha una serie di vantaggi maggiori rispetto a una stretta. Però per esempio se fai solo le uscitine in Tigullio con le brezze allora ovviamente è meglio una stretta, che sarà più veloce in quelle condizioni. Di fatto è qualcosa di soggettivo, che si basa sull’uso e sull’idea che ognuno fa e ha della barca. Se devo attraversare l’Oceano vorrei farlo su una barca larga molto stabile sull’onda, una barca con appoggi dinamici forti”.

BARCHE LARGHE: i vantaggi.
Potenti e molto stabili in poppa con vento forte, plananti, grazie ai grandi volumi di prua e alla loro larghezza proteggono meglio il pozzetto dall’acqua. Soffrono nel vento leggero e nelle condizioni di onda corta. Ideali però se si fanno lunghe navigazioni anche con meteo duro.

E allora dopo aver parlato di barche finiamo per arrivare all’attrezzatura, e sulle cose irrinunciabili da avere a bordo come corredo di vele o accessori. “Se devo dire una cosa che non dovrebbe mancare mai, come corredo velico, sulla mia barca, direi sicuramente una vela tipo Code Zero. Lo farei fare di dimensioni non eccessive, diciamo anzi piccolo, perché così è più all round e lo posso utilizzare in un range di vento più ampio. Posso metterlo di bolina con poca aria, ma anche alle andature larghe con vento forte, diventa un vero e proprio jolly perfetto per divertirsi anche in crociera. Se parliamo di attrezzatura una riflessione va fatta su come attrezzare le vele da andature portanti. Per chi ama divertirsi con un gennaker anche in vacanza va scelta bene la sua attrezzatura: calza o frullone? In linea di principio la calza ha un utilizzo più immediato rispetto al frullone che richiede una certa perizia soprattutto in avvolgimento. Diciamo quindi che su misure medio piccole di barca, entro i 12 metri, la calza è preferibile, sopra questa misura, con le vele che diventano un po’ troppo grandi, la calza rischia di essere complicata da gestire perché avrebbe un circuito piuttosto ingombrante, meglio il frullone allora”.

FRULLONE: quando conviene
Quella dei frulloni è una tecnologia più che sperimentata. Tuttavia, se su barche fino ai 12 metri magari non risulta indispensabile (ma è comunque un aiuto in più), sopra questa misura il loro apporto diventa praticamente obbligatorio per le vele tipo Code o Gennaker.

Stiamo parlando tanto di come andare a vela al meglio, di come navigare bene, con quale barca e quali vele. Ma forse stiamo dando per scontato una cosa: i croceristi vanno tanto a vela o ci vanno poco? Sempre più spesso durante le crociere estive capita di vedere barche a vela che navigano a motore o al minimo accenno di vento e mare restano in porto o ridossate in una baia. Vero, la crociera è fatta per rilassarsi, ma anche per navigare a vela. Ancora una volta è l’entusiasmo di Ambrogio a sollevare la mia visione un po’ pessimista. “Perché ti sei innamorato della vela?” Mi chiede, e lo chiede anche a se stesso. “Io perché la prima volta che ho sentito spegnere il motore e la barca è partita solo con le vele mi è sembrato di assistere a una magia. E allora una delle grandi ricchezze della navigazione a vela è lasciare decidere al vento in quanto tempo raggiungere una meta. Viviamo già la vita di tutti giorni in tempi costretti, almeno a vela possiamo prenderci una pausa. Lasciare decidere al vento quando arrivare è un grande privilegio, ci riprendiamo così il nostro tempo. E poi c’è una cosa importante: la vela ha una quantità così grande di argomenti e cose interessanti, che lasciarli coprire dal rumore del motore è davvero un peccato, ci perdiamo il meglio”.

E viva la vela allora. Spegnete il motore, regolate le vele, e navigate al meglio.

Mauro Giuffrè

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