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Da solo in Atlantico su un 4 metri. La storia di Robert Manry è diventata un film

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Chi pensa che la vela sia un affare per pochi eletti non conosce la storia di Robert Manry. Nel 1965 Robert, apparentemente un tipico esponente della borghesia suburbana di Cleveland, Ohio, decide di imbarcarsi in un’avventura in piena regola: attraversare l’oceano Atlantico da solo su una piccola barca a vela, il Tinkerbelle, solo 4,11 metri di lunghezza.

Ci riuscì in 78 giorni, dopo 3.200 miglia da Cape Cod all’Inghilterra. “Credo che una delle grandi tragedie della vita sia il fatto che i giovani abbiano molti sogni,” disse Robert Manry “e che quando crescono, scontrandosi con la dura realtà, rinuncino a uno a uno, sino a rinunciare a tutti. Non volevo assolutamente succedesse a me”.

La foto ufficiale dell’Ocean Film Festival 2019

TUTTI ALL’OCEAN FILM FESTIVAL
La sua storia è narrata nel documentario “Manry at Sea” dell’americano Steve Wystrach, in concorso alla terza edizione dell’Ocean Film Festival, la rassegna cinematografica che si articolerà in 15 tappe in 14 città italiane, proponendo una selezione dei migliori corto e mediometraggi provenienti dall’omonima rassegna australiana e dedicati al pianeta acqua. Si parte da Milano lunedì 14 ottobre presso il Teatro Nazionale CheBanca!. Oltre alla vela, dietro al grande schermo surf in ambienti estremi, free diving e soprattutto loro, gli animali selvatici che popolano mari e oceani, vere star che non hanno bisogno di passerella.

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Torniamo a Manry.

MANRY AT SEA

Robert Neal Manry nacque il 2 giugno 1918 in Himalya a Landour, India. Fu il primo di 4 fratelli. Le sue prime avventure con la navigazione avvennero sul fiume Jumna. Alle recite scolastiche (fu lui il fondatore della filodrammatica) il suo ruolo preferito era sempre quello del pirata. Nel 1936 lasciò l’India per frequentare l’università negli Stati Uniti, con l’avvento della seconda guerra mondiale, inizialmente rifiutò di arruolarsi e venne incarcerato, alla fine fu arruolato come fotografo nell’Esercito Americano in Europa.

Dopo la guerra lavorò in diversi giornali in Ohio e Pennsylvania e sposò la moglie Virginia nel 1950. La famiglia si trasferì a Cleveland nel 1953 e Robert iniziò a lavorare nel The Plain Dealer come correttore di bozze. Acquistò la sua barca, la Tinkerbelle e nel 1958 fece una serie di riparazioni e la utilizzò negli anni seguire per le vacanze con la famiglia.

Nel 1965, alla vigilia del suo 47esimo compleanno, decise di coronare il suo sogno, attraversare l’Atlantico, da ovest a est, sulla sua piccola barca. Partì segretamente da Cape Cod, temendo che se qualcuno avesse scoperto le sue intenzioni l’avrebbe potuto fermare. Dopo 5 settimane e circa mille miglia di navigazione, incontrò una nave che prelevò la sua posta e a quel punto le notizie della sua straordinaria avventura iniziarono a circolare.

Il giornale in cui lavorava mise in atto una vera e propria manovra promozionale portando in Inghilterra la moglie e i figli per fargli una sorpresa e organizzando un incontro con loro, poco prima del suo arrivo. Ma nel frattempo, un giornale della concorrenza fece un piano per intercettare la Tinkerbelle mentre era in mare. In questo modo riuscirono a “rubare” la storia ai loro concorrenti che poterono solo assistere all’incontro e all’intervista fatta in mare dagli aerei con cui sorvolarono la barca.

Così, quella che era partita come un’avventura praticamente segreta divenne un vero e proprio caso mediatico e quando Robert arrivò in Inghilterra dopo aver percorso 3200 miglia in 78 giorni era diventato una vera e propria celebrità e fu accolto da 50.000 persone in festa. Il documentario Manry at Sea ricostruisce tutta la storia attraverso i documenti originali, le riprese dell’epoca, le immagini, le lettere, i diari, gli articoli pubblicati e offre un ritratto perfetto di come Robert passava le giornate, dei diversi umori del mare, delle navi incontrate e in particolare dell’incontro con un sottomarino in missione! È la storia perfetta di un sogno che diventa realtà.

Robert quando ritornò a Cleveland smise di lavorare per il The Plain Dealer. Secondo indiscrezioni ciò accadde perché i suoi datori di lavoro non gli perdonarono il fatto che fosse stata la concorrenza ad assicurarsi lo scoop, ma in realtà il viaggio gli aprì nuove opportunità di carriera come scrittore e conferenziere. Nel 1966 il suo libro “Tinkerbelle” divenne rapidamente un best seller.

 

2 Comments

  1. Sandro Alessi ha detto:

    Un’affare si scrive “un affare”, Oceano atlantico invece “Oceano Atlantico”.

    • Giornale della Vela ha detto:

      Grazie mille per le precisazioni Sandro! Siamo già proiettati con la testa in vacanza… Colpa dell’estate! Buon Vento!

      La Redazione

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