Da solo in Atlantico su un 4 metri. La storia di Robert Manry è diventata un film
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Ci riuscì in 78 giorni, dopo 3.200 miglia da Cape Cod all’Inghilterra. “Credo che una delle grandi tragedie della vita sia il fatto che i giovani abbiano molti sogni,” disse Robert Manry “e che quando crescono, scontrandosi con la dura realtà, rinuncino a uno a uno, sino a rinunciare a tutti. Non volevo assolutamente succedesse a me”.

TUTTI ALL’OCEAN FILM FESTIVAL
La sua storia è narrata nel documentario “Manry at Sea” dell’americano Steve Wystrach, in concorso alla terza edizione dell’Ocean Film Festival, la rassegna cinematografica che si articolerà in 15 tappe in 14 città italiane, proponendo una selezione dei migliori corto e mediometraggi provenienti dall’omonima rassegna australiana e dedicati al pianeta acqua. Si parte da Milano lunedì 14 ottobre presso il Teatro Nazionale CheBanca!. Oltre alla vela, dietro al grande schermo surf in ambienti estremi, free diving e soprattutto loro, gli animali selvatici che popolano mari e oceani, vere star che non hanno bisogno di passerella.
QUI IL PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL
QUI COME ACQUISTARE I BIGLIETTI PER OGNI TAPPA
L’ELENCO COMPLETO DEI FILM IN PROGRAMMA
Torniamo a Manry.
Robert Neal Manry nacque il 2 giugno 1918 in Himalya a Landour, India. Fu il primo di 4 fratelli. Le sue prime avventure con la navigazione avvennero sul fiume Jumna. Alle recite scolastiche (fu lui il fondatore della filodrammatica) il suo ruolo preferito era sempre quello del pirata. Nel 1936 lasciò l’India per frequentare l’università negli Stati Uniti, con l’avvento della seconda guerra mondiale, inizialmente rifiutò di arruolarsi e venne incarcerato, alla fine fu arruolato come fotografo nell’Esercito Americano in Europa.

Nel 1965, alla vigilia del suo 47esimo compleanno, decise di coronare il suo sogno, attraversare l’Atlantico, da ovest a est, sulla sua piccola barca. Partì segretamente da Cape Cod, temendo che se qualcuno avesse scoperto le sue intenzioni l’avrebbe potuto fermare. Dopo 5 settimane e circa mille miglia di navigazione, incontrò una nave che prelevò la sua posta e a quel punto le notizie della sua straordinaria avventura iniziarono a circolare.


Robert quando ritornò a Cleveland smise di lavorare per il The Plain Dealer. Secondo indiscrezioni ciò accadde perché i suoi datori di lavoro non gli perdonarono il fatto che fosse stata la concorrenza ad assicurarsi lo scoop, ma in realtà il viaggio gli aprì nuove opportunità di carriera come scrittore e conferenziere. Nel 1966 il suo libro “Tinkerbelle” divenne rapidamente un best seller.
T.O
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2 commenti su “Da solo in Atlantico su un 4 metri. La storia di Robert Manry è diventata un film”
Un’affare si scrive “un affare”, Oceano atlantico invece “Oceano Atlantico”.
Grazie mille per le precisazioni Sandro! Siamo già proiettati con la testa in vacanza… Colpa dell’estate! Buon Vento!
La Redazione