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Come ancorare in rada senza distruggere il fondale (e l’ambiente)

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Non c’è niente di meglio, in crociera, che dare fondo in rada per godersi al 100% la natura che vi circonda. Ma bisogna farlo responsabilmente mettendo in pratica tutti gli accorgimenti necessari per non rovinare il fondale quando si ancora.

In questo caso l’ancora e la catena sono state calate (giustamente) sulla sabbia e non sulle posidonie

OCCHIO A ROCCE E POSIDONIA…
In primis, dovrete stare attenti a evitare, se possibile, fondali rocciosi: ancorando su roccia c’è una maggiore possibilità che l’ancora si incagli (e se non avete a bordo un bravo subacqueo, saranno guai) e che la catena e l’ancora distruggano la flora e la fauna che vi abitano. 
L’altra azione “criminale” è l’ormeggio sulle praterie di posidonia (ormeggio inutile, perché l’ancora non terrà mai bene). Praterie che costituiscono delle vere e proprie foreste e sono il polmone verde del nostro mare. Sono vivaio e fonte di nutrimento per pesci e crostacei e consolidano il fondale contrastando fenomeni di erosione costiera.

L’ancora e la catena hanno un forte impatto sulla prateria, perché ne strappano radici, rizomi e foglie: ogni volta che tirate via l’ancora, in media, sappiate che state distruggendo 34 fasci di posizionai (un fascio contiene 5 foglie), ovvero un metro quadrato. E proprio un metro quadrato di posidonia arriva a produrre 14 litri di ossigeno al giorno. “Tanto si rigenera”, direte voi: falso. La posidonia non è un’alga ma una pianta vera e propria, che cresce di un solo centimetro all’anno ed è fragilissima.

Caulerpa Racemosa (fonte immagine: Wikipedia, autore Nick Hobgood)

… E NON SOLO
Lo stesso discorso vale per tutti gli altri tipi di alghe. Mai darvi fondo sopra perché potreste facilitare la diffusione di specie non endemiche invasive: è il caso della Caulerpa taxifolia e Caulerpa racemosa, di origine tropicale (crescono rapidamente e non ci sono in Mediterraneo animali che se ne nutrono), un serio pericolo per il nostro ecosistema. Un’ancora gettata in un’area infestata da Caulerpa sparge decine di talee e ne favorisce la propagazione.

VIVA LA SABBIA!

Quindi, non vi resta che la sabbia. Se l’acqua è torbida e non si vede il fondo basatevi sulle carte nautiche e sulle mappe del vostro chartplotter per trovare un’area sabbiosa dove gettare l’ancora (ad ogni modo, alla vista risulterà sempre più chiara rispetto a fondali di roccia e alga). Qui farete meno danni possibili all’ecosistema.

L’ANCORA GIUSTA
Ma se e solo se avrete l’ancora giusta. Sullo scorso numero del Giornale della Vela (da pagina 29) abbiamo messo a confronto sedici modelli di ancora scoprendo che le ancore a vomere (Lewmar, Spade, Rocna) garantiscono una tenuta molto migliore su sabbia rispetto alle tradizionali ancore “piatte” (Fortress, Britany…). Calate l’ancora soltanto se avete la certezza che l’area sabbiosa sotto la vostra barca sia sufficientemente ampia da ospitare anche la catena (che ricordiamo, per un ormeggio ottimale dovrà essere lunga almeno tre volte il fondale). E per tornare al discorso delle specie invasive: se trovate frammenti di Caulerpa sulla catena o sull’ancora, una volta salpata, smaltiteli in un cestino e non ributtateli in mare.

I BUONI COMPORTAMENTI
Avete dato fondo su sabbia e siete tranquilli. Ora dovreste soltanto comportarvi bene. Sarà scontato, ma è meglio ripeterlo: quando siete alla fonda, per non danneggiare l’ambiente, non scaricate acque nere e acque grigie (sarebbe meglio avere due serbatoi dedicati per lo scarico ‘reponsabile’ in porto), non gettate rifiuti in mare, non siate rumorosi e se volete pescare, informatevi sulle normative vigenti nell’area.

DA RICORDARE! Le cinque mosse per un ancoraggio perfetto

1. Approcciate la zona di ancoraggio con il vento di fronte, individuando l’area sabbiosa su cui vorrete dar fondo.

2. A barca ferma, iniziate a calare l’ancora. Su sabbia, i modelli “a vomere” (Lewmar, Spade, Rocna) tengono molto meglio di quelli “piatti”.

3. Filate la catena man mano che l’imbarcazione arretra. Per un ancoraggio sicuro, il calumo (la lunghezza della catena calata) dovrà essere almeno tre volte superiore alla profondità (se il fondale è di 10 metri, filare almeno 30 metri). E’ utile avere dei contametri colorati ogni dieci metri di catena per sapersi regolare.

4. Aspettate che la barca si posizioni prua al vento e verificate la tenuta dell’ancora, osservando punti cospicui a terra per alcuni minuti (o se c’è un bravo subacqueo a bordo, si può immergere per controllare che il vomere abbia preso sul fondale).

5. Quando dovrete salpare l’ancora, portate l’imbarcazione sopra all’ancora prima di iniziare a tirarla su. Per facilitarvi questa operazione, può esservi di aiuto l’installazione di un grippiale.

 

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