Tutti vogliono regatare sui mitici 12 metri (e che “colpaccio” Bertelli!)

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Il 12 m S.I. Nyala

Da un lato c’è la Coppa America dei bolidi volanti che non toccano più nemmeno l’acqua. Un defender (team New Zealand), 4 sfidanti (Luna Rossa, Ineos, American Magic, Stars&Stripes) previsti per il 2021 (prima tappa a Cagliari dal 23 al 26 Aprile 2020) con a bordo i big della vela olimpica (due nomi su tutti: la leggenda Ben Ainslie e Peter Burling) . Dall’altro ci sono 21 barche, costruite dal 1928 al 1987, dal fascino senza tempo, con a bordo veterani dell’America’s Cup. Ben sette di questi scafi hanno partecipato a mitiche edizioni per la conquista della “Vecchia Brocca”. Stiamo parlando del Campionato Mondiale dei 12 Metri S.I. che si è concluso a Newport, sul Rhode Island Sound, sede di nove gare di Coppa America dal 1958 al 1983.

COLLEZIONISTA DI BARCHE
Le care vecchie classi metriche non muoiono mai e contano tantissimi aficionados in giro per il mondo. Anche in Italia ne abbiamo uno, Patrizio Bertelli. L’imprenditore toscano alterna la sua attività di challenger nella Coppa delle barche con i foil a quella di “collezionista” di imbarcazioni che hanno fatto la storia della vela.

A Newport Bertelli si è presentato con due dei suoi gioielli. Con il Nyala (foto in apertura dell’articolo), timonato dal suo amico Mauro Pelaschier, gli è andata benissimo: nella categoria 12 m “Vintage”, lo sloop del 1938 progettato da Olin Stephens in fasciame di cedro americano su ossatura di quercia bianca ha dominato con otto primi posti su nove prove, davanti agli americani di Onawa e ai finlandesi di Blue Marlin. Nyala è una barca velocissima: è stata barca lepre per i defender di Coppa America nel 1958, 1962 e 1964. Ha avuto una storia travagliata: fu investita da tempeste, andò a scogli e scampò persino a un incendio. Bertelli la acquistò nel 1995, sottoponendola a un certosino restauro filologico presso il Cantiere Navale dell’Argentario di Porto Santo Stefano, in Toscana.

Con Kookaburra II (la barca australiana che prese parte alle selezioni per lo scafo defender nella Coppa America del 1987) si è dovuto invece accontentare del terzo posto nella classe “Gran Prix”: questa volta l’asso Torben Grael non è riuscito a fare il miracolo. La vittoria nella categoria è andata a Legacy del danese Thomas Andersen.
Nella classifica “Modern” la vittoria è andata a Challenge XII di Jack Lefort (USA), seguito da due barche mitiche, Enterprise e una delle barche più famose della Coppa, Courageous (vincitrice nel 1974 e ’77).

Columbia di Kevin Hegarty ha trionfato tra i “Traditional” mentre America II di Michael Fortenbaugh ha vinto in classe “Spirit”.

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3 commenti su “Tutti vogliono regatare sui mitici 12 metri (e che “colpaccio” Bertelli!)”

  1. Prima di scrivere che, nella classe “Modern” si è classificata Enterprise (che difese con successo l’America’s Cup nel 1930) bisognerebbe conoscere qualcosa di più di vela, di regate, di barche e, ovviamente, di America’s Cup e 12m SI.
    In ogni caso, l’Enterprise vincitrice dell’America’s Cup del 1930 era un J-Class (lungo 36,73 metri, largo 7,01 metri e pesante 129 tonnellate) progettato da Starling Burgess e armato da Harold Vanderbilt che ne era anche il timoniere e d’altro canto, oltre a non poter gareggiare (nel 2019) contro i 12m SI, ben più piccoli e leggeri (e ancor meno nella classe cosiddetta “modern”) sarebbe stato impossibilitato dal fatto che fu demolito nel lontano 1935
    L’Enterprise di cui, invece, si parla nell’articolo fu progettato da Sparkman & Stephens ma, nei trials per la designazione del defender per l’America’s Cup 1977, fu battuto da Courageous (anch’esso progettato da Sparkman & Stephens) che poi, con al timone il tycoon Ted Turner, si aggiudicò la Coppa America di quell’anno.
    Il 12m SI Enterprise non partecipò mai all’America’s Cup ma fu “sparring partner” per diversi sfidanti tra cui la mitica Azzurra.

  2. Pingback: Tutti vogliono regatare sui mitici 12 metri – Stupefacente Fastnet

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