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BEST OF 2010 – Giulio Cesare Giacobbe, “Io che scrivo libri e vivo in barca”

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Nel 2010 salimmo a bordo di Xin Mei, la barca-casa dello scrittore Giulio Cesare Giacobbe, l’autore di vari bestseller, tra cui “Come Smettere di Farsi le Seghe Mentali e Godersi la Vita”. Ecco l’articolo che ne venne fuori. (Tratto dal Giornale della Vela di settembre 2010).

IO CHE SCRIVO LIBRI E VIVO IN BARCA

Chi nasce a Genova è intrinsecamente legato al mare, lo voglia o no. A sostenerlo è un personaggio fuori dal comune, reperibile a bordo di un 13 metri ormeggiato alle banchine del Porto Antico di Genova, la sua residenza.

La passione per il mare e la navigazione in Giulio Cesare Giacobbe, classe 1941, pittore, psicologo, professore universitario, scrittore di successo, cresce fin dalla più tenera età: “Ero un habitué delle spiagge della vecchia Genova”, racconta l’autore di “Come Smettere di Farsi le Seghe Mentali e Godersi la Vita”. “Soprattutto in quelle frequentate dai pescatori al quartiere della Foce. Quando si presentava l’occasione, uscivo in gozzo con mio zio a pescare dietro la diga: avevo 10 anni”. Giacobbe deve aspettare gli inizi degli anni ’70 per comprarsi una barca a vela, un Dinghy prima utilizzato come scialuppa di salvataggio della nave Giulio Cesare: “Mostruosamente pesante, ma mi son fatto delle belle uscite a Cogoleto, dove risiedevo allora”.

Nel ’74, utilizzando un premio in denaro dell’Accademia dei Lincei per gli studi filosofici, si compra un Tabur 320, piccolo monotipo francese costruito in Moplen: “Una volta fui sorpreso da una tramontana. Lo scafo era leggero e venni spazzato al largo. Ammainai le vele, mi stesi sul fondo della barca e aspettai. A un certo punto passò un grosso motoscafo. Sbracciai più che potei, ma in risposta ebbi un ‘ciao ciao’. Così, mi ritrovai 5 miglia al largo di Genova e impiegai sette ore per tornare a riva, al buio”.
Dopo una parentesi caratterizzata dall’acquisto di un day cruiser a motore, “una barca da milanese, che non serviva assolutamente a niente”, finalmente il primo cabinato a vela: il “Petite Romantique”, un Azimut di sei metri e mezzo: “Comodo e razionale. Con questa barca io e la mia compagna, Eralda Pitto, abbiamo fatto diverse crociere, soprattutto in Costa Azzurra”. L’amore per il “Petite Romantique” dura quattro anni, dopodichè Giacobbe opta per un salto di qualità, acquistando il Corsair, un otto metri e mezzo: “Costruita artigianalmente da un maestro d’ascia di Viareggio, tutta in legno: la riproduzione in scala di una goletta inglese del ’700. Un mobile galleggiante. Bellissima da vedere, meno da gestire”.

Xin Mei

Poi, la scelta definitiva: “Xin Mei”, nel 2003. Il successo ottenuto dai manuali divulgativi “Come Smettere di Farsi le Seghe Mentali e Godersi la Vita”, “Alla Ricerca delle Coccole Perdute” e “Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane”, gli permette di acquistare un Taipei di 13 metri del 1986 con due alberi, costruito in teak naturale con tanto di polena, firmato da George Stadel. Una barca speciale: “L’acquisto di questo ketch fu un’odissea. Il precedente proprietario era un sardo, residente clandestino a Mentone e ricercato dalla polizia.

Abbiamo stipulato un contratto a cui lui non ha tenuto fede: eravamo rimasti che gli avrei dato in cambio il Corsair più un conguaglio in denaro. Una volta che gli ho portato la goletta, ha fatto di tutto per svalutarla: ha danneggiato lo scafo con un picchetto e ha praticato dei fori nella chiglia a mia insaputa. Ne sono nati dei litigi e, quando finalmente mi ha lasciato il Taipei, da buon criminale, ha versato dello zucchero nel serbatoio del motore e io mi sono ritrovato alla deriva al largo delle coste liguri!”.

Giacobbe posa nel particolarissimo interno di Xin Mei: mogano scuro, richiami orientali e divanetti alla “studio in rosso”.

VITA IN BARCA

Sebbene “Xin Mei” sia stata concepita per affrontare i tifoni del Pacifico, Giacobbe non si avventura in viaggi folli oltre le colonne d’Ercole. La sua barca se ne sta buona buona al Porto Antico di Genova, proprio vicino al finto galeone utilizzato dal regista Roman Polansky per girare il film Pirati. Liguria e Costa Azzurra sono le sue mete principali. Giacobbe, in barca, ci vive.

“Quando, con il mio secondo libro (Alla Ricerca delle Coccole Perdute, uscito nel 2004, ndr), ho guadagnato denaro sufficiente per comprarmi questo posto barca, ho cominciato a venire su Xin Mei sempre più spesso. Inizialmente per fare piccoli lavori, poi la mia presenza a bordo è divenuta una costante. Quando mi trovo a Genova (da quest’anno è in pensione e i viaggi sono la sua passione, ndr), vengo a stare qui, dove ricevo chi vuole incontrarmi, su appuntamento”.

Vivere in barca: un modo per smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita? “Un modo per sentirsi liberi e vivere all’aria aperta, la mia droga. La vita marina ti dà la possibilità di lasciarti circondare dal silenzio, in una comunione con la natura che aiuta a riflettere”. Giacobbe tiene al suo ketch come a una casa: sull’albero di poppa è in bella mostra un cartello di Attenti al Cane. Il cane non c’è, ma un abbaiare incavolato, registrato, si sente eccome se si prova ad attraversare la tuga senza invito.

All’interno, lo spazioso quadrato risulta un po’ buio, a causa del mogano scuro che riveste le pareti: ma quando Giacobbe accende le luci, viene fuori un piccolo mondo surreale, impensabile su una barca. I divani riportano alla mente lo “studio in rosso” di Baker Street, e su uno di essi troneggia un grosso baule stile Cina Imperiale. Tantissimi i richiami alle culture orientali a bordo.

Attaccati alle pareti, sotto a normali canne da pesca, fanno la loro figura antichi coltelli con fodera, presumibilmente cinesi: “Il collezionismo è una delle mie tante passioni”, racconta indicando una serie di vetuste rivoltelle e pistole, anch’esse appese, raro simbolo di occidentalità su “Xin Mei” assieme a TV, stereo, e alla ben fornita cucina: una quantità di spezie e di condimenti da far impallidire Gualtiero Marchesi.

LE METE DI GIACOBBE

Per quanto riguarda l’argomento crociera, Giacobbe mette subito le mani avanti: “Non sono un crocierista sfegatato: in primis, perché fino a ora ho vissuto una vita molto impegnata, poi perché la vela è solo uno dei miei tanti interessi (oltre alla batteria, il golf, il deltaplano, ndr)”. Per lui “crociera” significa andare a spasso per le coste francesi. In Francia si sente a casa: “Tutti i porticcioli francesi sono molto ben organizzati, perchè i cugini hanno la cultura del diporto radicata nel sangue. Personalmente, amo molto Mentone, Saint Raphael, Beaulieu-sur-Mer, Antibes e tutta la zona di Cap Ferrat.

C’è solo un problema: navigando lungo la Costa Azzurra, a prescindere da dove punti la prua, hai sempre il vento contro. Un mio amico era solito dire: ‘Il vento è quella cosa che spira costantemente sulle prue delle barche a vela’. Definizione quanto mai azzeccata nel caso della Côte”.

Nel 2009 Giacobbe viene contattato via mail da un suo accanito lettore, skipper professionista, che lo invita ad una breve crociera in Grecia a bordo di un grosso Beneteau. Lo scrittore accetta a scatola chiusa: “La crociera che doveva essere breve è durata circa un mese: abbiamo visitato una miriade di isole greche, tra Ionio ed Egeo. Un’ esperienza emozionante, mi sono sentito Ulisse, ma devo confessare che le isolette elleniche, soprattutto in Egeo, sono splendidamente tutte uguali. Identici i moli a cui ci si ormeggia: intimi. Identici i marinai-pescatori locali, pronti ad assisterti in ogni momento. Identica, mozzafiato, ogni chora”. Ma qualche isola è più uguale delle altre: “Mi è rimasta impressa Itaca per le sue rade fuori dal tempo. Anche Creta mi ha molto colpito dal punto di vista storico, benchè sia piuttosto congestionata dal turismo: è un’isola facile, al pari di Corfù e Rodi”.

LA TRANQUILLA CROCIERA DI GIACOBBE

Giacobbe segue la filosofia del “pochi, ma buoni”: “Se non vuoi rovinarti la vacanza, imbarca poche persone. Più si è, più la barca si trasforma in una gabbia di matti. Se poi gli ospiti non si imbarcano con l’idea di salire su una barca, ma credono di essere in hotel, è la fine”. Sospettare di chi porta le valige rigide: “Un classico. Per non parlare dell’uso spasmodico del bagno. L’umanità si divide in gente di mare e gente di terra. Quelli di terra credono di contare su tutte le comodità e le sicurezze di una vita di terra anche in barca”.

E non finisce qua: “La barca a vela riproduce l’antica vita di mare: al giorno d’oggi è l’unico uso concepibile. Se si sale a bordo con lo spirito marinaresco, bene; se si crede di prendere parte a una vacanza di tutto riposo, si sbaglia”. Per Giacobbe navigare con il bel tempo è una noia: “I velisti, contrariamente alla gente di terra, amano temporali, buriane e fulmini, soprattutto in mare. Anche io mi diverto di più, perché esco in barca per manovrare, e non per prendere il sole!”. A bordo di “Xin Mei” non ci sono rollafiocco o strumenti. Sarebbe come mettere il motore alla bicicletta, dice Giacobbe: “L’unica diavoleria tecnologica di cui mi avvalgo è il pilota automatico (e il Gps in crociera, ndr), utile quando sono solo e devo issare e ammainare le vele. Sono un navigatore rétro”.

Eugenio Ruocco

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1 Comment

  1. Giovanni ha detto:

    Avendo comprato e letto i suoi libri dovrebbe almeno invitarmi per un giro in barca…
    😂

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