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“Non chiamateli marinai d’acqua dolce!”. Ecco perché l’edizione 2019 della Bol d’Or rimarrà nella storia

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L’edizione memorabile della Bol d’Or Mirabaud della tempesta, con disalberamenti, centinaia di ritiri e barche affondate sul lago di Ginevra (VIDEO qui), ha inevitabilmente portato con sé una scia di polemiche. Le previsioni meteo parlavano chiaro: alle 17 sarebbe arrivato il finimondo, e così è stato. E allora, si sono chiesti molti, perché dare lo stesso la partenza? (foto di Loris Von Siebenthal)

La risposta, che ha messo a tacere tutti, è nelle parole postate dal velista ginevrino “lacustre” Julien Chappuis sui social (qui in lingua originale). Una risposta da vero marinaio!

Julien Chappuis (fonte immagine: Facebook)

PERCHE’ E’ GIUSTO REGATARE ANCHE SE E’ PREVISTA LA TEMPESTA
Da sabato, molti commenti aggressivi, da haters, si sono scatenati in rete quasi con la stessa violenza della grandine che ha colpito la flotta della Bol d’Or 2019. “Incoscienti! Miopi! Pazzi! Bisognava annullare la regata!”.

Sì, è vero, questo evento meteorologico eccezionale era previsto e annunciato.

Ma no, non c’era bisogno di annullare la regata.

Dal 1939 gli organizzatori della Bol d’Or hanno deciso che la regata avrebbe avuto luogo ogni anno senza eccezioni, indipendentemente dalle condizioni (meteo, politiche, sicurezza…).

Ad esempio, nelle edizioni 1940-41-42, pur di presentarsi sulla linea di partenza, le donne presero la barra del timone per sostituire i loro mariti (residenti sulla sponda francese del lago, naturalmente, ndr) chiamati in guerra.

Sulla base di questa idea di non annullare mai la regata, tutti gli iscritti sono informati e accettano con cognizione di causa: il punto 5.1 delle istruzioni di regata parla chiaro: ‘La regata ha luogo con qualsiasi condizione, e spetta ad ogni concorrente decidere se prendervi parte e / o se rimanere in gara’

L’organizzazione non si è limitata a ricordare la responsabilità individuale per i partecipanti, ma ha annunciato più volte, il sabato mattina, l’arrivo di venti oltre i 50 nodi e si è preparata con 20 imbarcazioni di assistenza, allertando tutte le società di salvataggio presenti sul lago Lemano, con 100 volontari pronti a intervenire.

Se l’edizione 2019 rimarrà più di altre, sia nella memoria di chi c’era, sia nel numero di articoli mediatici o memory card dei fotografi, la cosa più importante è che i 3000 (sì, tremila) membri degli equipaggi di 14 nazionalità hanno gestito la loro regata in modo consapevole. Non si conta il numero di partecipanti che hanno messo la loro regata tra parentesi per aiutare gli avversari in difficoltà! Questo si chiama “buon senso marino” anche sul nostro lago. E per la cronaca: nessuna vittima seria, gli infortuni più gravi sono stati un’ipotermia temporanea e un osso rotto. Su 3000 concorrenti.

La maggior parte dei danni materiali, anche gravi, sono coperti dalle compagnie di assicurazione e ogni proprietario paga un premio assicurativo annuale per coprire questo rischio.

Manteniamo quindi un immenso rispetto per i marinai, l’organizzazione, i volontari e il soccorso, e auguriamo lunga vita a questa magnifica regata, che è la più grande del mondo in un bacino chiuso. Da più di 80 anni. Qualunque sia il tempo.

Julien Chappuis
(che non ha partecipato all’edizione 2019 e che non è dell’organizzazione)

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