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UOMO A MARE! Ecco la procedura da seguire per salvarlo

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Assieme al navigatore oceanico Sergio Frattaruolo abbiamo stilato uno schema da seguire qualora vi ritrovaste ad affrontare la peggior emergenza a bordo: la caduta in mare di un membro dell’equipaggio. Ecco cosa dovete fare per salvarlo (e i comportamenti da seguire se a finire in acqua siete stati voi)

Qual è la peggior emergenza a cui può capitare di dover far fronte in barca? Sergio Frattaruolo, fondatore della scuola di navigazione oceanica Extreme Sail Academy, non ha il minimo dubbio: “E’ la caduta di un uomo in mare mentre si naviga: trattandosi di una situazione improvvisa e che ha forti ripercussioni emotive, per gestirla al meglio bisogna affidarsi a una procedura unica efficace in tutte le situazioni e non a manovre ‘da manuale’. Sia di giorno, che di notte, con nebbia o mare formato. Questo è l’unico modo per non farsi prendere dal panico e peggiorare una situazione già di per sé grave”. Ecco, in punti la procedura da seguire.

UOMO A MARE, COSA FARE

1. Non appena si verifica la caduta, fate in modo di fissare la posizione GPS. Sul chartplotter o sul GPS manuale: a mio avviso è fondamentale averne uno portatile con tasto MOB tipo Garmin, anche di vecchia generazione, in pozzetto alla portata di tutti. Questo vi consentirà di tornare sulla posizione a prescindere dalle condizioni meteo: quando chiamiamo un’ambulanza o i pompieri cosa gli diamo prima? L’indirizzo!

2. Fermare la barca il più vicino possibile al punto dove è avvenuto l’incidente. A vele bianche sarà più facile (mettetevi alla cappa filante), mentre se siete sotto spinnaker dovrete poggiare filando le scotte per ammainarlo prima di mettervi alla cappa. Nel frattempo avvisate tutto l’equipaggio (con una parola chiave che avreste dovuto stabilire prima di salpare, magari “Uomo a Mare” o “Man Over Board” e fateli salire tutti in coperta: soprattutto se le condizioni sono impegnative, è fondamentale che tutti siano dotati di giubbotto autogonfiabile e legati alla jack-line. C’è solo una cosa peggiore di un uomo in mare: due uomini in mare.

3. Lanciate il Mayday con radio VHF e Epirb. Se lo individuerete e lo isserete a bordo, arriveranno più in fretta e se ne prenderanno cura in caso di traumi. E se non riuscite a trovarlo (come accade nella maggior parte dei casi, soprattutto con onda), i soccorritori avranno più possibilità di voi di individuarlo dall’elicottero o dalla vedetta. Il paragone automobilistico calza a pennello: chi proverebbe prima a curare da solo un ferito grave dopo un incidente prima di chiamare un ambulanza?

4. Verificate che non ci siano cime in acqua e avviate il motore.

5. Ammainate tutto (o mantenete il minimo di tela se la vostra barca lo richiede) e a motore avvicinatevi in pieno controllo della barca alla zona in cui è caduto l’uomo in mare, individuata dalle coordinate GPS.

Il Rescue Sling di Plastimo

6. Avvicinatevi alla posizione MOB con la massima attenzione: la barca rappresenta un grosso pericolo per l’uomo a mare (tonnellate di vetroresina o metallo, con abbrivio, senza freni, in un ambiente caotico e sconosciuto). I report sono ricchi di casi di persone investite e uccise dai soccorritori. Date indicazioni all’equipaggio di osservare con attenzione lo specchio d’acqua circostante: muovetevi a un nodo e massima cautela una volta che siete nel punto GPS. Soprattutto se non è intercorso troppo tempo dall’incidente, c’è un’alta probabilità che l’uomo a mare sia vicinissimo alla barca.

7. Se individuate l’uomo a mare, fermate la barca almeno a 20/30 metri di distanza.

8. Calate il sistema di recupero di uomo a mare (ovvero la cima galleggiante solidale alla barca e con un salvagente: io consiglio il Rescue Sling della Plastimo o simili).

9. Per far sì che la cima galleggiante arrivi all’uomo in mare, dovrete manovrare in modo da descrivere dei cerchi concentrici a chiudere intorno al MOB: l’obiettivo è che la cima arrivi all’uomo a mare che la possa così afferrare.

10. Mantenetevi a distanza, sopravento, con il motore in folle: cazzate la cima galleggiante per fare avvicinare l’uomo alla barca da sottovento o da poppa, mai sopravento. Per issare il MOB in barca esistono diversi metodi: su barche da crociera e catamarani di ultima generazione, barche dotate di plancetta poppiera, il modo più efficace è salparlo da poppa, con i membri dell’equipaggio seduti sulla plancia di poppa (legati alla jackline) che tirano su l’uomo a mare con l’aiuto dell’amantiglio o della drizza randa.

11. Una volta che lo avete issato a bordo, prestate particolare attenzione a traumi e stato di choc, tenete presente che spesso si cade in mare dopo bomate, colpi, facciate sulle murate. Se il MOB è stato in mare a lungo, lasciatelo sdraiato e non sollevatelo in piedi, il cuore potrebbe non avere la forza sufficiente per pompare il sangue al cervello. Inoltre, se è in stato di ipotermia, non scaldatelo all’improvviso con il riscaldatore sottocoperta “a palla” (lo choc termico potrebbe causare infarti) ma fategli riprendere gradualmente la temperatura corporea.

12. Se l’uomo a mare è privo di coscienza, per recuperarlo un membro dell’equipaggio si deve tuffare, ovviamente legato a una lunga cima, con giubbotto autogonfiabile, maschera, boccaglio e possibilmente con una muta (abbigliamento e accessori che consiglio di avere sempre a bordo) Il soccorritore deve raggiungere l’uomo incosciente nuotando, recuperare il MOB, attivare il proprio autogonfiabile. A questo punto l’equipaggio a bordo salperà il soccorritore e il MOB che verranno issati a bordo con l’aiuto del Rescue Sling.

COSA FARE SE L’UOMO A MARE SEI TU
Nella malaugurata ipotesi in siate voi a cadere in mare e non abbiate preso colpi che vi abbiano fatto perdere conoscenza, dovrete, dopo aver attivato tutti gli strumenti a vostra disposizione per farvi trovare (AIS MOB, PLB, LedFlare: vi consiglio di averli sempre con voi nel giubbotto autogonfiabile) preoccuparvi di restare a galla il maggior tempo possibile e di preservare la temperatura corporea. Non levatevi i vestiti: a differenza di quanto si crede, più si è vestiti con abiti tecnici (cerate, salopette…) più si galleggia. Inoltre i vestiti creano un’intercapedine di acqua calda tra il vostro corpo e quello che vi circonda, aiutandovi nel disperdere meno calore. Non nuotate o agitatevi: questo vi darà la sensazione di scaldarvi, ma in realtà il vostro corpo starà dissipando calore. Posto che il giubbotto autogonfiabile vi terrà a galla, rannicchiatevi in posizione fetale in modo tale da esporre meno superficie corporea possibile all’acqua fredda. Se il mare è mosso indossate il cappuccio del salvagente, che vi aiuterà a respirare, tenete le spalle alle onde in modo da evitare di respirare acqua. Spendete energie solo per segnalare la vostra posizione all’imbarcazione, sbracciandovi e utilizzando il fischietto.

CHI E’ IL NOSTRO ESPERTO
Sergio Frattaruolo, bolognese, classe 1969. Nel 2011 attraversa l’Atlantico partecipando alla Mini Transat, nel 2012 è alla Global Ocean Race (giro del mondo in doppio su Class 40). Sul Class 40 Calaluna, prende parte alle più importanti regate d’altura in Mediterraneo. Nel 2013, fonda a Lisbona la Extreme Sailing Accademy: una scuola di vela offshore rivolta a tutti. Nel 2015, insieme ai suoi allievi, conquista il record sulla Discovery Route nella categoria fino a 40 piedi. www.extremesailacademy.com

I CONSIGLI DI FRATTARUOLO – COME SCEGLIERE IL GIUBBOTTO AUTOGONFIABILE GIUSTO

I CONSIGLI DI FRATTARUOLO – COME NON CADERE IN ACQUA CON UNA JACKLINE A PROVA DI BURRASCA

1 Comment

  1. Matteo ha detto:

    Non sono d’accordo ma con Sergio ci sarà occasione di confrontarci
    Buon vento a tutti

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