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Come non cadere mai in acqua (con una jackline a prova di burrasca)

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Assieme al navigatore oceanico Sergio Frattaruolo, dopo avervi raccontato come scegliere il giubbotto autogonfiabile giusto, vi sveliamo tutto quello che dovete sapere sulla jackline. Come installarla, cosa verificare, gli errori da evitare.

Uno degli elementi più semplici, ma allo stesso tempo più utili, presenti a bordo, è la jackline: si tratta di una cima che passa su entrambi i lati della coperta, permettendo di spostarsi in sicurezza a bordo rimanendo legati alla barca tramite una cintura di sicurezza e il cordone ombelicale da agganciare alla cima.

Bisogna rimanere a bordo. “Jackline o lifeline, non è importante sapere quale sia il nome corretto con cui si definisce la cima a cui vi attaccherete con il cordone”, esordisce Frattaruolo, “il paradigma fondamentale è uno solo. Va armata in modo tale da rimanere a bordo, non per rimanere attaccati alla barca in caso di caduta fuoribordo. Vi siete mai divertiti in crociera facendovi trainare in mare aperto attaccati a una cima? Se si, avrete quindi presente che già a due/tre nodi di velocità si fatica a stare a galla e le forze in gioco sono molto elevate. Figuratevi nella burrasca, con la barca che viaggia a dieci nodi. Cadere in mare e rimanere agganciati alla barca potrebbe risultare letale”.

Negli schemi, due soluzioni per l’installazione delle jackline a bordo. La prima, a “T”, ideale sulle barche da crociera, con singola cima in pozzetto. La seconda soluzione, a “V”, viene utilizzata per le barche con un baglio importante arretrato e pozzetto largo e conta su una doppia cima. I punti rossi sono quelli fissi a cui si aggancia il timoniere.

La corretta installazione. Partiamo innanzitutto da come deve essere effettuata una corretta installazione. Le lifeline più comode da montare sono pensate con una bocca di lupo a un’estremità e sono disponibili in misure diverse o regolabili a seconda della lunghezza del vostro scafo. Le cime vanno fissate alle loro estremità a dei punti solidi in coperta: ci sono degli appositi anelli in acciaio inox fissati a delle controplacche per il montaggio delle lifeline. Sulle barche moderne di categoria A e B, questi punti di fissaggio sono già previsti e installati dal cantiere.

La jackline a cui attaccarsi deve essere sempre installata, tesa e possibilmente in Dyneema (che
a differenza di nylon o poliestere non si allunga).

Meglio anche in tuga e in pozzetto. Le lifeline lavorano meglio se armate a circuito chiuso, in modo tale da poter camminare in sicurezza lungo tutta la coperta, da prua a poppa, senza la necessità di dover sganciare la cintura di sicurezza e doverla poi riagganciare. Inoltre, un buon consiglio è quello di armare le jackline internamente rispetto ai passavanti: “io consiglio di farle passare anche sulla tuga e in pozzetto”. Aggiunge Frattaruolo: “Bisogna sempre tenerle in tensione massima, in modo che presentino il minor gioco laterale possibile. E devono essere armate e sempre pronte all’uso, perché se venite investiti da una burrasca improvvisa non avete il tempo materiale di prepararle. Qualcuno dice che sono ingombranti, ma in crociera possono essere utilizzate per attaccarvi asciugamani e abbigliamento”.

Il materiale. “Ho visto spesso, salendo a bordo di barche da crociera, jackline realizzate in nylon o poliestere: questa soluzione è pericolosa perché questo materiale soffre molto di allungamento. Calcolate di essere a bordo di un 40 piedi, il gioco può essere anche di 30-40 cm”. Proprio la distanza che può causare la caduta fuoribordo. “Vi consiglio di utilizzare il Dyneema, che presenta un’elasticità quasi nulla. Inoltre ha una buona resistenza ai raggi UV quindi potrete lasciare le jackline armate senza problemi anche per 6-7 anni. Ricordatevi soltanto di lavarle spesso per togliere il salino. Se le scegliete di un colore acceso e fluorescente, saranno ben visibili anche di notte.

Per quanto riguarda i cordoni ombelicali di attacco alla jackline, Frattaruolo consiglia in particolare i nuovi modelli dotati di moschettoni da ferrata, semplici da utilizzare e certificati.

Il cordone ombelicale. Per quanto riguarda il cordone ombelicale, “le norme offshore di ISAF prevedono una doppia misura: un metro da indossare in pozzetto, due metri per muovervi in coperta da prua a poppa. Io di norma uso modelli più corti per ridurre ulteriormente il rischio di trovarmi fuoribordo: 70 e 150 cm. Consiglio in particolare i nuovi modelli dotati di moschettoni da ferrata, semplici da utilizzare e certificati, anche in questo caso è fondamentale la manutenzione, basta una bella sciacquata con acqua dolce”. Assicuratevi infine che il moschettone con il quale vi attaccate alla jackline abbia una sicura, per evitare aperture improvvise e involontarie.

Nella prossima puntata: uomo a mare, cosa fare

CHI E’ IL NOSTRO ESPERTO
Sergio Frattaruolo, bolognese, classe 1969. Nel 2011 attraversa l’Atlantico partecipando alla Mini Transat, nel 2012 è alla Global Ocean Race (giro del mondo in doppio su Class 40). Sul Class 40 Calaluna, prende parte alle più importanti regate d’altura in Mediterraneo. Nel 2013, fonda a Lisbona la Extreme Sailing Accademy: una scuola di vela offshore rivolta a tutti. Nel 2015, insieme ai suoi allievi, conquista il record sulla Discovery Route nella categoria fino a 40 piedi. www.extremesailacademy.com

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