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Pescare in barca a vela: l’esperto svela tutti i trucchi della traina (e non solo)

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trainaRiccardo Fracchia vive a bordo della sua amata Clovis 365 giorni l’anno e ha una passione viscerale per la pesca: chi meglio di lui può svelare tutti i segreti per togliersi grandi soddisfazioni con amo e filo. In questa puntata, si parla di traina costiera e d’altura (e di surfcasting, qualora non possiate uscire in barca)

PESCARE MENTRE SI NAVIGA (E NON SOLO)

Con la primavera le prime piogge e le mareggiate sono arrivate. Terra e mare di conseguenza iniziano a mutare, i primi colori vengono fuori e i pesci riprendono a pieno il loro ciclo vitale.

Ed è proprio questo il miglior momento per praticare con buoni risultati alcune tecniche di pesca che, se ben messe in pratica, possono portarci con le gambe sotto al tavolo del pozzetto a gustare qualche regalo del nostro Mediterraneo. Durante la primavera e l’inizio dell’estate, lungo le coste italiane troviamo condizioni di mare molto simili: temperatura, marea, fase lunare ed altri parametri rimangono da nord a sud quasi invariati, mentre saranno gli spot, le prede, le correnti e le esche autoctone a variare sensibilmente.

I PESCI? NON SOTTOVALUTATENE L’ASTUZIA
Doverosa premessa: i pesci. Esclusi quelli di piccola taglia, e alcune specie particolari… non sono “stupidi”! Anzi, per loro fortuna, sono ben più veloci e furbi di quello che noi immaginiamo: ne ho avuto grande riprova in tante occasioni. Percepiscono odori, rumori e movimenti con una sensibilità infinita e, mano a mano che crescono queste caratteristiche migliorano e si affinano. Quindi partendo da questo presupposto è importante non sottovalutare l’astuzia della nostra preda, qualsiasi essa sia e con qualunque tecnica andremo ad insidiarla.

I lucci di mare

TUTTI I SEGRETI DELLA TRAINA COSTIERA
Se il tempo lo permette è molto divertente praticare la traina di costa durante i piccoli spostamenti giornalieri e la traina d’altura durante le navigazioni più importanti.

Nel primo caso sottocosta si possono utilizzare piccoli rapala o cucchiaini piombati, ma io preferisco pescare come mi insegnò il buon vecchio Salvatore di Lampedusa – zio Salvo – usando otto-nove piumette con un cucchiaino scintillante al termine. Le piumette avranno all’interno un robusto amo del sei o del quattro, in base alle misure dei pesci che sono presenti in quell’area costiera.

Potete acquistarle oppure costruirle da soli. Salvo le realizzava in modo eccezionale utilizzando un particolare filo trecciato rosso e nero e le setole di una scopa in nylon tutta colorata che rubava alla povera moglie, io uso vari materiali che sono a disposizione nell’infinito magazzino di Clovis.

Questi ami sono legati uno a due metri dall’altro sul filo madre per mezzo di corti e robusti braccioli che permettono alle piume un movimento naturale impedendogli però di scorrere sulla lenza nel caso di un abboccata. Questa montatura sarà da calare in acqua tra i 40 e i 600 metri dalla costa e va filata a poppa della barca. Quando l’ultimo dei 10 ami – quello a noi più vicino – sarà in mare lo allontaneremo dalla poppa tra i 40 ed i settanta metri.

Questo attrezzo va trainato a 3-4 nodi o poco più muovendolo costantemente con la mano, tirandolo per una bracciata e lasciandolo andare in modo da simulare l’accelerazione di un piccolo pesce in fuga, perché inseguito dal predatore. Puntando sempre la prua della nostra barca (o ancora meglio, del tender) verso i gabbiani che volano in gruppo ed in cerchio sopra ad un punto preciso, oppure seguendo i segnali dei pesci che saltano per fuggire ai predatori.

In questo modo sarà semplice catturare piccole e voraci ricciole, i sempre più diffusi e numerosi lucci di mare – un tipo di barracuda mediterraneo e i tonnetti alletterati – quelli che io chiamo polli di mare per la somiglianza della carne e sempre quelli che sono tanto buoni da fare in conserva sott’olio per la settimana di fine estate con gli amici, o ancor meglio sulla tavola di casa durante l’inverno.

LA TRAINA D’ALTURA
Mentre invece nella traina d’altura è tutto differente, per primo e non ultimo la velocità che varia tra i quattro e gli otto nodi e la dimensione delle esche che aumenta di molto per permettere al pesce di grande taglia di vederle e sentire le turbolenze create dall’esca con maggiore rapidità.

Navigando per molte miglia ogni anno (con Clovis nel 2018 ne abbiamo percorse più di seimila) sarei veramente sciocco a non trainare un paio di esche, sia che stia andando a vela o a motore. Quindi nel tempo ne ho sperimentate di tutti i colori modi e misure.

Ormai ho un fedele e mitico alleato che è sempre la mia scelta prediletta con qualsiasi meteo e velocita. Il rapala da 14 cm testa rossa al quale aggiungo un piombo a sigaretta da ottanta-centoventi grammi bloccato da una girella in inox con salvanodo, a dieci metri di distanza dal rapala, per favorirne l’affondamento e creare bolle d’aria che incuriosiscono il pesce.

Lasciando la prima delle due canne, armate in modo identico, a 80 metri dalla poppa in scia e una seconda a 150-170, fuori dalle turbolenze create dall’effetto evolutivo dell’elica.

Con questa tecnica ho ottenuto grandi catture e soddisfazioni, in alcuni casi cosi in grande abbondanza da scontrarmi con i miei principi. Spesso mi sono forzatamente limitato nella pesca perché il fabbisogno di bordo per l’intera settimana veniva coperto con pochi minuti di pesca nel posto giusto. Grandi lampughe grosse palamite e tonni di varie specie hanno attaccato le nostre esche: in tutti quei casi che il pesce rispettava i parametri di natura e legge… specie misura e periodo…. Veniva subito cucinato con le nostre ricette di bordo e mangiato in compagnia!

QUANDO NON SI PUO’ NAVIGARE: IL SURFCASTING
Una delle tecniche che ho praticato per più tempo da quando sono piccolo, e che nel tempo mi ha regalato delle belle soddisfazioni, è il surfcasting. Io la pratico sempre in condizioni di forte vento e mare grosso: ovvero quando non si può navigare e magari siete costretti a far, o nelle poche occasioni in cui non sono a bordo o nei pressi di Clovis dove conservo tutta la mia attrezzatura per ogni pesce e tipo di pesca.

Questo perché è possibile praticarla come lo spinning, con poca attrezzatura e da terra, comodamente dalla spiaggia o dalle scogliere, durante la vostra crociera.

Io utilizzo sempre tre canne uguali da 4,20 mt, montate con grossi mulinelli in grado di portare e recuperare molta lenza ad ogni giro di manovella. Queste, in funzione della preda e del luogo, possono essere equipaggiate in due differenti modi a seconda della posizione del pesante piombo, che può essere: sopra all’amo, scorrevole sulla lenza, o finale, con gli ami sulla lenza madre.

In compagnia di un bel dentice

Ami, lenze, dimensioni e spessori saranno calibrati in funzione di preda, esca, intensità della corrente e limpidezza dell’acqua e, proporzionalmente, più la corrente sarà forte più il nostro bracciolo sarà corto e maggiore sarà la limpidezza dell’acqua più la nostra lenza dovrà essere fine, mantenendo sempre un corretto compromesso con la grandezza dell’esca e del pesce che vorremo insidiare. Un accorgimento molto importante è quello di maneggiare tutte le esche lavandosi accuratamente le mani con acqua di mare, per allontanare gli odori di cibo, detersivi o ancor peggio il forte odore di tabacco che rimane sulle dita dei fumatori.

Nel surfcasting dalla spiaggia o dagli scogli verranno utilizzate differenti esche: il verme o il gambero per mormore e spigole durante la notte e la cozza intera o il granchio per le grosse orate di giorno…con questa tecnica potremo pescare in tutte quelle occasioni che il mare ci costringe in porto. Le prede possono variare ma con questa tecnica insidierete soprattutto (gustosissimo) pesce bianco.

Riccardo Fracchia

CHI E’ IL NOSTRO ESPERTO
Riccardo Fracchia è nato 29 anni fa a Como. Da tempo vive 365 giorni l’anno a bordo di Clovis, un ketch del 1983 costruito in leghe di alluminio che misura 26 metri di lunghezza con un baglio massimo di 5,50. Marinaio a 360°, pratica la pesca con risultati eccellenti: dalla traina di costa alla pesca a fondo, dalla traina veloce d’altura al bolentino, passando per l’apnea e tecniche più “tradizionali” come il palamito. Per saperne di più e salire a bordo di Clovis: www.clovisyacht.com

QUI LA PRIMA PUNTATA (E LA STORIA DI RICCARDO)

1 Comment

  1. Lorenzo Imbasciati ha detto:

    ma come fai a recuperare il pesce quando abbocca se a 10 metri di distanza dal rapalà c’è il piombo?

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