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Tutti pazzi per Giancarlo Pedote: esordio con podio sull’IMOCA 60 (con vista Vendée Globe)

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Giancarlo Pedote con l’Imoca 60 Prysmian Group, ha chiuso al terzo posto prima regata con la nuova barca, la Bermuda 1000 Race. Una tappa importantissima per lo skipper toscano, che esordisce alla grande nella classe dei suoi sogni quella che lo porterà al Vendée Globe 2020-2021. Non erano presenti alcuni dei mostri sacri della classe, attualmente impegnati nel circuito Figarò, ma il livello dei partecipanti alle regate IMOCA è comunque ultra competitivo, il risultato di Pedote è quindi un ottimo inizio della sua avventura.

Per ripercorrere l’avvicinamento di Giancarlo Pedote alll’IMOCA 60 Prysmian Group vi riproponiamo l’intervista che abbiamo realizzato con lui solo poche settimane fa, quando stava preparando questa regata.

PARLA GIANCARLO PEDOTE

La voce è di quelle che arrivano squillanti ed energiche, come se appartenesse a un uomo che sta vivendo al massimo una bella esperienza. Ed è infatti questo che sta facendo Giancarlo Pedote, vivere al massimo il suo sogno, quello di raggiungere la Vendée Globe ed essere alla partenza del giro del mondo (senza scalo ed assistenza) del 2020. Lo skipper toscano ha finalmente una barca: l’IMOCA 60 ribattezzato Prysmian Group, che in realtà è l’ex Virbac Paprec con il quale il francese Jean Pierre Dick arrivò quarto all’ultimo Globe, seconda con Yann Elies all’ultima Route du Rhum. Un’IMOCA foiler di prima generazione, rodato e affidabile, che può consentire a Pedote di portare avanti un buon giro del mondo e regatare nella mischia in maniera competitiva.

Lo abbiamo raggiunto, tra un allenamento e l’altro, telefonicamente a Lorient, per farci raccontare come sta vivendo queste settimane intense e a che punto è la sua preparazione.

Giancarlo raccontaci subito quali sono state le prime sensazioni a bordo della tua barca

Vivere e navigare su un oggetto come un foiler è qualcosa di complesso. Dare spi su un’IMOCA in solitario non è proprio semplice: se per esempio hai un problema a una calza e devi ammainare non puoi farlo manualmente, è quasi impossibile. Le velocità sono differenti – fin dalle prime uscite abbiamo registrato punte a 29 nodi – e la qualità di vita a bordo cambia in modo radicale. Per questo le mie energie al momento sono focalizzate sulla conoscenza della barca. Adesso devo apprendere, poi arriverà il momento di fare attenzione ai numeri e alle performance. Gli obiettivi devono essere sempre graduali, bisogna tenere a freno l’entusiasmo perché gli errori qui si pagano cari, in termini economici e di tempo.

Imoca Prysmian – Giancarlo Pedote | Mise à l’eau Lorient 18/02/2019

Perché hai scelto proprio quest’IMOCA, come è andata la storia dell’acquisto?

L’acquisto di una barca è una serie di fattori, conta molto la tempistica e non sempre tutto è programmato. Magari in un certo momento c’è una barca in vendita che vorresti prendere ma non hai ancora il budget sufficiente, poi quando ottieni il budget quella non c’è più e ce ne sono delle altre. Bisogna andare per priorità. Io avevo come obiettivo quello di avere un’IMOCA foiler di prima generazione o uno dei più recenti non foiler a cui aggiungere le appendici, ma soprattutto avevo l’esigenza di navigare presto per fare esperienza. Ci sono state varie barche in ballo, una di queste era per esempio SMA di Paul Meilhat, che è un’ottima barca della generazione no foil. Poi un giorno stavo facendo una sessione di nuoto, ero in spiaggia, e per caso ho incontrato Jean Pierre Dick. Mi ha detto che la sua barca era in vendita ed è iniziata subito la negoziazione. Ed oggi eccoci qui.

Imoca Prysmian – Giancarlo Pedote | Mise à l’eau Lorient 18/02/2019

Avete eseguito delle modifiche alla barca? Come la vedi rispetto ai nuovi IMOCA come Charal?

Al momento abbiamo eseguito solo la manutenzione ordinaria, la priorità è navigare su una barca che ha comunque già delle buone performance. Chiaramente le barche nuove che sono uscite o usciranno avranno prestazioni superiori. Il mio obiettivo non era avere la barca più veloce ma navigare presto su una barca che mi consentisse di fare il Vendée Globe e terminarlo nel modo più dignitoso possibile. Sono al mio primo giro del mondo e serve prima di tutto umiltà. Nella mia vita, nella mia carriera, ho imparato ad imparare sbagliando.

Qual è il tuo “menù” nei prossimi giorni/settimane?

Il mio piano è quello che si ripete in ogni progetto: imparare prima di tutto a manovrare e vivere la barca. Faccio delle uscite in falso solitario con una persona bordo che non tocca nulla ma è pronta a intervenire in caso di necessità. Andrò implementando gradualmente tutte le manovre e le loro varianti. A bordo tutte le vele di prua sono rollabili, i gennaker e gli spi invece sono su calza. I nuovi foiler, volando molto di più e generando un apparente maggiore, gradualmente avranno vele da andature portanti sempre più magre che andranno sugli avvolgitori. Nei primi foiler invece, il nostro caso, le calze restano imprescindibili per alcune vele ed è necessario conoscere bene tutto per essere consapevoli delle potenziali criticità.

Programma regate?

L’8 maggio parteciperò alla Bermuda 1000, sicuramente faremo il Fastnet, forse il Trophée Azimut e poi la Transat Jacques Vabre. Questo è il programma per il 2019.

Dando uno sguardo al resto della vela d’altura, che idea ti sei fatto del Figaro 3 che è una delle novità di questa stagione?

L’ho osservata attentamente e sicuramente rappresenta un passo avanti per la Classe. Eliminare il tangone è una scelta che mi piace molto in termini di sicurezza e immagino che la barca al lasco stretto sia molto più potente e stabile del Figaro 2. E’ uno scafo in vetroresina che richiede quindi meno manutenzione rispetto a quanto accade per esempio sui proto Mini, e l’ergonomia mi è sembrata buona. Spero di avere occasione di navigarci presto.

Mauro Giuffrè

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