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E’ stato Bernard Moitessier il primo ecovelista al mondo

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L’antidoto al disamoramento delle nuove generazioni per la vela c’è. Sono gli insegnamenti del mitico navigatore Bernard Moitessier, che ha fatto innamorare intere generazioni. Vi presentiamo in sette punti il suo testamento filosofico: principi a cui Moitessier non ha mai rinunciato, e ai quali ha improntato la propria vita. Vi abbiamo già parlato della libertà secondo Moitessier, oggi vi spieghiamo il suo essere “ecovelista” ante litteram.

IL CONTATTO CON LA NATURA E LO SPIRITO ECO DI MOITESSIER
Bernard Moitessier non esiste fuori dalla natura che è il suo rifugio, la sua tana privilegiata, il suo nido. Lui stesso è natura, un “uccello del mare”, come ama definirsi. Quella di Moitessier è la natura liquida, l’oceano, che sfrutta per allontanarsi dalla terra, dalle città inquinate, dalla miseria degli uomini.

Lui che nasce in una terra, il Vietnam, che prima della guerra con gli Stati Uniti è una sorta di giardino a cielo aperto, un paese meraviglioso circondato da una natura incontaminata, alberi rigogliosi, risaie e distese di fiori che incorniciano i migliaia di canali fluviali. Basta leggere il libro Tamata e l’Alleanza, dove rievoca la sua vita indocinese per comprendere la sua attitudine fin da bambino ad apprezzare anche una semplice giornata passata all’ombra di un tamarindo.

Ma è il mare il vero tempio della natura per Moitessier, verso il quale sente un amore viscerale, anche se a volte diventa cattivo, arcigno, indomabile. Quando Moitessier parte in luna di miele con la moglie Françoise a bordo del Joshua verso le Polinesia Francese, al ritorno scapolando Capo Horn affrontano per un’intera settimana una tremenda tempesta: “Rimanemmo inchiodati alla barra con il rischio costante di capovolgerci. C’erano onde assassine che rompevano senza interruzione per 200-300 metri lasciando dietro un mare di spuma. Assolutamente incredibile. Mai ho visto un mare così potente, così colossalmente bello…”.

Moitessier sente il mare come una seconda pelle e anche quando rischia di togliergli la vita, lo ama alla follia. La natura di Moitessier è poi quella magica, selvaggia, il paradiso perduto degli atolli del sud pacifico dove si perde per anni scomparendo letteralmente da tutto e tutti, vivendo in capanne costruite su palafitte e nutrendosi di pesci e cocchi, come un moderno Robinson Crusoe.

Alla fine dell’800 lo scrittore Henry Thoreau celebrava la fuga solitaria nei boschi come atto di disobbedienza civile contro una società stritolata dagli affari e da una logica mercantile. Anni dopo Moitessier fa più o meno lo stesso, solo che lui sceglie la Polinesia, contestando aspramente anche gli esperimenti atomici in quelle terre e sposando la causa ecologista.

Nella prossima puntata, vi parleremo dell’indipendenza e del “badare a sé” di Moitessier.

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