Wevo 650: la “Mini” realtà italiana che sfida i francesi. FOTO

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© MARTINA ORSINI

C’è un Mini 650 italiano, con la prua tonda, che vuole attraversare l’Oceano e rappresenta una seria alternativa allo strapotere dei costruttori francesi. Stiamo parlando del nuovo Wevo 650 costruito da Cima Boats di Iris Cima e progettato da Oris d’Ubaldo (lo stesso che ha concepito il GS 34). Lo abbiamo visto da vicino al TAG Heuer VELAFestival 2019, dove non sono mancati tanti appassionati curiosi che hanno visitato la barca.

Perché a vederlo in banchina questo Mini 650 non può certo passare inosservato. La particolarità più eclatante di questa barca è una prua rotonda, che definiamo come un “semi scow” ( Gli Scow veri e propri sono le barche con prua rotonda e la larghezza massima spostata molto in avanti, il Wevo ha invece volumi di prua un po’ più contenuti e larghezza massima più arretrata). L’obiettivo di questa barca è quella di essere uno dei modelli della categoria Serie dei Mini 650 più innovativi e versatili (al momento è ancora un proto fin quando non ne verranno realizzate almeno 10 unità).

© MARTINA ORSINI

La scelta del semi Scow e non di uno scow vero e proprio è motivata dalla necessità di realizzare una barca orientata alle andature portanti ma che non perdesse terreno quando c’è da risalire il vento, situazione in cui gli scow veri sono meno efficienti. L’altra peculiarità del Wevo è quella di avere un spigolo che corre intorno a tutto lo scafo (più morbido verso prua). Prua e spigolo sono due componenti che forniscono alla barca delle precise peculiarità marine: alto raddrizzamento, capacità di navigare alle andature portanti con una bassissima percentuale di ingavonamento della prua, una coperta quindi più asciutta e una barca più facile da tenere in planata e meno sollecitata sul rig, ma che al tempo stesso possa dire la sua anche di bolina. Il che non è affatto poco per una progetto concepito per la Mini 650, una regata dove c’è si tanta andatura portante, ma non sono rare (anzi frequenti) le boline dure nel Golfo di Biscaglia.

© MARTINA ORSINI

LA COSTRUZIONE

Ma non solo le uniche particolarità del Wevo 650, un’altra non è visibile al suo esterno, stiamo parlando della tecnica con cui la barca è stata costruita: il 3d Core. Di cosa stiamo parlando? Di uno dei “segreti” di questa barca. La costruzione è in sandwich di vetro con anima in 3d core laminato ad infusione con resina poliestere, ma la particolarità è che quest’anima è formata dal PET. Un materiale termoplastico particolare capace di un basso assorbimento di resina,  minore rispetto al Soric che fino al 2017 è stato l’unico materiale utilizzato come anima per la produzione di barche di serie. Una scelta che garantisce una riduzione del peso finale del laminato (solo 880 kg la barca finita), aumentandone però la rigidità ed assicurando un’elevata resistenza alla fatica. Che significa tutto ciò? Barca più leggera della media degli altri Serie, ma al tempo stesso molto rigida e resistente, ovvero quelle peculiarità che sempre vengono inseguite per le barche da corsa.

Oggi i Wevo 650 naviganti sono 4, uno dei quali andrà alla skipper tedesca Lina Rixgens, l’obiettivo è quello di avere la barca alla partenza della Mini Transat 2021 omologata come barca di Serie.

www.cimaboats.com

Mauro Giuffrè

 

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