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Quel gran pasticcio dell’istruttore di vela

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In Italia, si sa, ci piace produrre leggi.
Ne abbiamo tra le 150 e le 160mila in vigore (in Francia sono settemila, in Gran Bretagna circa tremila. Potevamo farci mancare quella sulle scuole vela e sull’insegnamento della stessa? Ma figurati. Piace di meno realizzare le norme attuative, si vede che è meno divertente. Infatti, il decreto legislativo, n. 229, più familiarmente Codice per la nautica da diporto, è entrato in vigore il 13 febbraio 2018, ma ancora non stabilisce che ti succede se non ti attieni alla legge. Quindi la legge c’è, ma se non la rispetti non ti possono fare manco un cazziatone.

Ma per le scuole di vela? Ecco, torniamo a bomba. Il Nuovo Codice della Nautica identifica l’istruttore di vela come figura professionale. La legge lo definisce come colui che insegna professionalmente, anche in modo non continuativo, le tecniche della navigazione a vela in tutte le specializzazioni: barche da altura, monotipi, derive, ma anche windsurf e kite (mica penserete che questi capelloni da spiaggia possano fare come vogliono loro) esercitate con qualsiasi tipo di unità, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, mare compreso.

L’esercizio professionale dell’istruttore di vela è riservato ai soggetti iscritti in un apposito elenco nazionale tenuto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. A questo punto si apre anche la questione dei contributi Inps, visto che al momento gli istruttori di vela (o tecnici federali di I livello, quali sono) non hanno una cassa previdenziale propria. E come professionista, se sei iscritto all’albo ed eserciti la professione devi pagare un minimo contributivo di 980 euro a trimestre: 3920 euro l’anno…A questo punto, quindi, se tu sei un cittadino rispettoso della legge se vuoi continuare a rendere edotta la popolazione sull’arte dell’andar per mare spinto dal vento ti iscrivi a un corso di formazione della FIV.

Per accedere ai corsi che le varie zone della Federazione organizzano ci sono due vie. Una è essere un Adi, che non ha niente a che fare con l’Associazione Disegno Industriale, ma è l’Aiuto Didattico Istruttore. Sapevate che esiste questa figura? Ecco è prevista dalla normativa federale. Per diventarlo devi avere la tessera Fiv (25 euro se hai meno di 18 anni e puoi diventare Adi anche a 16; 50 euro se sei un adulto, più l’iscrizione al tuo circolo riconosciuto Fiv, -e qui ci sarebbe da fare tutto il discorso di quanto costa e cosa offre l’affiliazione del circolo), essere presentato dal presidente del circolo che elenca le tue qualità, aver seguito un corso di almeno 24 ore organizzato dalla tua zona (costo 140 euro) e aver avrà totalizzato un minimo di 40 ore annue di attività (certificate) e a titolo gratuito.

MAESTRO DI VELA O DI COSA?
In alternativa, puoi partecipare alle prove di selezione, che costano solo 50 euro a fondo perduto. Qui, come prima cosa, hai una serie di domande cui devi rispondere correttamente almeno nell’80 per cento del totale. Alcune sono davvero inquietanti:

Esempio:
Minore è l’angolo tra la prua della barca e il vento:

a) minore è la componente laterale della forza propulsiva rispetto a quella di avanzamento
b) maggiore è la componente laterale della forza propulsiva rispetto a quella di avanzamento
c) maggiore è la componente longitudinale della forza propulsiva rispetto a quella di avanzamento
d) minore è la componente longitudinale della forza propulsiva rispetto a quella di avanzamento

Oppure: Il bordame
a) è la base della randa
b) è la base del fiocco
c) è la base dello spinnaker
d) nessuno dei precedenti
(in realtà sarebbero tutte le precedenti…), ma d’altra parte le domande sono prese dal Manuale dell’allievo che nonostante sia arrivato alla 1000esima edizione riporta ancora definizioni del tipo: Accostare, modificare la direzione di rotta per avvicinarsi a un’altra barca o a una banchina.

Il vocabolario Treccani specifica, alla stessa voce: in marina: a. Provocare un movimento angolare di una nave sul piano orizzontale mediante opportuno uso del timone, per volgere la prua nella direzione voluta. L’espressione è estesa anche agli aeromobili. b. Avvicinare il fianco della nave ad altra nave o alla banchina; attraccare (che è verbo più tecnico).

Quindi, nella migliore delle ipotesi, il testo base dello studio è lacunoso. Poi, io, in ormai cinquanta anni di vela, non ho mai avuto necessità di usare bordame, mentre so che chi pratica kite deve avere a che fare con la finestra di volo e chi va in windsurf con lo spin-out, per dirne due. Ora vorrei capire perché si dà per scontato che gli istruttori delle due ultime categorie debbano conoscere la marineria, la tradizione (sacrosanto, per carità…), ma i velisti possano non capirci un accidente di ciò che è successo da Straulino in poi? E come mai non un accenno al foiling, per dire?

SE LA PRATICA E’ UNA COSA SERIA
Superato lo scritto ci sono le prove pratiche. Si inizia col gommone perché se non sai andare col gommone inutile tu mostri quanto sei bravo in barca. Un amico mi ha raccontato che al suo corso istruttori gli hanno spiegato che: «se non hai milioni di ore di gommone, milioni, che speri a fare di diventare istruttore di vela?». A me sembrava più credibile il mitico ingegner Cane: di ore ne avrebbe chieste solo mille! Una delle prove più gettonate (e temute) è il tergicristallo del gommone intorno a una banchina: da murata di dritta a murata di sinistra tenendo la prua attaccata a terra. Molto coreografico, per carità, peccato che non si capisca a che serve e soprattutto perché chi andrà a insegnare dovrebbe mettesi a fare tutto ‘sto cinema con un gommone.

Infine ci sono le prove pratiche, se volete sapere quali sono andatele a vedere nella normativa ché non sto a tediarvi. In ogni caso, anche se passate questa selezione, dovrete produrre dei video in cui ripetete sia le manovre richieste col gommone, sia con la vostra barca/tavola con vento di almeno 10 nodi. Perché? Perché sì.

Superato il test potete accedere al Primo modulo. Quota di iscrizione 160 euro per derive, tavole a vela e kiteboarding, e 250,00 per Yacht d’altura e Monotipi (gli armatori sono più ricchi, si sa). Ovviamente avrete già comprato il fondamentale Manuale dell’allievo perché se non imparate quello anche se sapete andare a vela da una vita e da una vita insegnata alla gente ad andarci, non avrete mai la certezza che le vostre risposte siano quelle giuste. Nel senso magari sono giuste nella realtà, ma non per l’autore del Manuale: Il Manuale è infallibile è la realtà, spesso, a essere inesatta.

Durante i quattro o cinque giorni del corso in cui si è a disposizione dei docenti dalle 8,30 alle 20, tranne l’ora di pausa pranzo, vengono affrontate lezioni sulla sicurezza, sull’attività motoria, sulla meteorologia, sulla normativa assolutamente disorganiche e senza nessun programma apparente: si inizia, si vedono delle slide, si fanno domande e si cercano risposte, spesso si fa presente che voi non sapete niente. Più amici velisti passati in analoghe situazioni mi hanno raccontato di presidenti di zona che parlano per due ore senza dire nulla, che se la prendono con gli aspiranti istruttori un po’ troppo agée, che pretendono dedizione, abnegazione e devozione alla causa, ma senza che sia garantito un adeguato ritorno economico minimo (crei professionisti e giustamente pretendi, ma in cambio ma non ti preoccupi che ci sia un minimo di tutela tariffaria da parte della federazione?). Scarsissimi accenni alla didattica, qualcosa sull’organizzazione. Si dà per scontato che uno sappia insegnare, gli si chiede in pratica di dimostrarlo: allora è un esame che dura da febbraio a ottobre, non un corso.

Un test e un colloquio chiudono la pratica che non ha nessuno sbarramento per il prosieguo, ma una scheda con valutazioni inviate agli allievi istruttori che a questo punto dovranno provvedere a effettuare il famigerato II modulo: il Tirocinio. Però, prima dell’inizio di questa pratica dovranno iscriversi all’Elenco nazionale degli Allievi Istruttori in Attività versando una quota annuale di € 50 (che però ti dà anche un’assicurazione aggiuntiva oltre a quella della tessera Fiv…).

LAVORARE GRATIS PER LA FIV
Eccoci quindi al tirocinio, croce e croce (niente delizia) degli allievi istruttori. Sono 100 ore, almeno, che ogni aspirante docente mette a disposizione a titolo gratuito alla federazione (beh, però almeno questo non si paga, dai). Cento ore come minimo, eh!? Perché è ovvio che «se mi arrivate con 200 ore fate una migliore impressione» e «non pensate che basti farvi firmare dal tutor le ore di tirocinio anche se non l’avete fatte perché noi ce ne accorgiamo subito nel terzo modulo» (voi non lo sapete, ma i federali sono tutti sensitivi). A questo punto, dopo che avete lavorato gratis per 100 ore, a fine estate si arriva al test di ammissione per il III modulo. Quota di iscrizione 350 euro per derive, tavole a vela e kiteboard, e 550 per l’indirizzo Yacht d’altura e Monotipi (se vi bocciano avete lo sconto e il prossimo anno pagate 200 euro nel primo caso e 300 per il secondo).
Mi chiedo, ma non è che è un sistema per raccattare quattrini più che per avere dei buoni istruttori?

Jack La Bolina

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12 Comments

  1. Mauro Pandimiglio ha detto:

    Trovo molto interessante l’articolo sull’istruttore di vela. Se ne dovrebbe parlare di più. Il dominio culturale della Federazione sportiva di questo settore è inammissibile e decisamente contrario ai valori minimi di una pedagogia dalla parte dell’allievo. Se però rimane isolato diventa un articolo di colore, dove le battute di spirito riducono la portata innovativa dello stesso. La faccenda è molto seria: i casi di bullismo sempre più frequenti e l’ignoranza pedagogica di certi ambienti sportivi costruisce violenza sui ragazzi e noi genitori o praticanti questo mestiere abbiamo il dovere di manifestare tali preoccupazioni.

  2. Gianenrico Cravenna ha detto:

    Potrebbe descrivere anche come è strutturato il percorso con la LEGA NAVALE ITALIANA?
    GRAZIE, sarebbe un confronto interessante.
    G. Cravenna

  3. davide ha detto:

    In meno di un secolo abbiamo tramutato un popolo di navigatori in un gregge di pecore.. O vacche da mungere. Non saprei. Povera Italia

  4. Fabrizio ha detto:

    Bisogna dire basta a queste angherie che vede enti pubblici con interessi economici enormi che sono presenti ai tavoli tecnici dove propongono le norme che li nominano esclusivi operatori ma che non avendo mentalita’ imprenditoriale , creano solo impedimenti, burocrazia per mantenere il loro potere e non ammettono confronti e proposte di terzi.
    Vi evidenzia che ai tavoli tecnici ci sono FIV, LEGA NAVALE, E UDITE UDITE LA MARINA MILITARE!!!!.
    MA DOVE SONO I VERI VELISTI, I DIPORTISTI, I POLITICI ILLUMINATI, MA SOPRATTUTTO COSA FA IL MINISTRO CHE ACCETTA QUESTE ANOMALIE?
    E’ ORA DI CONTARSI E DI PRENDERE POSIZIONI, ma Aime anche le riviste nautiche sono ingessate e non i teressate a cambiamenti.
    FABRIZIO ZONCA

  5. william ha detto:

    Buongiorno,
    nei corsi istruttori Fiv o Lega vengono insegnati metodi e tecniche d’insegnamento? Esiste un testo a tal proposito? Il manuale dell’allievo è per l’allievo. Inoltre per l’altura si affrontano argomenti come ormeggio, ancoraggio, uso delle Dotazioni di sicurezza,uso della radio, regole degli abbordi in mare, carteggio con relative tecniche e metodi d’insegnamento? Considerando che l’istruttore Fiv o Lega sono gli unici a poter insegnare la patente nautica? Secondo la Fiv o Lega quanto deve durare un corso d’iniziazione quanto uno avanzato, uno di altura o di regate?

  6. GiovanniBattista ha detto:

    Con che fine un giornale un tempo autorevole pubblica un articolo fatto di “si dice” e “si pensa” anziché indagare sui motivi costruttivi e propositivi con cui ci si e allineati da qualche tempo alle normative europee per piano educativo, aggiornamento e creazione di un albo?
    Dico solo che un Istruttore si trova nel bene ad essere guida supporto e motivatore, e nel male ad avere responsabilità civile e penale.
    La FIV non si arricchisce ma svolge funzione organizzativa e strategica, i circoli usano le competenze federali per migliorare.
    Per favore basta con quelli che parlano perché navigano da 50 anni di argomenti di cui hanno competenze parziali

  7. Marco ha detto:

    La FIV non si arricchisce ma i dirigenti si…..il solito sistema italico che non produce nessun risultato valido!!

  8. Maja ha detto:

    Senza i decreti di attuazione, la figura professionale dell’istruttore di vela e l’elenco nazionale non esistono. Per effetto degli articoli 59, comma 4, e 61, comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti.
    Perché non sono stati emanati i decreti attuativi.? Perché nel frattempo il Ministero ha fatto un correttivo della riforma, che interviene pesantemente sulla figura professionale dell’istruttore di vela, proprio per distinguerlo dagli istruttori sportivi o dilettantistici. Almeno questa era l’intenzione della DG porti. Vedremo che ne farà l’Ufficio legislativo del Ministero.
    Quanto all’articolista un piccolo appunto: meno testi a sensazione e più inchiesta sul campo. Se a una pinco pallino come me è bastata una telefonata al Ministero per sapere queste cose, un giornalista può fare di più e meglio.

  9. Gianenrico Cravenna ha detto:

    NON sono altro che un semplice tesserato FIV.
    Hai evidenze per sostenere quanto affermi?
    O è “voce dal sen fuggita”?

  10. Cesare ha detto:

    Articolo molto interessante ma,purtroppo, ottimistico e “semplificativo” di una materia terribilmente e inutilmente complicata.
    L’istruttore di vela descritto e’ quello che opera in ambito FIV, ma ci sono quelli in Lega Navale, nelle UISP e nelle societa’ a fine di lucro.Tutte regole e normative confuse e diverse tra loro.
    Non voglio dilungarmi e credo che il DGV sia piu’ in grado di me di pubblicare un volumone che copra tutte queste realta:
    In piu’ esistono anche le scuole patenti nautiche che hanno una normativa ancora diversa e , ditemi voi se per portare una barca a vela fino a 25 mt non darebbe meglio saper davvero andare a vela.Non entro in dettaglio ma tutto questo e’ mostruosamente ridicolo.
    Ma come tutto in Italia basta essere furbi!
    Se volete fare scuola vela , addirittura scuola regata, basta che la vs barca sia privata e chiediate agli allievi, un” contributo spese” e tutto va bene.
    A proposito, non potete pubblicizzarla, senno’ dovete avere una societa’, ci pagate tasse etc , dovete essere imbarcati con contratto, dovete essere iscritti alla gente di mare e pagare i contributi .

  11. Carlo Rampolla ha detto:

    Sono un ex campione italiano di vela, secondo voi poter insegnare qualcosa ?

  12. Marco Pellanda ha detto:

    Ci sono due tipi di istruttori: per la regata e per la navigazione.
    Per la regata ci sono i FIV: importante è arrivare primi, si può poi sbarcare per affidare la barca ai “meccanici”.
    Per la navigazione ci sono i marinai per i quali la regata non è lo scopo che, invece, è di insegnare che in mare non ci sono osterie.
    Cordiali saluti.
    Marco Pellanda
    Venezia, 10 maggio 2019

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