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“Né ricchi né hippie: siamo persone normali che hanno scelto di vivere in barca”

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L’articolo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa spiegava come il fenomeno di chi sceglie di utilizzare la barca come prima casa nelle città sia in forte crescita nel mondo: meno spese, stress, uno stile di vita più libero. Senza contare che con la “casa” ci si può andare in crociera. Sapevamo che il fenomeno in Italia fosse agli “albori”, ma in realtà abbiamo scoperto un mondo molto più vasto e articolato. In tantissimi ci avete scritto dopo che lo abbiamo pubblicato anche sul web, per testimoniare la vostra esperienza di “liveaboard” (termine inglese che indica chi ha deciso di vivere in barca).

Come Valentina e Stefano che vivono felicemente a bordo da 13 anni. “Abbiamo sentito l’esigenza di raccontare la nostra storia al Giornale della Vela perché abbiamo notato che non ci sono testimonianze di persone “normali” che vivono in barca. Magari potremmo ispirare altre coppie come noi”. Ecco la loro storia raccontata da Valentina.

LA STORIA DI VALENTINA E STEFANO, NOMADI DA 13 ANNI IN BARCA
La nostra storia inizia nel 2006, quando io ero ancora una studentessa universitaria a Roma e Stefano uno skipper e istruttore di vela di Forlì e vivere in barca non era di moda come lo è oggi. Ci siamo conosciuti in quell’anno proprio in barca a vela, galeotta è stata una lezione di vela impartitami da Stefano, che fece accendere la scintilla.
La passione della vela e di uno stile di vita libero sono stati e sono tuttora il motore del nostro feeling. Io facevo vela a livello sportivo già da una decina di anni, Stefano era nell’ambito della vela da più di 20 anni, soprattutto come istruttore di vela e come collaboratore per eventi e manifestazioni veliche come il Giro Vela di Cino Ricci.

L’idea di andare a vivere in barca è venuta a entrambi, pochi mesi dopo esserci conosciuti, mentre cercavamo una casa in affitto nel centro di Roma. Il budget era abbastanza limitato ed eravamo riusciti a trovare solo appartamenti decisamente squallidi. Stefano aveva una barca di 36 piedi con cui faceva scuola vela in Croazia; è stato un attimo pensare che la soluzione più adatta a noi fosse quella di portarla al porto turistico di Roma e farla diventare anche la nostra casa. E poi tutti e due eravamo affascinati dalle peniche, (le chiatte/casa sui canali del nord Europa, dove da svariati anni vivono parecchie persone) e dallo stile di vita, diciamo, un po’ fuori dalle regole.

Così per 6 anni abbiamo abitato in una barca di 11 metri che a me sembrava una reggia, tanto ne ero innamorata. Oltre a essere casa era anche la barca con cui facevamo scuola vela e charter occasionale. Nel frattempo, nel periodo estivo, avevamo cominciato a lavorare come equipaggio, Stefano comandante, io hostess/marinaio, su barche a vela armatoriali.

Ma lavorare per gli altri non era il nostro obiettivo finale e soprattutto andava contro il nostro modo di vedere la vita e il nostro stile di vita libero e anticonformista. Ci siamo quindi messi in moto alla ricerca di una barca a vela che ci desse l’opportunità di farci da casa e nello stesso tempo di lavorarci come barca scuola.

L’occasione è stata un ketch a vela di 72 piedi in legno semi-abbandonato in Sardegna, di amici che non erano più in grado di gestirlo. L’abbiamo presa sotto la nostra ala protettiva per 5 anni ridandole vita con tanta passione e grandi sforzi finanziari. Sono stati 5 anni bellissimi, trascorsi alle Baleari, soprattutto in bassa stagione quando le isole si svuotano dal turismo di massa. Ma le barche in legno, pur piene di fascino, sono dei pozzi senza fondo, e stanchi di rimetterci soldi e salute abbiamo deciso di lasciarla e di cercare una barca in vetroresina, più piccola e più facile da gestire.

Così venduto un piccolo appartamento ereditato, abbiamo comprato l’attuale barca in Italia. Con Holy Blue (un first 53 F5) è stato un amore a prima vista. In più finalmente abbiamo una cabina grandissima con un letto a 2 piazze vero! In poco meno di un anno con lei abbiamo navigato dall’Italia alla Croazia fino ad arrivare nella Grecia Ionica dove siamo rimasti fino a fine Gennaio.

Poi, complice anche un po’ di italica nostalgia dopo tanti anni all’estero, la scelta è stata quella di venire a Brindisi per goderci un po’ del bellissimo sud Italia. Ripartiremo a maggio per la Grecia Ionica per poi tornare a settembre alle Baleari che oramai sentiamo come casa. Ci riteniamo dei nomadi del mare, spinti dal vento della curiosità di conoscere posti e persone sempre nuovi. Gli incontri e le conoscenze con le persone in barca hanno tutto un altro sapore rispetto a quando ciò accade sulla “terra ferma”; le persone che vivono in barca, solitamente, sono più aperte e propense a socializzare senza barriere fin dall’inizio. Non si è interessati ai convenevoli, e soprattutto alle etichette, perché ci sentiamo tutti “sulla stessa barca”.


Per questo nascono amicizie bellissime in poco tempo che poi perdurano negli anni
; non esistono differenze di età e di classe e si è pronti sempre ad aiutarsi. La vita ha un ritmo più lento, i rapporti più veri e sembra di stare in una sorte di perenne vacanza. Certo ci sono anche dei contro come quando le condizioni meteo sono avverse e si passano momentacci a rinforzare ormeggi in piena notte sotto una pioggia battente con freddo e vento forte o a passare notti in bianco per il troppo rollio o rumore del vento, ma anche questo fa parte del gioco.

La scelta di vivere in barca è sicuramente anche quella di non volere mettere radici, almeno per adesso. Il nostro punto “fermo” è la barca e li ci sentiamo protetti. Per noi vivere in barca è anche una grande scuola di vita, soprattutto per me che vengo da una metropoli come Roma. È uno stile di vita etico perché si sposa con il minimalismo, si fanno a meno di tante cose superflue e si apprezzano molto di più cose che nella vita di tutti i giorni, o abbiamo scordato, o sono diventate scontate, come un tramonto, il sole che in inverno scalda la barca o fare amicizia con il vicino di barca.

Per non parlare degli sprechi di acqua e di energia ridotti ai minimi, o del sostituire la macchina con un paio di biciclette (anche la salute ringrazia!). Siamo dei sognatori instancabili e nel nostro futuro c’è il progetto di comprare una barca sicuramente più piccola e più adatta alle nostre esigenze; ci piacerebbe prima o poi poter compiere il giro del mondo, vedremo…

Sicuramente per molti siamo visti come marziani, per la maggior parte siamo visti come romantici sognatori, quali siamo in verità. Insomma non siamo né ricchi né hippie ma persone normali che hanno scelto uno stile di vita alternativo, che purtroppo in Italia è visto ancora sui generis. Se volete vedere alcune foto sulla nostra vita in barca siamo su Instagram e Facebook!”

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1 Comment

  1. Claudio ha detto:

    Ciao siamo claudio e maura e abbiamo fatto Più o meno lo stesso percorso ma soprattutto abbiamo lo stesso spirito! Anche noi siamo a Brindisi fino a maggio.. al navalbalsamo

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