La barca di marmo esiste. Si, avete letto bene, di marmo

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marmo
Avete mai visto una barca di marmo? Noi si e siamo rimasti a bocca aperta.
Una vera opera d’arte realizzata in marmo di Carrara che riproduce una barca altrettanto stupefacente, il Canova, un Baltic 142 (44 metri). Ecco come la descrive la barca “reale” il designer artista Lucio Micheletti che ha realizzato il design degli esterni ed interni: “Il B142 è una barca pensata per dialogare con vento, fornita di DSS e motore elettrico con piano velico di nuova visione, porta il comfort in mare. Abbiamo disegnato e seguito la costruzione del 142 plasmando volumi e creando vuoti e pieni, e parlando e presentando la barca abbiamo capito che cambiando la materia, il punto di vista, la gente inizia ad ascoltare le tue visioni. Ho sempre pensato che fosse importante offrire un’altra prospettiva, un’altra visuale”.

Lucio Micheletti

E prosegue nello spiegare la filosofia che lo guida: “Ogni barca ha un suo comfort dinamico e assoluto, ha un suo stile, una sua lettura e un suo percorso progettale. Il B142 è una barca pensata per dialogare con vento, fornita di DSS e motore elettrico con piano velico di nuova visione, porta il comfort in mare. Abbiamo disegnato e seguito la costruzione del 142 plasmando volumi e creando vuoti e pieni, e parlando e presentando la barca abbiamo capito che cambiando la materia, il punto di vista, la gente inizia ad ascoltare le tue visioni. Ho sempre pensato che fosse importante offrire un’altra prospettiva, un’altra visuale”.

COME E’ NATA LA BARCA DI MARMO
Abbiamo chiesto a Lucio Micheletti come sia nata la bizzarra idea di riprodurre una barca da un blocco di marmo rendendola una vera opera d’arte.
Ecco la genesi della ‘barca di marmo’: “Dopo la Biennale di Venezia, e Open 20, dove avevo portato una scultura di marmo, ho deciso di portare avanti un discorso artistico più completo, più aperto. Al salone di Düsseldorf, ho preparato un’ altra opera sempre di marmo dalle dimensioni generose, che riassumesse il mio lavoro nautico.

Avevo bisogno di una scultura, non di un modello, volevo un dibattito, un dialogo con la gente. Volevo parlare di forme e di profili, di masse e di vuoti. Raccontare come i volumi dialogano con i colori, con i materiali e mettendo tutto in equilibrio. Questa è la nostra nuova e vera sfida, l’equilibrio, non la perfezione. Volevo dare un messaggio forte, ma leggero, il marmo con la sua (in)sostenibile leggerezza, era perfetto. Non riesco a fare una distinzione netta tra architettura, design e scultura. Nella composizione architettonica navale, dobbiamo dialogare con materiali sempre più sofisticati, leggeri, quasi metafisici, in arte è diverso.

Il team di Henraux mi ha insegnato a leggere il marmo in maniera nuova con trasparenze inedite. Ho lavorato tanto intorno a questa barca (la scultura Vento, n.d.r.), ma la parte più difficile è stato plasmarla, renderla dinamica. Io lavoro con il carbonio, con l’alleggerito, uso materiali nobili naturali ma sempre alla ricerca della leggerezza. Quando invece parlo di arte penso che la sua forza sia nella pesantezza. Vedo l’arte come oggetto architettonico, che prima di essere decorazione, ha la funzione di portare i carichi a terra.

Allora perché non fare una scultura che riprenda il lavoro fatto, i volumi tracciati, i calcoli ripassati? Una scultura in marmo che in un certo qual modo immortala questo lavoro. Una semplice opera ricavata dal vento e dal mare. La leggerezza del messaggio viene esaltata dalla pesantezza del materiale. Mi piace far rileggere volumi, con il marmo. È un materiale che ha una indelebile bellezza, incredibilmente drammatica. Forse l’arte è una bellezza collaterale alla nostra vita. Canova è il nome della barca. Vento il nome dell’opera”.

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