SECONDA PUNTATA – Il derivare m’è dolce in questo mare: le super classiche
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Esistono delle barche in grado di darti quell’emozione, quel senso di libertà che c’è nell’attesa dell’arrivo della brezza in spiaggia con la barca già pronta. L’emozione di sporcarsi i piedi di sabbia mentre la spingiamo in acqua. Fare quei quattro cinque passi con l’acqua che ci arriva alla vita per spingere la barca fuori dall’onda e salire al volo a bordo. Cazzare le vele, sentirla partire, uscire al trapezio con il vento in faccia. La scia che si stacca anche di bolina, e una sensazione di felicità e adrenalina che solo le derive, queste piccole grandi barche, ci possono dare. Provare per credere. Dopo la prima puntata (Leggila QUI) dove abbiamo provato a trasmettere la filosofia e il senso di queste barche, in questa seconda andremo ad affrontare quelle che abbiamo definito “Super classiche”, ovvero barche che hanno cresciuto generazioni e generazioni di appassionati senza annoiare mai, offrendo quel mix di tecnica, adrenalina, velocità e divertimento in grado di formare velisti completi che saranno poi in grado di andare su qualsiasi altra barca.
IL 420
Il primo scafo andò in acqua nel 1960, il progetto è del francese Cristian Maury. E’ per i più giovani la tipica barca di “passaggio”: finita l’attività in Optimist gli adolescenti devono scegliere se puntare su un singolo, il Laser nella versione radial data l’età, o un doppio. In questo secondo caso la scelta cade molto spesso sul 420, che per altro è una deriva che può divertire anche i meno giovani se dotati di un buon fisico. Deriva planante dotata di trapezio, non semplicissima da mettere a punto ma abbastanza intuitiva nella conduzione, in poppa monta un piccolo spinnaker con tangone.
Dettagli tecnici:
Lunghezza: 4,2m
Larghezza: 1,63m
Pescaggio: 0,98
Peso: 98t
Velatura di bolina: 10,25mq
IL 470

Una delle classi olimpiche per eccellenza che ha formato nella sua storia alcuni dei più grandi velisti al mondo, disegnata nel 1963 da André Cornu. Un doppio fisicamente impegnativo, capace di velocità esplosive e planate anche di bolina. Rispetto al 420 ha molte regolazioni in più e il settaggio nelle varie condizioni meteo risulta ancora più complesso ma è una barca che può dare grandi soddisfazioni e divertimento. Con la giusta prestanza fisica può essere una barca aperta a un pubblico ampio, purché autenticamente sportivo, per chi vuole sentire l’acqua e il vento in faccia.
Lunghezza fuori tutto 4,70 m
Larghezza1,68 m
Immersione 1,40 m
Peso115 kg
Superficie randa 9,12 mq
Superficie fiocco 3,58 mq
Superficie spinnaker 13 mq
Il Laser

Nata nel 1971 dalla matita di Bruce Kirby, si tratta della deriva da singolo più diffusa al mondo e probabilmente lo resterà per molto tempo. Il successo lo si deve alla sua semplicità e alla facilità di trasporto, ma attenzione ciò non significa che sia una barca facile da condurre al top. Per arrivare ad alti livelli agonistici infatti serve fisico, tanto allenamento e conoscenza capillare delle variabili delle regolazioni. Il divertimento però, anche se non si è particolarmente esperti, è assicurato. Facile da raddrizzare in caso di scuffia, ma non semplice da condurre con vento forte, alabile con estrema facilità da una spiaggia, è forse la deriva per eccellenza. Nelle versioni Radial e 4.7 viene proposta con velatura ridotta per i più giovani o le ragazze.
Lunghezza 4,06 m
Larghezza1,42 m
Peso 59 kg
Superficie randa 7,06 /5,7 /4,7 mq
Il Finn

Lunghezza fuori tutto 4,50 m
Larghezza 1,51 m
Immersione scafo 0,9 m
Peso119 kg
Superficie velica totale 9,30 mq
Hobie Cat 16

Peso 145 kg (320 lb)
Lunghezza 5.05 m
Larghezza 2.41 m
Spinnaker area 15 mq
Superficie di bolina 20 mq
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