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SECONDA PUNTATA – Il derivare m’è dolce in questo mare: le super classiche

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Francesca Russo Cirillo e Alice Linussi impegnate a domare il loro 470 al Campionato Italiano Classi Olimpiche 2018. Foto Giuffrè/Giornale della Vela

Esistono delle barche in grado di darti quell’emozione, quel senso di libertà che c’è nell’attesa  dell’arrivo della brezza in spiaggia con la barca già pronta. L’emozione di sporcarsi i piedi di sabbia mentre la spingiamo in acqua. Fare quei quattro cinque passi con l’acqua che ci arriva alla vita per spingere la barca fuori dall’onda e salire al volo a bordo. Cazzare le vele, sentirla partire, uscire al trapezio con il vento in faccia. La scia che si stacca anche di bolina, e una sensazione di felicità e adrenalina che solo le derive, queste piccole grandi barche, ci possono dare. Provare per credere. Dopo la prima puntata (Leggila QUI) dove abbiamo provato a trasmettere la filosofia e il senso di queste barche, in questa seconda andremo ad affrontare quelle che abbiamo definito “Super classiche”, ovvero barche che hanno cresciuto generazioni e generazioni di appassionati senza annoiare mai, offrendo quel mix di tecnica, adrenalina, velocità e divertimento in grado di formare velisti completi che saranno poi in grado di andare su qualsiasi altra barca. 

IL 420

Il primo scafo andò in acqua nel 1960, il progetto è del francese Cristian Maury. E’ per i più giovani la tipica barca di “passaggio”: finita l’attività in Optimist gli adolescenti devono scegliere se puntare su un singolo, il Laser nella versione radial data l’età, o un doppio. In questo secondo caso la scelta cade molto spesso sul 420, che per altro è una deriva che può divertire anche i meno giovani se dotati di un buon fisico. Deriva planante dotata di trapezio, non semplicissima da mettere a punto ma abbastanza intuitiva nella conduzione, in poppa monta un piccolo spinnaker con tangone.

Dettagli tecnici:

Lunghezza: 4,2m

Larghezza: 1,63m

Pescaggio: 0,98

Peso: 98t

Velatura di bolina: 10,25mq

IL 470

Di Salle – Dubbini al Campionato Italiano Classi Olimpiche 2018. Foto Giuffrè/Giornale della Vela

Una delle classi olimpiche per eccellenza che ha formato nella sua storia alcuni dei più grandi velisti al mondo, disegnata nel 1963 da André Cornu. Un doppio fisicamente impegnativo, capace di velocità esplosive e planate anche di bolina. Rispetto al 420 ha molte regolazioni in più e il settaggio nelle varie condizioni meteo risulta ancora più complesso ma è una barca che può dare grandi soddisfazioni e divertimento. Con la giusta prestanza fisica può essere una barca aperta a un pubblico ampio, purché autenticamente sportivo, per chi vuole sentire l’acqua e il vento in faccia.

Lunghezza fuori tutto 4,70 m

Larghezza1,68 m

Immersione 1,40 m

Peso115 kg

Superficie randa 9,12 mq

Superficie fiocco 3,58 mq

Superficie spinnaker 13 mq

Il Laser

Un atleta della classe Laser al Campionato Italiano Classi Olimpiche di Genova 2018. Foto Giuffrè/Giornale della Vela

Nata nel 1971 dalla matita di Bruce Kirby, si tratta della deriva da singolo più diffusa al mondo e probabilmente lo resterà per molto tempo. Il successo lo si deve alla sua semplicità e alla facilità di trasporto, ma attenzione ciò non significa che sia una barca facile da condurre al top. Per arrivare ad alti livelli agonistici infatti serve fisico, tanto allenamento e conoscenza capillare delle variabili delle regolazioni. Il divertimento però, anche se non si è particolarmente esperti, è assicurato. Facile da raddrizzare in caso di scuffia, ma non semplice da condurre con vento forte, alabile con estrema facilità da una spiaggia, è forse la deriva per eccellenza. Nelle versioni Radial e 4.7 viene proposta con velatura ridotta per i più giovani o le ragazze.

Lunghezza 4,06 m

Larghezza1,42 m

Peso 59 kg

Superficie randa 7,06 /5,7 /4,7 mq

Il Finn

Potremmo definirla una ormai ex classe olimpica dato che lo storico Finn sembra destinato a fare la sua ultima gloriosa apparizione alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Nato nel 1950 per mano di Rickard Sarby, il Finn è il singolo per eccellenza per gli atleti over 90 kg, e spesso anche over 100. Montagne di muscoli e tecnica che su 4,5 metri e mezzo di barca hanno portato la vela olimpica a vertici di qualità quasi inarrivabili. Un mix di tecnica sopraffina nella conduzione e forza brutale, il segreto del Finn olimpico è stato sempre nell’equilibrio da questi due ingredienti. E’ una barca che rappresenta una sfida anche per i velisti che non la impiegano in regata ma vogliono semplicemente divertirsi per mettersi alla prova fisicamente e tecnicamente, insomma una barca per chi ama le sfide.

Lunghezza fuori tutto 4,50 m

Larghezza 1,51 m

Immersione scafo 0,9 m

Peso119 kg

Superficie velica totale 9,30 mq

Hobie Cat 16

Fratello maggiore del 14 che fu il primo cat della generazione Hobie, il 16 è in assoluto il catamarano da spiaggia più diffuso al mondo. Fa il suo esordio nel 1971 su disegno di Hobie Alter e Phil Edwards ed è stato prodotto in oltre 130.000 scafi. Con i suoi inconfondibili scafi a forma di banana, è un catamarano in grado di regalare prestazioni entusiasmanti anche ai meno esperti con planate anche oltre i 20 nodi, e non necessita di una preparazione tecnica esasperata ma sicuramente di un buon dinamismo fisico. In un certo senso l’Hobie 16 con le sue vele spesso colorate rappresenta un simbolo della “beach life”, ovvero di tutti i quei velisti che concepiscono la vela solo con una piccola barca posizionata in spiaggia con le vele già armate in attesa dell’arrivo della brezza per schizzare in acqua.

Peso 145 kg (320 lb)

Lunghezza 5.05 m

Larghezza 2.41 m

Spinnaker area 15 mq

Superficie di bolina 20 mq

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