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La barca ‘senza albero e boma’ esiste ed è quasi pronta!

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Quando era arrivato il comunicato in redazione pensavamo che l’idea fosse alquanto… Stramba. Proprio come il nome della start-up che l’ha proposta, Stramba, appunto. E invece, la barca con albero a U rovesciata e vela hi-tech che funziona come un’ala di un aereo è pronta a mostrarsi. Un 47 piedi (15 metri) che potremo toccare con mano il prossimo 15 di aprile allo storico cantiere Zuanelli sul lago di Garda.

PROGETTISTA? NO, LAUREATO IN LETTERE
L’idea, premiata con un milione di euro di finanziamenti, non l’ha avuta un progettista ma un laureato in lettere classiche e “startupper seriale”, come ama definirsi Daniele Mingucci, riccionese classe 1971. “Di nautica, io non ci capivo niente. Ho solo fatto un po’ di windsurf da giovane”. Ma come il regista Morten Tyldum fa dire ad Alan Turing (interpretato da Benedict Cumberbatch) in ‘The Imitation Game’, ‘a volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare’.

“Quando ho sottoposto la mia idea, sotto forma di modellino, a Mario Zuanelli, persona splendida e competente, è rimasto stupito”, racconta Daniele. “Sembra che il tuo sistema funzioni, eppure dovrà pur avere qualche difetto” mi disse. Un check ancora più approfondito è arrivato dal ‘mastro alberaio’ Ciccio Manzoli, che ha individuato nel sistema (e risolto) un problemino di balumina. Nel frattempo è arrivata anche la collaborazione con il prof. Alfredo Liverani dell’Università di Bologna.

COME FUNZIONA L’ALBERO A U
Con i soldi del finanziamento, Mingucci ha pagato la barca in alluminio, il 15 metri (largo 4,60 m, pescaggio 2,40 m con 1,60 m di pinna) ideato da Q-id, studio forlivese di design industriale (che ha collaborato anche con Ducati e Ferrari) e in costruzione presso Zuanelli, oltre che il primo profilo di albero a U rovesciata, anch’esso in alluminio: “Semplificando molto, a livello strutturale possiamo dire che noi spingiamo dove gli altri tirano. Le sartie sono sostituite dalle ‘zampe’ dell’albero. Ovviamente all’interno dello scafo ci sono due costole di rinforzo che ospitano le porzioni finali incassate dell’albero. Il primo, evidente vantaggio è l’aumento spropositato di spazio vivibile in coperta. Possono starci tranquillamente 12 persone: in controtendenza rispetto ai canoni progettuali odierni abbiamo deciso di montare una sola ruota del timone, dato che lo spazio abbonda. Un grande tendalino, che partirà dal rollbar, terrà parte della coperta all’ombra. Abbiamo pensato la barca in funzione del comfort”.

Torniamo all’albero: “Il primo profilo lo abbiamo realizzato noi di Stramba, di quelli futuri si occuperò la Velscaf di Manzoli. Nel nostro estruso abbiamo applicato un sistema a carrelli Battcar della Harken, che facilita al massimo lo scorrimento della vela. E fidatevi, dai primi test vi posso assicurare che, quando c’è da virare o strambare, la randa scorre, eccome: avevamo paura per quel metro e mezzo di ‘arco’ in ‘testa d’albero’ , ma tutto è andato bene”. Per riassumere: quando si vira o si abbatte, la vela corre lungo l’albero, passa in alto sulla testa dell’equipaggio e scende dalla parte opposta della “U”.  . Siamo indubbiamente più lenti in manovra rispetto a un armo tradizionale, per cambiare mura ci vogliono dai 15 ai venti secondi rispetto ai pochi secondi di una randa con boma, ma oltre al vantaggio dello spazio in coperta c’è anche da considerare che la randa con questo sistema è esposta al vento sempre da un solo lato, e questo ci consente di sagomarla meglio. Per adesso la randa, che ha una particolare forma rettangolare con doppio square top, ha uno spessore fisso ma presto potremo modularlo in base agli sforzi sulla vela. Non esiste boma, o se preferite sono cinque boma, le stecche!”.

L’issata e l’ammainata della randa, oltre che il suo ‘passaggio’ vengono gestiti facilmente con un winch elettrico che può essere ‘switchato’ in modalità manuale. Completano l’armo un fiocco fissato sulla traversa di rinforzo alla base dell’arco dell’albero e un gennaker. Anche noi, come voi, siamo curiosissimi di vedere il sistema in azione. Vi sveleremo maggiori dettagli dopo il 15 di aprile!

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7 Comments

  1. Giancarlo Proto ha detto:

    ma non si capisce come avvenga lo spostamento della randa: ” scorre”‘?!?!?!?

  2. Mauro Piani ha detto:

    Mi ricorda Procyon di Erik e Olaf Harken, comunque complimenti e tutta la mia ammirazione.

  3. francesco ha detto:

    C è il un disegno decente?
    Avete fatto nomi di reputazione (es Manzoli) che si espongono per un articolo senza base alcuna e pure scritto in pessimo italiano?

    Ovviamnete in attesa di riscontro, per favore sensato e possibilmente scientifico grazie

  4. .g.e.o. ha detto:

    All’atto pratico?
    Dal punto di vista delle prestazioni non so se la forma asimmetrica della randa sia in grado di compensare la perdita delle possibilità di regolazione dell’albero tradizionale. In più ovviamente resta il lato inutilizzato della “U rovesciata” a fare da freno aerodinamico, con una sezione più grande rispetto a stralli e sartie, non poca cosa.
    In manovra si è detto ma, fuori dal campo di regata, pace.
    Ovvio l’enorme vantaggio di abitabilità.
    Non so immaginare cosa possa succedere in manovra con vento forte, specialmente se per caso qualcosa va storto.
    Strutturalmente non credo che possa essere più leggero e solido (a parità di materiali impiegati) di un albero tradizionale.
    BOOOH!!!
    Ma poi, che cosa ha di “hi-tech” questa randa, e perché funzionerebbe come l’ala di un aereo (che per inciso fa un mestiere del tutto diverso)???
    Più che altro, mi sembra un tentativo di “sparare a casaccio” per vedere se per caso si centra qualcosa, però fa piacere sapere che c’è gente che ha taaanto tempo a disposizione.

  5. L. Francesco ha detto:

    g.e.o commento il suo scritto. Per progredire bisogna sperimentare senza sperimentare non si progredisce.Un tempo gli aeri andavano a elica e poi a reazione, fra questi due passaggi ci furono critiche, dubbi e quanto altro, in futuro la loro propulsione sicuramente cambierà come cambierà quella della nautica a vela. Lasciamoli lavorare e sperimentare se vogliamo andare avanti diversamente saremmo ancora alle caravelle di Colombo, buona giornata.

  6. Paolo Maria Ciriani ha detto:

    Come fanno a terzarolare? la sfilano da sotto? e poi in virata fanno girare per alto tutto il fagotto incazzottato della randa? e se c’è vento teso quanto attrito/resistenza farà il fagotto? Ci sarà bisogno di due bags alla base di ciascuna albero/rotaia per raccogliere la vela dopo l’ammainata, cmq senza aiuto del lazy perchè mi sembra impossibile montarlo e quindi se navighi da solo sarà un bel problema evitare la caduta fuori bordo della vela considerato anche che il punto di caduta della vela è praticamente a filo della falchetta).Oppure ammaini con la vela sopravento per farla cadere in coperta? Mi pare che l’unico vantaggio sia l’eliminazione del “pericoloso” boma!!! Allora è meglio il progetto della barca con solo fiocchi di Tross!

  7. Paolo Maria Ciriani ha detto:

    Dimenticavo! visto che ogni stecca funge da boma, in bolina per cazzare a ferro la randa e mantenere potenza alla vela, ogni stecca avrà necessità di una manovra di scotta per evitare lo svergolamento della randa fin dalla prima stecca.

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