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Il primo Mondiale Offshore sarà con l’L30: ecco la (probabile) nuova classe olimpica

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Il primo Campionato del Mondo Offshore targato World Sailing, in doppio e con equipaggi uomo-donna, si svolgerà a Malta nel 2020 sullo stesso percorso della Rolex Middle Sea Race (ma saranno possibili variazioni in base al meteo) e si correrà a bordo dei monotipi L30.

La notizia che la comunità velica olimpica attendeva è quindi arrivata, l’L30 è quindi anche la probabile nuova barca olimpica (scopri QUI le sue caratteristiche) e farà il suo esordio a Malta per poi assegnare, salvo ribaltoni (World Sailing nel comunicato non parla infatti di ufficialità per le Olimpiadi), le prime medaglie olimpiche a Parigi 2024. Una barca di 30 piedi ideata dal 46enne ucraino Rodion Luka,  e progettato e costruito in Slovenia da Andrej Justin, conosciuto per aver progettato e costruito le barche del circuito RC 44 che hanno la prerogativa di poter essere “smontate e rimontate” con facilità per essere spedite in tutto il mondo per le tappe dell’omonimo circuito. Anche L30 ha questa prerogativa, è la barca più grande che può essere carrellata con una normalissima auto. Al momento sembra superata definitivamente la concorrenza di altri cantieri, su tutti gli ex Seascape adesso First di Beneteau che erano senza dubbio tra i rivali più seri dell’L30. A farne le spese il Finn che sembra quindi avviarsi verso la sua ultima olimpiade a Tokyo 2020.

DISPONIBILE IN CHARTER

La flotta di barche per il mondiale sarà fornita da World Sailing una settimana prima dell’evento e verrà charterizzata, su sorteggio, agli equipaggi, ma si legge nella nota che il charter sarà già disponibile dall’estate 2019 per gli equipaggi che vorranno iniziare a testarla. Appare ovvio che una delle opzioni è anche l’acquisto, ma con un costo barca intorno ai 100 mila euro non si tratta esattamente di un’operazione low cost. Non sono chiare invece ancora le procedure per gli eventi di qualificazione nazionali, World Sailing ha deciso di comunicarli prossimamente,

I PRO E I CONTRO DELLA SCELTA

Negli ultimi anni un dato è emerso netto, la vela offshore ha numeri in crescita ed è sicuramente una delle discipline che nelle ultime stagioni ha avvicinato più appassionati alla vela agonistica, basti vedere i numeri delle regate lunghe. Da questo punto di vista l’operazione di World Sailing ha quindi un minimo di logica anche se appaiono in maggior numero le contraddizioni.

Da anni si dice che la vela olimpica sia difficile da trasmettere in TV e al grande pubblico, ma chi è abituato a seguire le classi olimpiche dal vivo stenta a credere a questa favola. In un mondo dove tutto diventa virtuale, pensare di vedere delle regate di un Finn ben prodotte dal punto di vista televisivo diventa quindi un sogno, alle Olimpiadi di Parigi ci daranno un tracking sul quale seguire le regate offshore con le barchine virtuali, con un app adeguadamente brandizzata da un marchio importante, e avremo il nostro giochino.

L’operazione poi sarà decisamente costosa per atleti e federazioni e il rischio è che vengano fuori, almeno inizialmente, i più facoltosi, ovvero coloro che avranno più budget da investire per charterizzare la barca per numerosi allenamenti durante l’anno o addirittura acquistarla. Un principio di per se quindi decisamente poco olimpico, e i costi di gestione di una campagna olimpica, si sa, da sempre sono uno dei talloni d’achille degli atleti che spesso sono costretti ad abbandonare i loro sogni per questo motivo.

Si apre la prospettiva dell’ingresso di facoltosi paperoni o velisti “qualunque” che decideranno di avventurarsi nell’operazione in caccia di gloria mondiale o addirittura olimpica? Forse, ma sicuramente quando si troveranno davanti negli eventi che assegneranno le medaglie un Alex Thomson, un François Gabart (perché sono questi i nomi che potrebbero scendere in campo), ci sarà poco spazio per i sogni di chi vorrà improvvisarsi olimpico. Appare però probabile vedere una parte di flotta composta da qualche velista non professionista, facoltoso, che si accompagna alla campioncina di turno, perché ricordiamo che gli equipaggi dovranno essere forzatamente misti.

Commercialmente l’operazione può quindi anche funzionare: qualche facoltoso armatore voglioso di investire qualche gettone da un centinaio di migliaia di euro, un po’ di star della vela internazionale a trainare l’appeal della classe, sponsor in stile Rolex e Mercedes per gli eventi come il Campionato del Mondo a dare il giusto apporto di liquidità, ed ecco che il nuovo “carrozzone” dal punto di vista della comunicazione e del marketing funzionerà. Resta da chiedersi se la vela aveva bisogno di questo.

Mauro Giuffrè

 

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