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A Salina nasce finalmente un nuovo porticciolo. Ma infuria la polemica

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Le isole Eolie non abbondano certo di porticcioli turistici.
Si trova ormeggio in banchina a Lipari, qualcosa a Vulcano e nel piccolo approdo di Santa Marina a Salina. Null’altro. Quindi non ci ha fatto che grande piacere la notizia che, finalmente, dopo anni di parole e progetti, la Regione Sicilia ha finalmente dato l’ok alla costruzione di un secondo porto a Salina. La nuova realtà passa dalla riconversione dell’approdo esistente di Rinella e non nella creazione di un porto ex novo.

Il porto di Rinella allo stato attuale

La spesa prevista è di 60 milioni di euro di cui 16 già stanziati. Attorno al molo esistente viene creato un piccolo, vero, porto che consente ormeggio a circa 180 barche con la posa di banchine galleggianti. Come si può vedere dall’immagine del progetto, non va a toccare la vicina, deliziosa spiaggia.

Ma l’approvazione in Regione Sicilia della nuova realtà che porta nuovi ormeggi alle Eolie, che ne hanno gran bisogno, ha causato la solita bufera ambientalista.

Il politico di turno paventa il rischio che questo piccolo porto che nasce da una brutta struttura esistente possa far cancellare le Isole Eolie dall’Heritage List dell’Unesco.

Legambiente Sicilia parla di un’inutile colata di cemento, altre associazioni sono pronte alla mobilitazione. Come al solito, tante proteste per un’opera che, lo ripetiamo ancora, riqualifica un’area e offre un’opportunità di sviluppo per il turismo nautico in una zona tra le più belle del Mediterraneo, dove i servizi sono carenti, senza rovinare le bellezze naturali.

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11 Comments

  1. lord Andrew ha detto:

    ITALIANI….popolo di santi, poeti…e polemizzatori…!!!
    io cmq sono d’accordo nel aggiornare le infrastrutture, il che si traduce anche in posti di lavoro,
    sia durante che dopo la costruzione…ben venga il porticciolo…

  2. luca magni ha detto:

    Senza dubbio la creazione di porti, laddove correttamente dimensionati, e laddove supportati da reali infrastrutture, crea posti di lavoro ed è un vantaggio per la la nautica da diporto.

    Quello che mi perplime è la discrasia tra lo spirito dell andar a vela, che è l’inserirsi nella natura e gioire della naturalezza del contesto, e la superficialità rispetto all’ambiente che sopratuttto per chi è velista dovrebbe essere uno dei primi pensieri.

    La questione non è la preservazione della spiaggetta, anche, , ma l’impatto del progetto sull’ ambiente marino sottostante, ed il degrado irreparabile che ne conseguirebbe. A tale titolo esistono ricerche specifiche.

    Certo in mare ci sono persone di tutti i tipi, cosi come in strada o terra in generale. Ci sono persone che non si rendono conto del danno che le ancore fanno se vanno a prendere su vegetazione di fondo (certo spesso è inevitabile gettarla proprio li, ma magari si evita di dare i tiri per essere certi che l àncora abbia preso, distruggendo cosi l ambiente marino). Lo stesso vale per una bottiglia caduta in acqua, una lattina affondata, un sacchetto caduto in navigazione e non ripreso, ecc.

    I comportamenti sono importanti, cosi come le loro conseguenze.

    credo che una testata giornalistica dovrebbe essere anche seriamente divulgativa ed abbracciare anche temi scomodi alla maggioranza dei lettori.

  3. Domenico Argento ha detto:

    Sono siciliano ed amo profondamente la Natura in generale. Amo ed apprezzo tutta la Sicilia, il suo mare e le sue isole. Ho viaggiato molto e moltissimo nella mia terra dove torno sempre non come in un rifugio ma per godere del suo splendore. In barca a vela evito i viaggi durante i mesi di luglio e agosto per gli ovvi motivi connessi alla grande confusione negli approdi. Per rendere fruibili le Eolie quasi tutto l’anno ccorrono i porti turistici e non vedo come se ne potrebbe fare a meno. Vi assicuro che questo genere di infrastrutture si puo realizzare con basso impatto solo che lo si voglia con progetti che tengano conto anche dell’ambiente e non dell’ambientalismo di cirfostanza.Il costo sara più elevato del classico cementificatore ma i benefici ripagheranno ampiamente. Io sono favorevole sempre a patto che la progettazione sia illuminata e non altisonante.

    • Luca ha detto:

      Domenico sono d’accordo con te. Io sono.tre anni.che passo più tempo alle Eolie che altrove, quando sono In italia.

      Sicuramente alle isole mancano dei.posti barca e credo anche io che dovrebbero essere trovare delle soluzioni meno invasive e sicuramente distruttive oltre che di grande consumo di soldi pubblici con un ritorno.di.utilità basso.

      Per come conosco rinella basterebbe un allungamento della diga a chiudere e pontile galleggianti.

      Meglio.ancora, e questo vale per tutte le.isole, boe boe boe che facilitano la crescita del turismo nautico, favoriscono lo.sviluppo economico dovuto ad un maggior.uso.dei servizi che i paesini offrono, e preservando i.fondali dalle ancore.

      Luca

  4. Alessandro Zavone ha detto:

    Potrei gentilmente sapere chi ha redatto questo articolo? Grazie

  5. Alessandro Zavone ha detto:

    Buongiorno,
    potrei conoscere il nome di chi ha redatto questo articolo?
    Grazie.

    Cordialmente,
    az

  6. Rupert Arpea ha detto:

    Parlare di riconversione del vecchio porto mi sembra un po’ fuorviante… basti guardare le immagini pubblicate nell’articolo, rendering e foto aerea, per rendersi conto che si vuol far passare come ambientalmente sostenibile un ‘infrastruttura altamente impattante sull’ecosistema locale.
    In quella zona insiste un posidonieto tra i più importanti delle Eolie. Al netto del danno immediato legato all’opera, non è possibile prevedere gli effetti delle mutate condizioni del moto ondoso legate al porto.
    L’insediamento di Rinella , al momento e già da alcuni anni, non offre che pochissimi servizi turistici (a parte quelli di ristorazione e di custodia imbarcazioni forniti da 2 o 3 volenterosi e talentosi imprenditori locali che, sfidando la “desertificazione” turistica di sono messi in gioco,spesso anche scontrandosi con la miopia dell’ amministrazioni locale). Non si comprende quali dovrebbero essere i meccanismi attrattivi di un porto privo di infrastrutture ed eventualmente chi, durante il periodo non certo breve per la sua realizzazione vorrà investire in attività collaterali di qualunque tipo.
    Resta però inalienabile il diritto dei Residenti a ricercare soluzioni adatte al miglioramento delle condizioni di vita di una comunità spesso isolata, problema comune agli insediamenti delle piccole isole.
    L’iauspicio sarebbe che questa legittima aspirazione non venisse sfruttata ed utilizzata come cavallo di Troia per interessi poco nobili di chi non ha a cuore ne’ l’ambiente ne’ il benessere dei Residenti quanto piuttosto il personale egocentrismo ed interesse.
    PS: i fondali si preservano senza porti. Tutte le riserve o aree protette utilizzano (vedi Pkemmirio) boe ben identificabili ed utilizzabili vietando in alcune zone l’ancoraggio.

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