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TECNICA Siete da soli e l’autopilota “vi saluta”. Che fare?

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Guasti, incidenti, complicazioni possono avere conseguenze particolarmente gravi per chi naviga in solitario o in equipaggio ridotto. Per questo è importante capire al meglio la condotta da tenere per evitarli o almeno gestirne le conseguenze.

SE SI GUASTA IL PILOTA
Per far fronte a un guasto del pilota automatico in mare, bisogna innanzitutto adottare un’andatura che permetta di bloccare la barra per essere completamente liberi. Tale andatura sarà la bolina larga o la cappa. La cosa più semplice e più rapida è mettersi alla cappa, virando senza far passare il genoa.

CERCARE DI RIPARARE IL GUASTO
Generalmente il problema è elettronico e, a meno che non siate degli specialisti, non ci si potrà fare granché. Per questo molti diportisti che navigano da soli hanno un pilota di cockpit di soccorso. L’unico tipo di guasto sul quale si possa intervenire è un difetto nell’alimentazione da 12 volt del pilota: cambiate un fusibile o alimentate direttamente il pilota (avrete previsto la presa volante corrispondente).

NAVIGARE SENZA PILOTA
Se non è possibile riparare il pilota in mare, dovrete o ammainare le vele e raggiungere un porto a motore, oppure continuare a navigare a vela senza pilota. Per continuare sotto vela, dovrete riuscire a mantenere la rotta con la barra bloccata o almeno non essere obbligati a rimanere al timone tutto il tempo. L’andatura più facile da tenere con la barra bloccata (su una barca a vela con carena moderna) è la bolina larga perché la barca resta in equilibrio anche in caso di vento e mare.

Se la barca si trovava a quest’andatura quando il pilota si è guastato, continuate la vostra rotta senza pilota lascando un po’ la randa e bloccando la barra con due piccole cime. Se la barca aveva un’andatura diversa e riuscite a continuare di bolina larga, fatelo. Ora, se occorre procedere con vento al traverso senza pilota, farete fatica a mantenere l’andatura con la barra bloccata. O la barca parte alla poggia e finisce per strambare, oppure orza e poi si ferma.

Ma la barca resta comunque stabile per una decina di secondi, o anche un minuto; avrete così il tempo di scendere in dinette e consultare un documento. Si può migliorare la stabilità ammainando la randa: la barca, spinta solo dal genoa, terrà meglio la rotta. Ma per essere veramente stabili con vento al traverso ci vorrebbe una chiglia lunga. E col vento dietro è ancora peggio: il solitario dovrà restare tutto il tempo alla barra. Se ha bisogno di riposo, non gli resta che mettersi alla cappa.

PRENDERE UNA MANO DI TERZAROLI SENZA PILOTA
Generalmente si riesce a trovare, di bolina larga, una regolazione della barra che permetta di mantenere l’andatura durante la manovra, eventualmente riducendo un po’ il fiocco. Se non ci riuscite, mettetevi alla cappa, con la randa lascata a metà. Per mettervi alla cappa, riducete il fiocco un po’ di più e fatelo passare a collo: la barca scarroccerà dolcemente sull’acqua.

Praticamente fino a 25 nodi di vento dev’essere possibile trovare un equilibrio di bolina larga mentre si prende una mano di terzaroli e continuare a procedere. Se occorre passare una borosa (spesso quella della terza mano di terzaroli), allora mettersi alla cappa è ancora più necessario perché la manovra sarà lunga. Ammainate completamente la randa, bloccate il boma in posizione bassa. La manovra si fa in sicurezza e senza far sbattere la vela.

LA BIBBIA DELL’ANDAR PER MARE IN EQUIPAGGIO RIDOTTO
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