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Le confessioni di Emilio, innamorato matto di uno Swan 46

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Ci vuole lungimiranza, fantasia e anche un po’ di “pazzia” per innamorarsi di una barca abbandonata su un invaso ed – esternamente – in pessime condizioni. Per riportarla a navigare nel suo habitat naturale, il mare. Per riportarla anche al suo splendore. Eh sì, proprio “splendore“, perché la barca in questione non è uno scafo qualsiasi, ma uno Swan 46 del 1983, uno dei primi disegni di Germán Frers per la Nautor Swan. Ecco la storia di Emilio, innamorato matto di uno Swan 46.

“Per anni arrivando ad Olbia vedevo questo Swan 46 sulla sua invasature nel cantiere, proprio dove poco prima era stata Azzurra, abbandonato senza mai essere mosso di un millimetro. Conosco bene queste barche, gli Swan, per averci navigato e lavorato e – tralasciamo un attimo il mito – quelle degli anni ’80 sono veramente degne della leggenda che hanno generato.

Non è un caso che la prima Whitebread (la Volvo Ocean Race degli inizi) l’abbia vinta uno Swan di serie. Il 46 in particolare è stato tra i primi disegni di Frers per la Nautor: Cracker Jack, Eurasia erano puntualmente vincitori delle Swan Cup negli anni ’90. E, dettaglio non da poco, era la barca dei miei sogni nel cassetto.

Dal sogno alla realtà

Provo a fare un tentativo di approccio col cantiere, ma sono molto elusivi per via delle continue richieste che negli anni sono state fatte su questa barca abbandonata e sotto gli occhi di tutti. Riesco ad avere tramite un vecchio amico l’indirizzo dell’armatore. A questo punto lo faccio contattare da un’amica che parla tedesco – lui è tedesco – e con sollievo scopro che in effetti vuole vendere la barca, ma ci sono tanti anni di rimessaggio da pagare. “Ok – mi dico – nessun problema”. Dopo alcuni mesi di trattative con l’armatore l’affare va in porto, letteralmente. Si conclude, sì, però totalmente alla cieca perché l’allora direttore del cantiere non mi aveva fatto nemmeno a salire a bordo senza un contratto avanzato.

Ormai però le carte sono in tavola e  spero solo che le condizioni interne non siano come quelle esterne.  Questo Swan 46, Nipper, si presenta con un giardino di piante che spuntano dagli ombrinali ed il muschio sulla coperta. Prima di scendere sottocoperta trattengo il fiato. Poi, appena varcato il tambuccio scendo la classica scala degli Swan e rimango interdetto. Gli interni sono immacolati con ogni cosa in ordine dalle cerate alle posate. Per tutto c’è un ricambio con post-it in tedesco. Quello che capisco vedendo la barca in quelle condizioni è quanto l’armatore ci tenesse e quanto l’avesse curata. Se fuori i segni del tempo erano stati “impietosi” dentro era chiaro quanto la barca era stata a cuore del precedente proprietario. 

 

Ovviamente gli inevitabili problemi non mancano. Il primo si chiama “gasolio”, quello che c’è vecchio. Appena variamo la barca il motore continua fermarsi, alcune tubazioni perdono.  Così si sgotta, arrancando da Olbia fino Genova dove inizia il ripristino in cantiere. Ogni cosa viene rivista, smontata e rimontata. Ho un container a disposizione che riempio di pezzi catalogati, da rivedere e controllare. Il motore nonostante la ruggine ha pochissime ore così si opta per il ripristino. Viene tutto smontato, sabbiato e riverniciato in bianco per poi essere rimontato dalle abili mani dei meccanici. Vengono sostituite tutte le tubazioni e al momento del reimbarco sembra nuovo di fabbrica con le parti in ottone e acciaio lucidato e come quelle dei modellini.

Conclusi lavori con il motore è la volta dell’albero, del boma. Tutto è ancora sanissimo non avendo mai “lavorato” e non ci sono le solite corrosioni quindi si opta per la verniciatura in bianco e la sostituzione delle sartiame. Poi è si passa alla lucidatura e  ai ripristini di coperta, cappottino nuovo e ritocchi interni. La carena è portata a resina e trattata con epossidica nonostante l’assoluta assenza di osmosi. Inizia una serie di inverni in cui si fa un piccolo passo avanti ogni volta ed in “un battito d’ali”, durato alla fine circa 10 anni,  il gioco è fatto.

Per tante cose però il grosso della fatica è stato a risparmiato dalla competenza e precisione del vecchio armatore, persona sicuramente ingegnosa che sinceramente vorrei molto conoscere. Raffinata nei gusti oltreché amante della musica classica vista la gran quantità di cassette di cui la barca è fornita. Inoltre il nome della barca, Nipper, è il nome del cane che guarda nel megafono del grammofono nell’illustrazione “His Master’s Voice, La voce del Padrone” di Francis Barraud e poi ripreso da alcune case discografiche.

Per tanti inverni a terra il Nipperino, come mi piace chiamarlo, è “cresciuto” fino ad essere quella che oggi è una barca comoda veloce e sicura. Dopo i 15 nodi di vento fa sentire la sua razza di puro sangue. Gli anni passano, 10 per l’esattezza, e nelle foto vedo i miei figli crescere nelle estati su questa barca splendida che per noi è stata pari a tante case in luoghi diversi con panorami meravigliosi. Nonostante i tanti anni del Nipper, ormai quasi 36, in rada e nei porti immancabilmente la gente si ferma, la guarda chiede e ricorda. Come se fosse una vecchia Ferrari.

Emilio

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