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CONOSCERE I venti dominanti nei nostri mari (e le loro caratteristiche)

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Un vero marinaio deve conoscere tutti i “trucchi” per interpretare i segni che la natura ci da quando sta per cambiare il tempo
(in meglio o in peggio non fa differenza). In due puntate, ve li sveliamo tutti… Parlando di meteorologia, sono innanzitutto i venti gli elementi che un buon capitano dovrebbe imparare a conoscere sia quando si trovi ad essere in mare ma anche quando è in porto, magare in procinto di mollare gli ormeggi.

COME FUNZIONA IL VENTO
Da un punto di vista meteorologico il vento, cioè le grandi masse d’aria che si muovono, può essere considerato come lo spostamento di un insieme di particelle, ognuna animata da un singolo moto proprio e avente al suo interno caratteristiche estremamente omogenee. Le dimensioni di queste particelle sono di norma pari ad alcuni centimetri cubi mentre la loro massa è invece decisamente più piccola, tanto che basta ma lieve variazione di pressione atmosferica a generare lo spostamento di grandi quantità di queste particelle e, conseguentemente, venti di diversa portata.

L’aria, in sostanza, si comporta come un fluido che si sposta sotto l’effetto di continue variazioni di pressione. La forza, anzi meglio l’intensità dei venti dipende invece da un più complesso sistema di forze che comprendono variabili quali la stessa pressione atmosferica ma anche il moto di rotazione dell’asse terrestre, oltre che naturalmente parametri più “semplici” come temperatura e umidità. È per questo motivo che, secondo le caratteristiche peculiari di queste variabili che si trovano sui mari italiani, alcuni venti sono quelli predominanti per direzione e intensità tra tutti quelli che possono scaturire nell’atmosfera e che sono elencati nella rosa dei venti. Ovvero si tratta di scirocco, libeccio, maestrale, tramontana e grecale.

La rosa dei venti (immagine tratta da wikipedia)

LO SCIROCCO
Caratterizzato da una provenienza dalla direzione SE, lo scirocco è un vento il cui inizio precede di solito di 12/24 ore l’arrivo di una perturbazione. L’intensità media del suo soffio è di circa 15-20 nodi e ha la peculiarità di durare in modo costante anche per diversi giorni. Altre sue caratteristiche sono quelle di essere molto umido e di sollevare sul mare un notevole moto ondoso, che è anche quello che dà vita al fenomeno dell’acqua alta a Venezia e nell’Adriatico settentrionale.

IL LIBECCIO
Il libeccio invece è il vento che proviene dalla direzione SO e che è caratterizzato dal fatto di soffiare quasi sempre in modo molto forte e a raffiche che possono raggiungere anche un’intensità di 40 nodi. Davanti alla coste tirreniche dell’Italia solleva normalmente molta onda e può essere tra i più pericolosi per i diportisti con imbarcazioni di dimensioni medio piccole.

IL MAESTRALE
Noto anche col nome francese di mistral, il maestrale è il vento che soffia da NO e che segue soprattutto i fronti freddi delle perturbazioni. Proprio per questo motivo è caratterizzato da aria piuttosto secca e associato a un cielo coperto con nubi di tipo cumuliforme, oltre che a manifestazioni temporalesche e a repentine diminuzioni della temperatura. Può raggiungere un’intensità pari anche a 40 o 50 nodi e incrociare e rendere ancora più pericoloso il mare già agitato dal libeccio, risultando così particolarmente temuto dai naviganti. Un caso tipico di presenza del maestrale nelle zone costiere del Tirreno settentrionale è rappresentato dal passaggio sull’Italia di un fronte di aria fredda proveniente appunto da nord ovest.

LA TRAMONTANA
La tramontana è invece il vento freddo che soffia da N, in particolar modo nei momenti in cui si è appena dissolta una perturbazione. Per questo motivo con tramontana il cielo è di norma sempre sereno e molto terso. Lo si trova soprattutto sui mari dell’Italia settentrionale, cioè Ligure e Alto Adriatico.

IL GRECALE
Arriva infine da NE ed è caratteristico di una cattiva stagione in rapido avvicinamento il vento chiamato grecale. Nella zona dell’Adriatico settentrionale sulle coste del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria croata prende normalmente il nome di bora e si manifesta in particolari condizioni di pressione.

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1 Comment

  1. Michele ha detto:

    L’avrei comprato il libro, ma vedo che nell’articolo fate continuamente riferimento alla costa del settentrione, come se il meridione non esistesse e come se i venti si fermassero solo nell’Adriatico e nel Tirreno settentrionale 🤦🏻‍♂️

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