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Il Golden Globe fa male all’Oceano: abbandonati in mare oltre 31 mila kg di materiale inquinante

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Il Thuriya di Abhilash Tomy

Quando era nata l’idea del remake del Golden Globe, il giro del mondo senza scalo e assistenza a bordo di vecchie imbarcazioni a chiglia lunga ante-1988 e senza elettronica, anche nella nostra redazione non erano stati pochi gli entusiasti. Poi a poco a poco l’euforia è andata svanendo leggendo con attenzione le anacronistiche regole di regata e seguendo le sorti degli skipper e dei loro incidenti nei mari del sud. In un’epoca in cui l’attenzione sull’inquinamento degli Oceani è crescente, va considerato anche l’impatto che gli incidenti di questa regata hanno.

Come in parte era prevedibile, le barche lente ante 1988, a chiglia lunga, subiscono oltre modo i marosi e quando succede un incidente questo si è presentato, nella maggior parte dei ritiri, in una misura così grave da costringere il concorrente ad abbandonare la barca. Su 18 partenti sono rimasti in gara in 6, quando il primo, il mitico Jean-Luc Van Den Heede, è impegnato nella risalita dell’Atlantico dopo quasi 200 giorni di regata. Dei 12 ritiri ben 4 hanno comportato l’abbandono totale della barca, e in particolare parliamo di Susie Goodal, Loic Lepage, Abhilash Tomy, Gregor McGuckin. A questi si aggiungono altri disalberamenti con conseguenti ritiri. 

Abbiamo provato a fare un calcolo a spanne, per capire quanto materiale inquinante questa regata abbia sparso in giro per gli oceani, tra scafi e attrezzatura. Abbiamo sommato il dislocamento delle barche abbandonate, arrotondandolo leggermente con l’attrezzatura di bordo, abbiamo aggiunto la stima del peso degli alberi persi dalle barche che per fortuna hanno poi trovato riparo. Va considerato che solo una minima, piccolissima, parte dei materiali con i quali è costruita una barca a vela è biodegradabile nel lungo tempo, come i legni degli interni. Tutto il resto no. Ebbene, la cifra che è venuta fuori è di oltre 31.000 kg di materiale inquinante lasciato in mare, ma potremmo avere calcolato una cifra per difetto. Negli ultimi 50 anni solo il Vendée Globe del 1996-97 ha fatto qualcosa di simile, ma è stata un’edizione particolarmente sfortunata di una regata che non si poneva in maniera ancronistica ma già in modo ultra professionale.

Nelle maggior parte delle altre regate oceaniche che si sono corse in epoche recenti le barche vengono il più delle volte recuperate o gli incidenti occorsi più difficilmente comportano l’abbandono nave. In un’epoca in cui si fa un gran parlare della plastica negli Oceani e il mondo della vela cerca condotte sempre più ecosostenibili, organizzare deliberatamente un evento che ha un’alta percentuale di rischio di abbandono di barche alla deriva è un qualcosa su cui vale la pena, quanto meno, di riflettere. 

Mauro Giuffrè

3 Comments

  1. Domenico Argento ha detto:

    Credo che l’autore dell’articolo stia esagerando cosi come coloro i quali ai fini di esprimere giuste considerazioni in relazione alla tutela del mare e dell’ambiente in genere perdono di vista il giusto senso delle proporzioni in relazione ai fatti globali. Colpevolizzare in questo modo una manifestazione velica credo faccia male prima di tutto alla Vela stessa. Non dobbiamo perdere di vista la realta e dobbiamo batterci sempre per lo Sport in tutte le sue forme specialmente se non professionistico. Buon vento e buone feste a tutti.

  2. Salvatore ha detto:

    Egregio Mauro Giuffrè,
    Lei scrive che “oltre 31.000 kg di materiale inquinante (è stato) lasciato in mare, ma potremmo avere calcolato una cifra per difetto. Negli ultimi 50 anni solo il Vendée Globe del 1996-97 ha fatto qualcosa di simile, ma è stata un’edizione particolarmente sfortunata di una regata che non si poneva in maniera anacronistica ma già in modo ultra professionale”…quindi anche ai “professionisti” può capitare di dover abbandonare in mare tanti materiali (o “rifiuti” come sembra considerarli Lei) quando le condizioni meteo-marine non sono propizie. Lei ha, forse, notizie inconfutabili sul fatto che, invece, le condizioni meteo-marine incontrate dai concorrenti della Golden Globe siano state incontestabilmente migliori? Non credo ma, in ogni caso, il problema non sono mai le “barche” ma, nel bene e nel male, casomai le persone che le progettano, le costruiscono e poi ci navigano! Con barche “datate” hanno compiuto imprese memorabili tanti famosi navigatori che anche sul Giornale della Vela vengono (giustamente) celebrati e quindi, sperimentalmente, non si può assolutamente concludere che l’ecatombe avvenuta sia dovuta necessariamente all’intrinseca inadeguatezza della costruzione delle barche ma dovremo, piuttosto, analizzare con maggior attenzione il loro equipaggiamento complessivo (nonché le persone coinvolte) la cui preparazione, esperienza e motivazione era (sicuramente) assai inferiore a quei “solitari” professionisti e super sponsorizzati a cui li si paragona (implicitamente e/o esplicitamente). Per fortuna (nel 2018) siamo in grado di progettare, costruire e condurre al meglio (e al limite) una barca a vela intorno al mondo… per fortuna siamo in grado di garantire standard di sicurezza migliori di quelli di 50 anni fa d’altronde, se così non fosse, qualcuno andrebbe per mare ancora a cavallo di tronchi sommariamente lavorati!
    Il problema, però, non sono le barche in se ma chi su esse si avventura senza essersi dotato di tutti gli strumenti e le attrezzature necessarie che l’evoluzione (umana e anche nautica) ci ha messo a disposizione. Non ci si può metter per mare guidati da un’idea “romantica” che, forse, poteva far notizia (se confrontata con le imprese eccezionali dei moderni “solitari” super-specializzati) mentre, purtroppo, l’ha fatta per l’ecatombe a cui abbiamo assistito. Il mare non è mai “romantico” quando ci si naviga sopra e talora, a suo piacimento, spazza via uomini e barche senza distinzione!
    A proposito dei “resti” abbandonati in mare, poi, ha mai pensato a quante barche da diporto naufragano, ahimè, ogni anno nel mondo?

  3. Silvano Volcan ha detto:

    Forse non si sa che ogni anno affondano navi da carico per un tonnellaggio MAGGIORE del totale di quello che fu affondato nei 5 anni dell’ultima guerra mondiale. Senza contare il numero veramente impressionante di container che le navi portacontainer perdono in mare in caso di burrasca. Se anche affondasse tutta la flotta di barche a vela che regatano in giro per il mondo non arriverebbero al tonnellaggio di un solo cargo con il suo carico. Che sia necessario assicurarsi che gli yacht in regata rispondano ai massimi requisiti di sicurezza è naturalmente auspicabile, ma senza demonizzarli.

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