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Calza o frullone? Come si ripara di emergenza una timoneria? Risponde Malingri dall’Atlantico

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gennaker
L’espertissimo Enrico Malingri (membro della dinastia di velisti più famosa d’Italia) è alla ARC
(traversata atlantica da Gran Canaria a Saint Lucia per velisti “amatoriali”) a bordo dell’Hanse 505 Anita di Andrea Sironi. “La mia prima traversata su una barca di serie”, come ci ha raccontato nella prima puntata (ricca di consigli su come allestire una barca “normale” per le lunghe navigazioni). Nella seconda ci ha svelato perché sta andando forte, poi ha affrontato un tema “sentito”, (meglio il gennaker o lo spinnaker?). In questa puntata prosegue sullo stesso stile, domandandosi, dopo aver affrontato un’emergenza al timone, se sia meglio il gennaker con il frullone o la classica calza. Siete d’accordo con lui?

Anita – 6 dicembre 2018
Lat.18°34.180N
Long.47°14.151 W
RIFLESSIONE ATLANTICA: ROLLA-GENNAKER VS CALZA
Ieri notte è montato vento e mare, procediamo con una mano di terzaroli e fiocco, verso le 9,30 sfioriamo un “merdone” (groppo, noi li abbiamo soprannominati cosi al primo giro del mondo), il vento aumenta e penso di mettere la seconda mano, ma poi il vento cala e strambiamo verso un area più sgombra.
Verso le 11,45 esco: sto per montare di turno, si spacca il moschettone della seconda scotta fiocco che metto in falchetta per le andature larghe. Il moschettone è sottodimensionato, mi aspettavo la rottura, giriamo la scotta e torniamo alla fedele vecchia gassa che non tradisce mai.
Mentre siamo a metà della manovra la barca parte all’orza, guardo Federico al timone e dal suo sguardo capisco che siamo “nelle curve”, il timone gira a vuoto. La barca strapuggia, la randa prende a collo, per fortuna c’è la ritenuta, il tutto in pochi secondi.
Sono momenti dove si deve stare calmi e lucidi, decido di controllare la barca con il pilota automatico e lentamente la porto di bolina larga a 70 gradi al vento, poi ammainiamo la randa mettendo la barca in sicurezza. Ci sono 24/26 nodi di vento e mare formato, poi procediamo con il solo fiocco rimettendoci in poppa con un angolo di 135/140 gradi al vento.
COME TI RIPARO LA TIMONERIA
Era già successo in trasferimento da Lavagna alle Canarie: si era spezzato un cavo di acciaio della timoneria da 6 mm., prontamente sostituito dal fido Andrea Bonini al comando del trasferimento. 
A questo scopo mi ero premunito con alcuni metri di dyneema, qualora avessi dovuto intervenire in mezzo al mare. 
Ora però bisogna fare il lavoro in mezzo alle onde, come faccio di solito in queste occasioni, escludo tutti gli stimoli esterni e poi iniziamo. Via la ruota, apriamo il coperchio che ripara il settore, si vede il cavo spezzato è quello che va al timone di destra. Smonto il pignone ed estraggo la catena con lo spezzone di cavo tranciato, lo sgancio aprendo la falsa maglia catena. Con un filo da pesca con attaccato un dado da 8mm. calo il messaggero dal buco del pignone e con un pò di fortuna e mestiere centro la puleggia dei frenelli giusta. 
Al messaggero attacco il dymeema da 6 mm. doppio e lo tiro su fino al pignone, dove lo posso collegare alla catena. Il tutto mentre il timone automatico pilota la barca ed il settore si muove, quindi attenti alle mani e a non tirare troppo il cavo sano. Innesto il pignone sulla catena e lo rimonto al suo posto, tendo il dyneema, un capo con un’ asola e l’altro a tesare dentro la stessa.  Voilà, ripristinata la timoneria in una ora scarsa, è andata bene, mancano 850 miglia a St. Lucia.
Siamo su una barca di serie e noto che:
– Il cavo da 6 mm. è troppo fine ci vuole da 8 mm.
– Il settore è troppo piccolo di raggio quindi avendo poca leva c’è tanto sforzo.
– La zona è abbastanza inaccessibile, devo infilare una mano alla cieca per sentire la puleggia del cavo settore/catena/ruota.
– Anita è una buona barca, peccato che si perda su questi fondamentali, al ritorno il tutto verrà elaborato “Malingri Racing”.
Ora nei passati giorni ho avuto modo di usare il Code O con il cavo anti torsione e il suo bel tamburo per rollarlo. Lo sostengo da anni, da quando maneggiavo il frullone sul Moana 60, quando sale il vento e li devi riavvolgere sono oggetti pericolosi. Ieri sera abbiamo ammainato il Code 0 alla sera con 20/22 e con la fida calza in meno di un minuto la bestia era domata, naturalmente prima abbiamo srotolato il ficco per schermarlo. Con il rolla sarebbe stato impossibile, quando la vela tira la cima slitta nel tamburo e si srotola.
CALZA O FRULLONE, AUTOVIRANTE SI O NO?
Quindi una altra equazione per voi :
Rolla gennaker:
ammainata entro i 15 nodi di vento max. uso esclusivo uscita davanti alla costa. No navigazione notturna, no navigazione offshore.
Calza per spi o gennaker
Uso offshore, ti salva quando le cose si mettono male e sale il vento. Un must per traversate atlantiche.
Spendo anche due parole sulla rotaia del fiocco autovirante:
Ahimè la stessa è inutilizzabile in andature di poppa, quando il fiocco si sgonfia e la barca rolla il carrello sbatte destra e sinistra. Il nostro è esploso dopo due giorni. In più i fiocchi che si possono fare nel triangolo disponibile sono piccoli e totalmente inadatti alla poppa. Se vuoi la rotaia auto virante devi avere anche quella normale per montarci un fiocco decente per andare alle portanti. In questi giorni appena caliamo spi o gennaker e andiamo con quella “schifezza di fiocco” in poppa perdiamo posizioni su posizioni. Poi la scotta che sale a 90 gradi sull’albero e poi riscende a 180 e poi di nuovo al winch fa un inutile sforzo, quindi cento volte meglio la tradizionale doppia scotta. Si vuole sempre fare meno fatica, ma ci sono delle cose inevitabili se vuoi navigare sul serio, tirare e mollare una scotta in virata e una di queste. Meditate gente, meditate.
Un saluto dall’Atlantico  
Enrico Malingri

Anita (Hanse 505) partecipa alla ARC 2018 con a bordo Andrea Sironi, Alberto Sironi, Renato Sironi, Enrico Malingri Di Bagnolo, Federico Gallo, Pietro Sironi ed Enrico Sironi.

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1 Comment

  1. Michele Satta ha detto:

    Consigli che valgono oro.
    Grazie!
    Ho sia calza che frullone. Sia gennaker che code zero e trovo verissimo che il frullone, con molto vento non sia semplice, perché la cima circuito chiuso può scivolare.
    In quei casi, meglio la cara è vecchia calza.
    Ma – dubbio mio – i vari mostri sacri quali Volvo, Imoca etc, non usano forse frulloni? Certo, super frulloni, ma sempre tali.
    Cosa mi sfugge?
    Ammetto la mia ignoranza…

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