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Fantini c’è: Enel Green Power taglia il traguardo della Route du Rhum

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Era l’unico italiano rimasto in regata alla Route du Rhum e si batteva nell’ultra competitiva categoria Class 40, Andrea Fantini ha portato a termine la sua missione tagliando il traguardo di Pointe à Pitre, Guadalupa, con il tempo di 27 giorni, 22 ore, 40 minuti e 28 secondi a bordo di Enel Green Power.

Lo skipper ferrarese, classe 1982, era alla sua prima regata oceanica in solitario dopo avere partecipato a una Transat Jacques Vabre in coppia con Tommaso Stella e avere fatto parte a lungo dell’equipaggio di Maserati con Giovanni Soldini. Ha chiuso le 3.542 miglia di regata al 31mo posto, dopo avere effettuato uno scalo consentito da regolamento a Lorient poco dopo la partenza al fine di evitare la brutta serie di depressioni che ha decimato parte della flotta.

Il giorno del suo compleanno, vissuto in mare, ci aveva scritto una lunga riflessione sulla sua regata, la necessità di fermarsi e quella di arrivare fino in fondo:

Dopo circa 36 ore dalla partenza ho deciso di ripararmi a Lorient, in Bretagna (per cui secondo il regolamento non considerato come scalo tecnico) come hanno fatto molte altre barche. La decisione è stata travagliata, e psicologicamente durissima; non passa un’ora senza che io mi chieda continuamente se sia stata quella giusta o meno. Comunque sia, dopo un’ attesa snervante di sei giorni a Lorient, io ed altre 15 barche più o meno, siamo ripaqrtiti per la nostra “nuova ” Route du Rhum.

Non passa ora senza pensare a quell’episodio, senza che io mi chieda e forse senza che la gente – giustamente – si chieda, ma perché hai voluto fare la RdR allora? E’ vero, l’Oceano non è per mammolette. E’ tanto vero, le depressioni in Nord Atlantico in novembre ci saranno sempre. Se decidi di fare una regata come questa, prima di andare verso le buone notizie – gli Alisei – (cit. J.Y. Bernot) è sicuro che una o due te le prendi, più o meno forti, e chi parte o è stupido o ne è consapevole. Io ne ero perfettamente consapevole, non è la prima volta che parto dal Nord per andare verso le Antille o il Sud America, nel mio piccolissimo ho fatto due Transat Jacques Vabre, e migliaia e miglia di miglia su Maserati tra le altre cose, ma mai in solitario.

Questa è la mia prima vera regata in solitario, e semplicemente, di fronte alla consapevolezza di dover affrontare tre depressioni forti, da solo, con il rischio di non arrivare e di vedere sfumare nel nulla un progetto iniziato due anni fa in cui io e altre persone abbiamo dato tutto, e intendo veramente tutto, ho avuto paura, e ho preso quella decisione di conseguenza. La paura a volte assume forme strane, che io sinceramente non so spiegare. Nel mio caso aveva la forma di un grande casino che mi sarebbe capitato infilandomi in mezzo al fronte con 45 nodi  e nel mare incrociato del dopo fronte (che comunque una settimana fa è successo, senza casini) e questo da solo. Ma questo è ovvio, stai facendo la RdR, che è una regata in solitario, e tra l’altro hai sputato sangue per anni per essere qui, e ora non te la senti. Ma che stai dicendo Andrea?

Poi sai e vedi che invece quelli “forti davvero”, i famosi francesi, quelli che partono per il podio, probabilmente sono contenti di condizioni così dure, beh anche tutto ciò non ti aiuta, anzi l’opposto  ti distrugge. Beh probabilmente  la ragione sta dalla loro parte, in fondo sei lì per quello.

Per quanto mi riguarda tutto ciò mi è stato utilissimo per capire quali sono i miei – grandi – limiti, e come e dove migliorare per oltrepassarli.
   
Io pero’ sono qui, non ho mai mollato anche se ho avuto tanti momenti in cui avrei voluto, sono a 1.500 miglia dall’arrivo a battagliare con un gruppo di barche e a dare tutto quello che ho (a discapito di tutti quei velisti che in Italia staranno pensando che Fantini va in crociera), ad apprezzare ogni momento di quello che sto vivendo, albe, tramonti, temporali, pasta in pentola a pressione, guardare le posizioni degli altri ogni ora, crollare dal sonno esausto… a capire quanto sono un privilegiato per poterlo vivere, e infine, a far sapere a tutti che, anche se nelle retrovie un po’ di Italia, in questa RdR, c’è.

 

1 Comment

  1. Vincenzo ha detto:

    Bravo Andrea! Hai dimostrato grande maturità nella scelta di ripararti in Bretagna, i danni che molto probabilmente avresti subito nelle varie depressioni non ti avrebbero consentito di portare a termine la RDR ma sopratutto avresti compromesso tutto il lavoro che con grande sforzo hai fatto per partecipare alla RDR, non oso pensare ad un disalberamento o a qualsiasi rottura che ti avesse costretto al ritiro , sappiamo bene che la barca non è tua è che il budget era limitato come spesso accade alle barche italiane, detto ciò ridossandoti hai dimostrato una grande maturità, alla fine hai fatto la tua regata senza azzardare, cosa che si può permettere solo chi ha grandi budget.Spero di rivederti presto sulla linea di partenza di una nuova competizione è questa volta con una tua barca ed un grande budget, sono certo che non avrai nessuna remora a affrontare qualsiasi depressione.BRAVO ANDREA

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