ESCLUSIVA “Un po’ di italia c’è, in mezzo all’Oceano”. Buon compleanno Andrea Fantini!
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“Sono Andrea Fantini, vi scrivo dall’Oceano”. Comincia così il messaggio “atlantico” che il navigatore ferrarese, l’unico italiano rimasto in regata alla Route du Rhum (3.542 miglia in solitario da Saint Malo, in Bretagna, a Pointe-a-Pitre, in Guadalupa) con il Class40 Enel Green Power, nel giorno del suo compleanno (auguri, 36 anni!) ci ha inviato sfruttando il satellitare. (E.R.)
Ciao a tutti,
scrivo alcune mie riflessioni nel giorno del mio compleanno, un compleanno un po’ anomalo, ma non vorrei essere in nessun altro posto se non qui, nel bel mezzo dell’oceano Atlantico, durante la Route du Rhum 2018.
Sì, è così come scrivo nel titolo, un po’ di Italia c’è, anche se nelle retrovie, ma c’è, in una RdR particolarmente dura, che ha visto partire 123 barche il 4 di novembre, tra cui due italiani, Andrea Mura, ritirato, ed io. Dopo circa due settimane dalla partenza sono circa 50 le barche ritirate, a causa di rotture, disalberamenti, e problemi vari.
Io dopo circa 36 ore dalla partenza ho deciso di ripararmi a Lorient, in Bretagna (per cui secondo il regolamento non considerato come scalo tecnico) come hanno fatto molte altre barche. La decisione è stata travagliata, e psicologicamente durissima; non passa un’ora senza che io mi chieda continuamente se sia stata quella giusta o meno. Comunque sia, dopo un’ attesa snervante di sei giorni a Lorient, io ed altre 15 barche più o meno, siamo ripaqrtiti per la nostra “nuova ” Route du Rhum.
Non passa ora senza pensare a quell’episodio, senza che io mi chieda e forse senza che la gente – giustamente – si chieda, ma perché hai voluto fare la RdR allora? E’ vero, l’Oceano non è per mammolette. E’ tanto vero, le depressioni in Nord Atlantico in novembre ci saranno sempre. Se decidi di fare una regata come questa, prima di andare verso le buone notizie – gli Alisei – (cit. J.Y. Bernot) è sicuro che una o due te le prendi, più o meno forti, e chi parte o è stupido o ne è consapevole. Io ne ero perfettamente consapevole, non è la prima volta che parto dal Nord per andare verso le Antille o il Sud America, nel mio piccolissimo ho fatto due Transat Jacques Vabre, e migliaia e miglia di miglia su Maserati tra le altre cose, ma mai in solitario.
Questa è la mia prima vera regata in solitario, e semplicemente, di fronte alla consapevolezza di dover affrontare tre depressioni forti, da solo, con il rischio di non arrivare e di vedere sfumare nel nulla un progetto iniziato due anni fa in cui io e altre persone abbiamo dato tutto, e intendo veramente tutto, ho avuto paura, e ho preso quella decisione di conseguenza. La paura a volte assume forme strane, che io sinceramente non so spiegare. Nel mio caso aveva la forma di un grande casino che mi sarebbe capitato infilandomi in mezzo al fronte con 45 nodi e nel mare incrociato del dopo fronte (che comunque una settimana fa è successo, senza casini) e questo da solo. Ma questo è ovvio, stai facendo la RdR, che è una regata in solitario, e tra l’altro hai sputato sangue per anni per essere qui, e ora non te la senti. Ma che stai dicendo Andrea?
Poi sai e vedi che invece quelli “forti davvero”, i famosi francesi, quelli che partono per il podio, probabilmente sono contenti di condizioni così dure, beh anche tutto ciò non ti aiuta, anzi l’opposto ti distrugge. Beh probabilmente la ragione sta dalla loro parte, in fondo sei lì per quello.
Per quanto mi riguarda tutto ciò mi è stato utilissimo per capire quali sono i miei – grandi – limiti, e come e dove migliorare per oltrepassarli.
Io pero’ sono qui, non ho mai mollato anche se ho avuto tanti momenti in cui avrei voluto, sono a 1.500 miglia dall’arrivo a battagliare con un gruppo di barche e a dare tutto quello che ho (a discapito di tutti quei velisti che in Italia staranno pensando che Fantini va in crociera), ad apprezzare ogni momento di quello che sto vivendo, albe, tramonti, temporali, pasta in pentola a pressione, guardare le posizioni degli altri ogni ora, crollare dal sonno esausto… a capire quanto sono un privilegiato per poterlo vivere, e infine, a far sapere a tutti che, anche se nelle retrovie un po’ di Italia, in questa RdR, c’è.
Andrea Fantini
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6 commenti su “ESCLUSIVA “Un po’ di italia c’è, in mezzo all’Oceano”. Buon compleanno Andrea Fantini!”
ma che dici……sei un grande!!!!!!!!!
Carissimo Andrea, io una notte di qualche anno fa sono stato recuperato in mare, pensai ai miei figli e a mia moglie prima di abbandonare la barca ! fu la scelta giusta, la stessa notte altri rischiarono di perdere la vita, ioi non mi senti’ un perdente … avevo riportato la pelle a casa! e pure la barca perché il giorno dopo fu ritrovata intatta sulla spiaggia di Viareggio.
Buon vento
Riccardo Pisa
Bravo !
Finalmente uno sincero ti auguro vento in poppa forte ma non troppo :-))
Giusto avere testa sul collo che senso ha distruggere la barca dopo tanti sacrifici…o peggio…!!
Well Done ! ! !
Kelly Arena
Esiste un limite, talvolta anche estremo, che non ha mai senso superare.
Tu hai avuto il buon senso e la freddezza di capirlo.
Hai fatto la scelta giusta.
Nessun vero uomo di mare ti può giudicare.
Buon vento, caro Andrea.
Michele
Ti auguro tanta forza Andrea. Più ti arriverà più vai avanti. La nostra sagezza cresce con ogni miglio che lasciamo dietro di noi e la strada davanti diventa sempre più bella perché sempre più vicina verso casa. Queste righe da una persona che ha attraversato l’Atlantico in un 3 alberi in 10 settimane e visitata Capo Horn in un Solar 40. Che gli elisei siano sempre con te (anche se non si fanno sempre sentire)!
Le persone che hanno la forza di mettere in piazza i propri limiti sono solo da ammirare. Buon vento