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Nuova classe olimpica, parla il Direttore di Beneteau: “Un buon progetto può essere costruito anche da più cantieri”

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Il dibattito è divampato sul web (leggi QUI perché) e pare proprio che la decisione di World Sailing di sostituire il Finn con una barca a chiglia offshore, o meglio le modalità con cui è arrivata ed è stata comunicata, non abbia esattamente incontrato i favori del mondo della vela olimpica. Abbiamo deciso quindi di ritornare sul “caso”, sentendo una voce decisamente autorevole, quella di Gianguido Girotti, il 41enne cesenate Direttore Generale di Beneteau e Project Manager dell’attesissimo Figaro 3, barca che esordirà alla prossima Solitaire du Figaro e mente dell’operazione che ha portato il colosso francese ad acquisire Seascape.

Cosa può confermarci sull’attuale “affare classi olimpiche” in riferimento alla nuova barca offshore sulla quale si fa il nome di Beneteau con i Seascape rebrandizzati First? 

Partiamo da un presupposto, non c’è nessun accordo, World Sailing non ha preso alcuna decisione su quale sarà la barca e anche noi siamo in attesa di avere maggiori specifiche dopo la decisione presa a Sarasota, potrà essere una nostra barca come quella di un altro cantiere, niente è scontato. Beneteau è stata contattata da World Sailing, noi come altri cantieri, quando è stato emesso un bando per una barca dedicata a un Campionato Mondiale Offshore, che era anche di una misura diversa da quella chiesta adesso, ma in quella fase non era stata presa alcuna decisione a proposito della classe olimpica da inserire. Il nostro obiettivo come cantiere era piuttosto quello di fare riconoscere il nostro Figaro 3 come classe internazionale e vedere se c’erano i termini per renderla idonea a questo campionato del mondo. Quest’ultimo punto non è stato possibile perché il Figaro 3 era fuori dai parametri scelti“.

Beneteau ha però nella sua gamma i Seascape, che sembrerebbero rientrare perfettamente nelle richieste attuali di World Sailing per la nuova classe olimpica. 

Voglio chiarire una cosa, ho lavorato personalmente all’affare Seascape e vi dico che è una cosa iniziata oltre un anno e mezzo fa, in tempi non sospetti e senza la prospettiva di Olimpiade. Sapete perché l’abbiamo fatto? Perché c’è un mondo, che è quello della vela offshore, che non smette mai di crescere, 5 milioni e mezzo di persone hanno visitato il villaggio della Route du Rhum, ma lo vediamo anche con le regate in Italia. Sempre più persone vogliono mettersi alla prova e l’operazione Seascape ha proprio questo obiettivo, allargare la piramide degli appassionati che si possono avvicinare alla vela. Velisti che vogliono sentire l’adrenalina di una planata come si fosse su un Laser ma su una barca più grande e facile da gestire anche con vento forte e in equipaggio ridotto. Come può un cantiere come il nostro, che ha sempre prodotto anche barche sportive, ignorare un fenomeno simile?”. 

Resta il fatto che l’operazione di eliminare il Finn in favore di una barca offshore fa storcere il naso a molti.

Il Finn è una barca meravigliosa, la contrapposizione è ovviamente spiacevole. Ma una cosa non si è detta e va sottolineata, chi pensa che una classe olimpica offshore sia una cosa poco atletica o per tutti si sbaglia. Avete mai seguito l’arrivo di una prova dei Figarò? Dopo 400 miglia di regata arrivano al traguardo con 20-30 secondi di distacco l’uno dall’altro. Avete mai lontanamente immaginato quanto spingano i figaristi in queste prove? Pensare che non ci sia una componente atletica forte nel chi fa la vela offshore al top è una cosa senza senso. Su questa futura classe olimpica ci andranno i migliori, e il prototipo del velista che fa oggi offshore ad alti livelli e andrà a fare le Olimpiadi è tutt’altro che un profilo qualunque: è un po’ velista, un po’ ingegnere, un po’ atleta, e questo è solo per i migliori.

Se fosse scelta una vostra barca come verrebbe regolata la questione monopoli?

Sottolineo ancora che l’obiettivo ultimo di Beneteau non sono le olimpiadi ma il movimento offshore in generale, anche quello che parte dal basso. Detto ciò la questione monopoli esiste, ma la cosa importante in ottica olimpica è che venga scelto un buon progetto, una barca sostenibile e adatta, la cosa importante non è chi la costruirà, nulla toglie che il singolo progetto possa essere costruito da più cantieri. Ed è giusto, e assolutamente normale, che World Sailing abbia chiesto un parere a molti cantieri.

IL NOSTRO PARERE

Sui numeri del mondo offshore non ci sono dubbi ed è fisiologico che un cantiere come Beneteau, che ha sempre vinto anche in regata e che ha prodotto barche come i Figaro, guardi a questo mondo. Appare altrettanto chiaro che il filo del campionato del mondo offshore voluto da World Sailing sia adesso legato all’inserimento della nuova classe olimpica. Il fatto che nel frattempo siano cambiate le misure minime e massime della barca, adesso contenuta entro i 10 m prima fino a 12, va interpretata come una discussione ancora aperta o come il fatto che in corso d’opera l’esigenza di inserire una nuova classe olimpica (bocciata per due voti all’assemblea di Londra nel maggio 2018) abbia fatto cambiare i parametri decisionali per puntare su qualcosa di più piccolo rispetto all’idea iniziale. Sul fatto che l’olimpiade, anche su una barca simile, non sia per tutti non abbiamo dubbi: a vincere, come sempre, saranno alla fine i migliori e non dei, pur rispettabilissimi, “velisti della domenica”.

Sul fatto che ci sia un forte “zampino” della Vela francese, speranzosa di vedere i suoi campioni della course au large a medaglia, per avere la barca offshore a Parigi 2024 nessuno ne fa più mistero. Lo stesso Presidente della Federazione Vela Francese, Nicolas Hénard, lo ammette avendo ammesso in un’intervista a Tip & Shaft di avere fatto un’azione di lobbying in sede World Sailing. Di questo non se ne può fare colpa a Beneteau o Jeanneau, quest’ultimo marchio del grande gruppo Beneteau, perché sarebbero stati dei cantieri chiamati in causa a prescindere da dove si sarebbero svolte le Olimpiadi dato che si tratta di un mega gruppo che da sempre ha prodotto barche sportive (ricordiamo anche i Sun Fast recenti di Jeanneau che dominano in offshore). Restano ovviamente le perplessità sui metodi e i processi decisionali di World Sailing e i dubbi su quale sarà il format della futura classe olimpica, soprattutto per quanto riguarda le sue selezioni, ovvero quello che a questo punto sarà il format di questo Mondiale Offshore. Appare complesso infatti pensare come i costi di una barca a chiglia, e di un minimo di flotta nazionale da formare, possano essere sostenibili per il maggior numero di paesi possibili. E questo potrebbe essere un punto in cui ci saranno non poche novità e potrebbero anche non essere così scontate.

Mauro Giuffrè

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