Pazzo Rhum: Gabart con la barca a pezzi cede all’arrivo per sette minuti. Vince Joyon
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Macif e Gabart di fatto avevano quasi ucciso la regata già lungo le coste portoghesi, dimostrando una velocità superiore a Idec (che ha 12 anni contro i 4 di Macif) e una lettura del meteo come sempre impeccabile. Il vantaggio all’ingresso dell’aliseo era aumentato fin quasi a 200 miglia, regata virtualmente chiusa ma la vela, si sa, è uno sport meccanico. Ed ecco che Gabart negli ultimi tre giorni ha iniziato ad avere un’andatura quanto meno anomala. Sempre mediamente più lento di Idec, con un bordo addirittura nettamente sfavorevole rispetto a quello del suo avversario, come se Macif stesse navigando zoppa. A meno di 24 ore dall’arrivo in Guadalupa con Macif in preda a una vera e propria emorragia di miglia di vantaggio, e Joyon con un ritmo da tamburo battente, il team di Macif svela l’arcano: Gabart sta navigando senza un foil, quello di dritta, senza un timone, e senza la possibilità di issare il J3, il fiocco da vento, a causa di un problema idraulico. La perdita delle appendici sarebbe imputabile a collisioni con detriti.

Per rendere meglio la situazione, va detto che gli Ultime di ultima generazione sono dotati di sei appendici, un timone e un foil per ogni scafo laterale, due timoni centrali, tutti i timoni sono dotati di pinne orizzontali che contribuiscono al sollevamento. I foil laterali non servono solo a sollevare la barca ma anche a ridurne lo scarroccio soprattutto nelle andature strette. In pratica Macif stava navigando più che zoppa, ma Gabart, conscio di potere perdere la regata, non ha mai pensato a un ritiro. E nel frattempo Francis Joyon cosa faceva? Faceva il Francis Joyon. Ovvero portava la barca al 100% del suo potenziale conscio del fatto che le regate oceaniche finiscono sulla linea d’arrivo e consapevole di avere comunque fatto una regata sublime, attraversando indenne le depressioni in Biscaglia quando altri più quotati skipper erano costretti al ritiro.
Nelle ultime 48 ore si era capito che la corsa si stava realmente riaprendo, nelle ultime 6 la sensazione era che l’inerzia fosse definitivamente cambiata. Quando Macif ha doppiato la Guadalupa, iniziano a contornarla per arrivare all’arrivo di Pointe à Pitre il vantaggio era ormai flebile, poche decine di miglia, e in quella situazione, con questi mezzi, chi arriva da dietro a questo punto può avere più opzioni tattiche rispetto a chi guida, soprattutto per un arrivo in notturna nella brezza variabile. Ogni bordo mure a sinistra di Macif, senza il foil sottovento, per Gabart era uno stillicidio anche nel vento leggero. Senza l’appendice a fare il suo lavoro era chiaro anche dalla cartografia web quanto Macif perdesse. All’ultimo capo da doppiare prima dell’arrivo, con Joyon ormai sulla poppa di Gabart, la svolta.
L’arrivo è di bolina, con vento leggero, Gabart stringe l’angolo dopo il capo, ma perde ancora strada scarrocciando sottovento senza foil, Joyon attacca, lo passa sopravvento, la regata finisce qui. Sette minuti di divario, dopo 3500 miglia. Difficili da digerire.

François Gabart lo sa, e davanti ai microfoni sorride amaro: “E’ terribile, ma è la vela, sapevo che dato il meteo occorreva essere preparati a tutto, mi sono adattato a quello che succedeva. Francis è stato super, bravissimo a lui”. Joyon sorride, si complimenta e si, sembra quasi avere un sorriso da volpe. Ma non scrivetelo per favore. Oggi è “solo” un campione che ha condotto la sua barca al 100% e oltre fino all’arrivo.
PS: buone notizie per l’unico italiano rimasto in regata. Andrea Fantini sul Class 40 Enel Green Power, dopo la sosta prudenziale per lasciare passare le depressioni, è ripartito da Lorient. Coraggio Andrea!
Mauro Giuffrè
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