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Golden Globe Race, cronaca della fine di un mito

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Il Nicholson 32 di Loic Lepage, disalberato recentemente

Scuffiato a 180 gradi, raddrizzato, sartiame e albero seriamente danneggiato, a secco di vele. Anche il grande Jean-Luc Van den Heede “saluta” la Golden Globe e fa rotta verso Valparaiso, in Cile. Un evento che era nato come una grande avventura, per dimostrare che chiunque, con una buona preparazione, a bordo di vecchie imbarcazioni a chiglia lunga ante-1988 e senza elettronica, si potesse lanciare nel giro del mondo in solitario senza scalo sulla scia di Robin Knox-Johnston o Bernard Moitessier.

E invece no. Dei 18 skipper partiti, sono rimasti in 7, in quella che ormai è solo una corsa ad eliminazione. Qualcuno di loro ha rischiato grosso, come l’indiano Abhilash Tomy, che si è trovato a dover lottare per raggiungere il GPS ferito alla schiena e immobilizzato, dopo una scuffia. Una scuffia, già. Non stiamo parlando di derive, le barche del Golden Globe scuffiano. E i soccorsi arrivano. Magari a scapito di chi è in mare per lavoro e dei soccorsi avrebbe bisogno.

I cirripedi sullo scafo del Rustler 36 dell’estone Uku Randmaa a conferma della lentezza delle barche, dopo sei mesi di navigazione
Credit: Christophe Favreau/PPL/GGR

Gli skipper poi sono in balia delle depressioni meteo con barche troppo lente per potere posizionarsi in maniera corretta nei fronti che li investono. Insomma, non solo un “buco nell’acqua” dal punto di vista di organizzazione dell’evento (partenza che è stata spostata dall’Inghilterra alla Francia, deroghe continue al regolamento originale, categorie create per chi fa scali oltre alla classifica normale, etc) ma, forse, un azzardo pericoloso. Anche noi all’inizio eravamo entusiasti, ma ci siamo dovuti ricredere.

Ma perché sta succedendo questo? La colpa è veramente solo delle barche vecchie? O, assuefatti dalle nuove tecnologie, non siamo più capaci di navigare come una volta, come i veri marinai di cui parla Loick Peyron in questa intervista? Ma c’è anche una terza ipotesi: che il Golden Globe fosse già una follia nel 1968. E in questo caso, replicarlo con le stesse regole cinquant’anni dopo, non sarebbe ancora più folle?

Eugenio Ruocco

8 Comments

  1. Vittorio Fresi ha detto:

    Le barche della Golden Globe scuffiano è vero, ma si raddrizzano e non vanno a fondo o rimangono capovolte come purtroppo è successo anche recentemente a barche moderne. I partecipanti rimasti sono in mare da mesi e hanno superato, seppur con difficoltà, diverse depressioni degli oceani del sud e quindi.. penso che non ci siano solo indicazioni negative da menzionare. Seguendo la route di rhum di questi giorni, nelle quale sono presenti barche moderne, veloci e in alcuni casi di altissimo valore, non si può che constatare che la flotta è decimata dopo 2 giorni dalla partenza. Cosa vuol dire la fine di un mito? È un affermazione rivolta al grande Van de Heed che ha parzialmente scuffiato?

  2. Fabio ha detto:

    La G.G.R è la massima esponenza della navigazione oceanica estrema. È giusto che sia così e che rimanga tale. Scuffie e rotture erano messe in conto ancor prima che la flotta lasciasse la Francia, così di conseguenza l’abbandono di più della metà dei concorrenti.
    Non ha senso paragonare le barche della G.G.R a i moderni Imoca. Sono navigazioni differenti con pro e contro da ambo le parti.
    Motivo per cui, da appassionati, ha senso continuare ed incentivare questi eventi.

  3. Michele Sbrogiò ha detto:

    Non credo sia la fine di un mito, anzi è la dimostrazione che era e resta un impresa, una grande impresa che soli pochissimi navigatori possono intraprendere. Per completarla poi non basta la perizia e la qualità delle imbarcazioni, ma forse oggi come allora serve anche la fortuna dei grandi marinai.
    Comunque al di là di chiglia lunga , nessuna è affondata, mi inchino a tanto coraggio e capacità.
    Per me rimane un impresa epica, ammirazione per tutti i partecipanti.

  4. Fabrizio Ladi Bucciolini ha detto:

    Caro Eugenio, che non si sappia piu` navigare come una volta e` vero, e complice e` l’industria nautica, le federazioni vela e la stampa nautica, tutte meravigliose entita` piene di venditori e di conflitti di interessi, tutte entita` di cui fai bene il rappresentante. svcrivi delle barche modern che perdono I pezzi con 20 nodi di vento che faresti un favour a molti. oppure racconta gli sforzi enormi che questi marinai anno fatto solo per arrivare alla partenza. Racconta della lotta contro se stessi, che bisogna fare per partecipare a queste avventure, parla della tempra di questi uomini, di chiha disegnato e costruito quelle barche, parlane se ne sai qualcosa e sempre che qualcuno ti consenta di diffonderle quelle verita`. in questa regatta niente spaghettino alle vongole al rientro e si parte anche con piu` di 15 nodi di vento, non sei abituato? Concordo sulla bassa capaita` dell`organizzazione che e` riuscita solo cavalcando l`entusiasmo e la forza dei partecipanti. per il restro levati il Capello e taci.

    • Giornale della Vela ha detto:

      Buongiorno Fabrizio,
      grazie per il commento.

      Da quello che scrive sembra conoscere molto bene me e il mio lavoro, ma in realtà io non credo di conoscerla.

      Per quanto riguarda le barche moderne di cui parla, se fa riferimento agli incidenti della Route du Rhum, si tratta di modelli molto tirati e ideati per essere spinti al limite, seguiti pedissequamente dall’assistenza.

      Siamo d’accordo sugli sforzi che fanno i marinai per inseguire il loro sogno: abbiamo dato largo spazio alle loro storie, soprattutto quella di Francesco Cappelletti (che abbiamo avuto l’onore di avere alla VELA Cup di Marina di Pisa), Patrick Phelipon (presente al VELAFestival, anche se non è partito), Nerée Cornuz (al quale abbiamo dedicato un lungo servizio), quindi ne abbiamo parlato a lungo e nei tempi e nei modi corretti.

      A prescindere dall’epicità dell’impresa, non potrà negare che questa regata si è davvero trasformata in una gara a eliminazione. Ci sono tanti modi per girare il mondo, per mettere alla prova sé stessi, in modo più sicuro: ci sono regate dove agli skipper è consentito l’utilizzo di elettronica e barche più robuste (come ad esempio la Longue Route, oppure i vari rally in giro per il mondo, la World ARC).

      Cordiali saluti,

      Eugenio Ruocco

      ps: se viene al TAG Heuer VELAFestival, dal 2 al 5 maggio, sarà un piacere per me offrirle un drink e parlare dell’universo vela!

      • Fabrizio ha detto:

        Buongiorno! Quando parlo di barche moderne parlo di quelle da diporto, quelle meraviglie con due ruote, interni open space, 8 cabine 10 bagni in 12 Mt. Quelle prodotte da chi paga la pubblicità sulle riviste di vela… mi parli poi delle regate a meno di 15 nodi di vento, quindi non ad “eliminazione”… ridotta propio male la nautica e la vela in Italia, dovreste usare l’esempio di questi marinai per ispirare sogni ed avventure per provare a ricostruire un bagaglio di esperienza da condividere e tramandare anziché promuovere merchandising di finto lusso di oggetti inutili e di barchette che servono solo a fare show off in banchina prima dell’aperitivo… ma non si può perché poi chi paga???

  5. Antonio ha detto:

    Non capisco proprio perché il giornale della vela frema dal sparare sentenze sulla golden globe… ma che cosa vuol dire “cronaca della fine di un mito”,…e allora quanti miti sarebbero caduti nelle prime 60 ore della route de rhum… per me sicuramente nessuno perché non penso si possa misurare così il valore di un personaggio come VDH come di tutti i navigatori che hanno avuto problemi e avarie in questa regata. Sino a 10 giorni fa scrivevate che proprio VDH era l’unico vero marinano e gli altri erano praticamente degli amatori allo sbaraglio…quindi forse non è proprio così. Citate il grandissimo Peyron che proprio alla route de rhum sta partecipando con una barca progettata ne 1978..e che forse è proprio lui che dà la risposta al senso di questa golden globe.. “per me è molto importante, è un tributo ai pionieri della vela. Se noi siamo qui a regatare, lo dobbiamo a loro. Grazie a quei “ragazzi”.

  6. Salvatore ha detto:

    Nel XXI secolo siamo tutti interconnessi e tutti possiamo parlare e “metter bocca” su tutto ed è sicuramente una possibilità di espressione e confronto (anche immediato) che, solo qualche decennio, non avremmo mai immaginato. Possiamo esprimerci online (e in tempo reale) persino sulle regate ma fatalmente, tra le tante parole che tutti pronunciamo (e scriviamo) qualcuna, ahimè, è sicuramente di troppo! In ogni caso è un fatto che, negli ultimi 70 anni, le barche sono certamente molto cambiate mentre il mare (che sicuramente tutti noi amiamo) è rimasto lo stesso quindi, se qualche cosa non va, è sicuramente nostra la responsabilità di quanto avviene…”se non altro per esserci trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato” e, quando capita di trovarsi a combattere contro gli elementi naturali (in questo caso tempeste, avarie, etc) se riusciamo a venirne fuori (oltre alla nostra capacità e perseveranza) non dobbiamo mai dimenticarci di ringraziare la buona sorte avuta!
    I naufragi ci sono sempre stati e in mare si sono, purtroppo, persi tanti validissimi ed espertissimi marinai…certamente non per colpa loro e tanto meno della bontà progettuale e costruttiva delle loro barche ma casomai, eventualmente, per la loro incapacità nel valutarle, sceglierle e condurle (in quella data navigazione e impresa). Non credo che le barche moderne siano, per forza e comunque, migliori di quelle più “datate”…il fatto è che gli attuali navigatori più prestigiosi hanno degli sponsor tanto munifici da consentir loro la costruzione di mezzi robusti (ma leggeri) in grado di navigar tranquillamente a più di 20 nodi (anche mentre dormono) ma è anche vero che si tratta di “marinai” professionisti super preparati e super motivati e da ciò deriva la loro (per fortuna) alta probabilità di arrivare in fondo alla competizione intrapresa. Forse è stato inutile e velleitario pensare di affrontare una navigazione così impegnativa decidendo, irrazionalmente e in maniera incauta (per non dire anti-storica) di rinunciare a quegli strumenti e dotazioni che, per fortuna, la moderna tecnologia ci ha donato ed è stato colpevole (per non dir, forse, sciocco) sprecare così tante risorse umane ed economiche per dimostrar cosa…Che non è possibile fare il giro del mondo a vela con una barca diversa dai moderni IMOCA 60…o che non ci sono più i marinai di una volta?

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