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Al “calduccio” anche d’inverno (con il riscaldatore giusto)

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riscaldatore
L’inverno è alle porte e se volete vivere la barca nel massimo comfort, anche sottocoperta, il riscaldatore è la soluzione giusta.
Pesa poco, è efficiente (sia per mantenere una temperatura confortevole a bordo che a livello di deumidificazione e asciugatura: pensate che comodità in caso di cerate e vele bagnate), attinge direttamente dal gasolio del serbatoio e presenta consumi elettrici così ridotti da permetterne il funzionamento con la normale batteria servizi.

E non solo, potrete gestirlo in remoto, anche da casa, accenderlo e spegnerlo a vostro piacimento con lo smartphone, selezionando la temperatura che desiderate trovare a bordo quando arrivate. Ma come sceglierlo? Ci siamo fatti guidare, in questo viaggio nel mondo dei riscaldatori, dal Responsabile dell’Assistenza Tecnica di Eberspächer, Alberto Verzeletti.

Lo schema tipo, fornito da Eberspächer di un riscaldatore ad aria montato su una barca di piccole dimensioni, un Bavaria Cruiser 33. L’impianto deve essere lineare e compiere poche deviazioni per far sì che sia efficiente
al 100%. Il riscaldatore dovrà inoltre essere il più vicino possibile al serbatoio del carburante.

AD ARIA O AD ACQUA?
“Il primo ‘bivio’ riguarda la scelta della tipologia di riscaldatore”, esordisce Verzeletti: “ad aria o ad acqua? Il riscaldatore ad aria preleva aria fresca dall’esterno, la riscalda e la soffia nelle cabine tramite un sistema di tubi e bocchette: è il più rapido nel raggiungere la temperatura desiderata e favorisce il ricambio e la deumidificazione dell’aria.

Tutte caratteristiche apprezzate nella nautica, che insieme alla relativa semplicità di installazione ne fanno la soluzione più richiesta per le barche che vanno dai 10 ai 16 metri, soprattutto da parte di chi fa un uso sporadico dell’imbarcazione e ha necessità di riscaldarla in un attimo, ad esempio durante i fine settimana.

Nello schema (sempre fornito da Eberspächer) è illustrata un’installazione tipo di un modello di riscaldatore ad acqua (l’hydronic M10-II) a bordo di un Bavaria 47 e i relativi “distributori”. Come vedete, si tratta di un impianto molto più complesso e con più componenti rispetto a quello che necessita un riscaldatore ad aria.

Per le barche più grandi, per i catamarani, il circuito di distribuzione dell’aria calda diventa troppo lungo e complesso: meglio allora scegliere un riscaldatore ad acqua, che ci permette di utilizzare tubi con sezioni molto ridotte (20 millimetri, rispetto ai 75-90 mm dei tubi di distribuzione dell’aria)”.

Il sistema ad acqua, per intenderci, funziona un po’ come l’impianto di casa: il riscaldatore mantiene la temperatura dell’acqua nel circuito idraulico tra i 70 e gli 80 gradi, mentre un sistema di piccoli termoconvettori permette di trasmettere il calore all’aria riscaldando le diverse cabine secondo la temperatura impostata. La complessità e i costi di installazione sono più alti rispetto a un sistema ad aria, e maggiori sono anche i consumi energetici: il comfort termico e la possibilità di ottenere anche acqua calda sanitaria ne fanno però la soluzione ideale per chi ‘vive a bordo’,

DOVE E COME INSTALLARLO
In definitiva, per una barca a vela di medie dimensioni un riscaldatore ad aria da 4.000 Watt, come l’Airtronic D4, rappresenta probabilmente la scelta ottimale. Dove andrà installato? Vicino al serbatoio del gasolio, perché da lì preleverà il combustibile tramite la sua ‘cannuccia’, ma non troppo distante dalle batterie servizi da cui attingerà l’energia elettrica necessaria per il funzionamento. Solitamente, il compromesso migliore è montarlo in un gavone di poppa: il D4 pesa 4,5 kg e si monta facilmente su una staffa di acciaio inox avvitata alla vetroresina.

“È importante”, spiega Verzeletti, “che l’aria da riscaldare non venga aspirata dal gavone in cui è installato il riscaldatore, in modo che sia sempre pulita: in questo modo si evita che vengano diffusi sottocoperta cattivi odori o addirittura sostanze nocive (ad esempio, quante volte accade, in un gavone, che una tanica di carburante perda). La soluzione migliore è una presa d’aria all’esterno, che consente al riscaldatore di effettuare anche un’azione deumidificante.

Il riscaldatore necessita poi, per la combustione, dell’aspirazione di ossigeno, che può essere prelevato attraverso un tubo direttamente nel gavone stesso. Il tubo di scarico, in acciaio inox, dovrà invece essere ben protetto da un materiale isolante in modo da evitare il contatto diretto delle superfici calde con la vetroresina dell’imbarcazione”. L’installatore dovrà poi scegliere il lato della barca dove installare i tubi di distribuzione dell’aria in modo da ottenere un percorso il più lineare e corto possibile, valutando attentamente curve, deviazioni ed angoli in modo da evitare che una contropressione eccessiva comporti il surriscaldamento del riscaldatore.

I CONSUMI

Per valutare i consumi, proseguiamo l’esempio del modello D4: “Per quanto riguarda il gasolio, si tratta di cifre trascurabili: alla massima potenza, il riscaldatore utilizza 0.51 l/h all’ora, che una volta scaldata la barca scendono in base al livello di potenza effettivamente richiesto. La stessa logica si applica ai consumi elettrici, che alla massima potenza arrivano a 55W per scendere poi fino a 7 W”.

GLI ERRORI PIU’ COMUNI

Una volta montato, il riscaldatore è semplicissimo da gestire: dopo averlo acceso mediante il suo comando (ma potrete anche programmare l’avvio) non resta che impostare la temperatura desiderata. “E’ difficile fare qualcosa di sbagliato: dovrete solo stare attenti a non ostruire i bocchettoni (alcuni richiudibili, altri no, sulla base di come è stata studiato l’impianto di distribuzione dell’aria) con sacche, zaini o vele.

Questo potrebbe causare un surriscaldamento del dispositivo. Se poi lungo il tubo di alimentazione del combustibile è stato montato un rubinetto di chiusura, controllate sempre che quest’ultimo sia aperto prima dell’accensione. Infine, se il riscaldatore ha difficoltà nel modulare il flusso d’aria necessario per riscaldare l’ambiente, controllate che il sensore di temperatura non sia stato montato in punti sbagliati, come a ridosso di tendine o in zone particolarmente ‘protette’”.

LA MANUTENZIONE

“La scarsa manutenzione è la lamentela più frequente dei nostri centri di assistenza”, scherza Verzeletti, “in effetti è ridotta all’osso: prima dell’inizio di ogni stagione basta controllare la candela di accensione del riscaldatore ed eventualmente limitarsi alla sostituzione della retina, se deteriorata. Per il resto non dovrete far nulla, se non accendere periodicamente il dispositivo, anche in estate, in modo tale da evitare depositi di polveri e soprattutto, se tenete la barca in mare, di salsedine al suo interno”. (E.R.)

IL MERCATO
Nel settore dei riscaldatori da barca sono due i colossi a “contendersi” il mercato: il gruppo Eberspächer (www.eberspaecher.it) e il gruppo Webasto (www.webasto.com, www.bcoolengineering.com). Entrambi possono contare su una rete di assistenza capillare e di installatori fidati in Italia. Nella foto, i riscaldatori ad aria ideati per barche di medie dimensioni: l’Airtronic D4 di Eberspächer e l’Air Top EVO 40-55 di Webasto.

Questo articolo è solo una piccola parte dello SPECIALE REFIT che abbiamo preparato per voi sul numero di novembre del Giornale della Vela, in edicola e in digitale!

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