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Non esiste alcuna regata al Golden Globe, è solo una navigazione ad eliminazione

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Non esiste alcuna regata al Golden Globe
, è quello che ho pensato seguendo gli aggiornamenti in questi mesi, e il fatto stesso che l’organizzazione la chiami Race (nonostante non abbia alcuna autorizzazione a farlo dato il diniego della Federazione francese come status di regata) è di per sé fuorviante.

Il distacco tra il primo e il secondo è di 2500 miglia, tra il primo e l’ultimo addirittura andiamo sulle 6000 miglia e tra i singoli concorrenti dentro la flotta ci assestiamo a poco meno di 1000 miglia l’uno dall’altro a parte una coppia più ravvicinata. Più che una regata somiglia a una navigazione ad eliminazione. Sono rimasti otto effettivamente in gara, dieci in totale considerando quelli approdati nelle classe Chichester dopo avere effettuato una sosta tecnica, su 18 partiti. Jean-Luc van den Heede è già in pieno Pacifico, molti sono ancora alle prese con l’Indiano. Il nostro Francesco Cappelletti, partito di fatto già fuori gara, dopo la sosta in Brasile per riparare il timone a vento ha deciso di abbandonare consapevole dell’impreparazione della barca agli oceani del sud.

Il Golden Globe però tenta di comunicare molto, con le chiamate via radio agli skipper e con una comunicazione web puntuale e capillare. Di fatto le uniche cose che vengono comunicate sono i bollettini costanti di avarie, incidenti anche gravi e complesse operazioni di soccorso internazionali come l’ultima che ha tratto in salvo Loic Lepage la cui barca è successivamente affondata. Operazioni internazionali che in alcuni casi hanno coinvolto equipaggi di navi di passaggio, che si trovavano in mare per ragioni lavorative.

Senza elettronica, con barche lente e di concezione superata, gli skipper sono come dei piccoli puntini su una pista da bowling inseguiti da enormi palle (le depressioni degli Oceani del Sud) dalle quali è impossibile sfuggire data la velocità bassa delle barche. Numerosi sono stati infatti i 360 gradi, ovvero delle capriole, scuffie, complete eseguite dai concorrenti, con esiti sempre nefasti per le barche (vedi i diversi disalberamenti) e uomini, vedi Abhilash Tomy rimasto ferito alla schiena.

Il leader Jean-Luc van den Heede sta dimostrando al mondo il perché gli Oceani, quelli del sud in particolare, non siano per tutti, macinando miglia in maniera costante e riuscendosi a posizionare nel miglior modo possibile, nonostante i limiti, nelle depressioni, e confermando la sua lunga esperienza decisiva per la preparazione della barca. Per il resto della flotta, composta in parte da bravi amatori, sono state “botte da orbi”. I 10 ritiri su 18 possono sembrare una percentuale simile ai 13 arrivati su 30 dell’ultimo Vendée Globe, ma il dato numerico è assolutamente fuorviante rispetto al contenuto.

Innanzitutto al Vendée Globe non ci sono stati eventi come le rischiosissime scuffie a 360 gradi, e il dato dei 17 ritiri fu registrato a fine percorso, mentre il Golden Globe è praticamente a metà e ci auguriamo con tutta la nostra energia che questo dato rimanga invariato fino alla fine. Al Vendée Globe la velocità degli IMOCA 60 consente anche ai più lenti di evitare il peggio delle depressioni oceaniche, ed è un dato al dir poco decisivo per la sicurezza di mezzi e uomini che riduce i ritiri ad avarie a volte serie che però non mettono quasi mai a repentaglio l’incolumità dello skipper e la sicurezza della barca.

In definitiva che messaggio ci da il Golden Globe? Quello che in fondo sapevamo già. Che l’Oceano fatto in questo modo è rischioso e che in generale una navigazione simile non è per tutti. Ciò non significa che gli amatori non debbano sognare le lunghe navigazioni oceaniche, anche nel Sud. C’è modo e modo di farlo. Una cosa è vivere l’Oceano in una bellissima avventura come la ARC o provare i mari del sud in un contesto di un equipaggio molto preparato e con un mezzo al passo con i tempi dotato di tutti gli strumenti elettronici del caso.

Altro è farlo in solitaria, senza una vera e propria selezione sui partecipanti, senza gli ausili che la tecnologia moderna ci offre e su barche ormai nettamente superate dai tempi. Nel primo caso riduciamo i rischi e per quanto possibile li rendiamo ragionevoli, nel secondo si finisce quasi per essere esposti al fato.

TRACKING GOLDEN GLOBE

Mauro Giuffrè

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