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Nathanael Greene Herreshoff, ovvero il Leonardo da Vinci della Vela. PRIMA PARTE

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Porto Santo Stefano, Italy – 18 June 2017, Panerai Classic Yachts Challenge 2017, Argentario Classic Week 2017, Linnet crossing Spartan. Ph: Guido Cantini / Panerai

Qualche tempo fa in redazione, mentre ci stavamo documentando su un moderno daysailer con armo a “wishbone” (il doppio boma usato per manovrare la randa delle tavole a vela), è venuto fuori che questa soluzione era stata applicata per la prima volta da un signore di nome Herreshoff. Solo pochi giorni prima, nel realizzare un servizio sull’evoluzione delle barche, avevamo scoperto che il primo catamarano sportivo da regata era datato 1876 e portava anch’esso la firma di Nathanael Greene Herreshoff (1848-1938). Per farla breve, “Captain Nat” (così era conosciuto dagli amici), entrato nella storia per aver conquistato cinque volte la Coppa America con gli yacht da lui ideati, è stato il progettista più influente nel mondo della nautica. Il “Mago di Bristol” (altro dei suoi nickname) ha inventato tutto. Moltissime delle soluzioni nate dal suo genio sono tutt’oggi utilizzate sulle barche di serie (e non solo) più moderne.

IL LEONARDO DA VINCI DELLA VELA MODERNA

Permetteteci di affibbiargli un ulteriore soprannome: il Leonardo da Vinci della vela. Con il maestro fiorentino condivide, oltre alla capacità di saper precorrere i tempi e sperimentare, una vulcanicità fuori dal comune: ci ha lasciato più di 18.000 tavole tra progetti, schizzi e disegni. Nato nel 1848 a Boston, si laureò nel 1870 in ingegneria meccanica al prestigioso MIT (Massachussets Institute of Technology): fin da giovanissimo disegnò barche (la prima a 16 anni), nel ’76 stupì tutti con il succitato catamarano, Amaryllis. Si presentò infatti alla Centennial Regatta di New York al timone della barca di 25 piedi e alla prima regata doppiò l’intera flotta di monoscafi (ma venne squalificato a seguito delle proteste dei concorrenti). Inizialmente lavorò per una compagnia di Providence (Rhode Island) che produceva motori a vapore. Pare che nel 1888 un incidente in una caldaia, durante un test in mare, gli sia costato il posto (anche qui, il parallelismo con il lato “pasticcione” di Da Vinci è evidente). Questa sarà la sua più grande fortuna. Nat, che si trasferì a Bristol fondando assieme al fratello la Herreshoff Manufacturing Co., cominciò a occuparsi professionalmente della progettazione di barche a motore e a vela. Acquisì subito notorietà nel settore per la bellezza e velocità dei suoi yacht, fino a essere ingaggiato dai magnati del mitico New York Yacht Club.

CHIGLIA A PINNA, DERIVE MOBILI & CO.

Per comprendere appieno la grandezza di Herreshoff dobbiamo necessariamente passare in rassegna le sue invenzioni. Il primo grande “passo” lo compì tra il 1891 e il ’92, quando progettò tre barche all’epoca iper avveniristiche: Gloriana, Dilemma e Alpha. Gloriana (21,40 m) fu, di fatto, la prima barca da regata di concezione moderna: se fino a quel momento non si percepiva la differenza tra uno yacht da competizione e uno per la crociera (arredamenti interni pesanti, lussuosi e dal look “casalingo”), la barca disegnata da Herreshoff presentava interni essenziali, aveva la struttura in acciaio e il centro di gravità molto basso, con il 60% del peso concentrato nella chiglia corta. Con Dilemma (11,38 m) il progettista sperimentò la chiglia a pinna sottile con bulbo a siluro (sic!), esaltandone, primo a riuscirci, tutte le potenzialità. Per Alpha, si inventò un sistema a deriva mobile (soluzione già esistente per barche che dovevano navigare su bassi fondali) e poca zavorra, sfruttando il peso dell’equipaggio come zavorra.

IL SENSO DI “CAPTAIN NAT” PER LA COPPA AMERICA

Il suo genio non passò inosservato: nel 1892 il New York Yacht Club gli affidò il delicato compito di progettare una barca per difendere la Coppa America. Herreshoff vara il Vigilant (opera morta in acciaio e chiglia in lega di bronzo), con cui prima vinse facilmente le selezioni statunitensi (sbaragliando la concorrenza delle barche di Paine e Burgess, i grandi progettisti del momento), poi difese con successo la “vecchia brocca” contro gli inglesi nel 1893. Da qui, iniziò il periodo d’oro del Mago di Bristol, i cui yacht vinceranno altre cinque America’s Cup fino al 1920: Defender, nel 1895 (primo scafo in alluminio nella storia della Coppa), Columbia (1899 e 1901), Reliance (1903) e Resolute (1920). Senza contare che anche le vincitrici delle edizioni del 1930 (Enterprise) e del ’34 (Rainbow), pur non progettate da Captain Nat, uscirono dai cantieri Herreshoff.

LE REGATE A COMPENSO? “COLPA” DEL MAGO DI BRISTOL

Una delle barche più estreme (ed influenti) della storia fu proprio Reliance: lunga 27,4 metri al galleggiamento e 43,5 fuori tutto, misurata dalla punta del bompresso alla fine del boma era lunga 60 metri: quando era sbandata l’opera morta si trasformava in linea di galleggiamento rendendola molto più performante. Le caratteristiche fuori dal comune di questa barca, che superava spaventosamente, a livello di concezione, le vecchie regole costruttive di Coppa, spinsero all’adozione di un nuovo sistema di compenso, sviluppato proprio da Herreshoff. La cosiddetta Regola Universale di Compenso, rimasta in auge fino al 1952 e considerata, di fatto, la prima formula di handicap moderna e affidabile. Si basava sul confronto delle dimensioni di una barca (relative alle variabili fondamentali) con quelle di un modello “virtuale”, inseriva tra i fattori anche il dislocamento e suddivideva gli yacht per classi (proprio come oggi!), in virtù del rating assegnato a ciascuna imbarcazione.

HERRESHOFF E I MONOTIPI

Pur ideatore di sistemi a compenso, Herreshoff non disdegnava certo la monotipia o le classi governate da una box-rule rigida: dal 1919 al ’41 furono varate 95 barche monotipo della S-Class: di questi divertenti e veloci scafi (8,38 m), sulle coste americane, navigano ancora 75 esemplari. Numeri da J/70, Mumm 30 e Melges 24! Fu grande anche il successo dei New York 30 commissionati ad Herreshoff dagli armatori del NYYC nel 1905: ne vennero realizzati 18 esemplari. Uno di loro è tutt’oggi protagonista dei circuiti di regate Panerai e vince di frequente. E’ il Linnet di Patrizio Bertelli.

LA PREZIOSA EREDITA’ DI CAPTAIN NAT

Ma come abbiamo detto all’inizio, oltre alle barche furono le soluzioni sperimentate dal Leonardo Da Vinci della vela a renderlo immortale. Tornando al Reliance, vi basti sapere che fu la prima barca ad avere la modernissima soluzione dei verricelli sottocoperta. Sviluppò poi un sistema scientifico per il calcolo del dimensionamento delle strutture di una barca (ossatura, fasciame, alberature) in un’epoca in cui la maggior parte dei progettisti si affidavano a regole tradizionali ed empiriche per determinarle: questo gli consentì di utilizzare per primo alberature leggere in metallo piuttosto che in legno. Sappiate inoltre che se oggi issate la randa con comodità, grazie ai garrocci che entrano nella canaletta, lo dovete a lui, che inventò questo sistema in sostituzione dei tradizionali “canestrelli”. Ideò poi il taglio del tessuto delle vele a strisce perpendicolari alla balumina (cross-cut sail, si usano ancora adesso!): all’epoca, sul Gloriana, lo fece soprattutto per contrastare la tendenza della tela di cotone a deformarsi sotto carico. Per non parlare delle prime eliche a pale abbattibili, il winch moderno, l’idea di attaccare sartie e stralli all’albero tramite linguette metalliche, l’invenzione dell’arridatoio come lo intendiamo oggi, il filo intrecciato per le sartie. Non c’è attrezzatura di coperta che Herreshoff non abbia perlomento contribuito ad innovare e rendere più comoda. Se per caso passate da Bristol (Rhode Island), fate un passo all’Herreshoff Marine Museum: entrerete nella mente dell’uomo che ha inventato la vela moderna.

1 Comment

  1. Mauro Stefini ha detto:

    Splendida letteratura, bravi giornalisti

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