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Splendide storie (normali) di Barcolana: “Va vissuta, assaporata, sentita e ascoltata”

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“Era la mia prima Barcolana..non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettasse ..oggi faccio ancora fatica a …scendere a terra… la Barcolana non si più raccontare
..va vissuta…assaggiata come un ottimo formaggio, assaporata con un buon vino…sentita e ascoltata come il rumore del mare che si infrange sulle barche”. Roberto Peri sintetizza così l’esordio in Barcolana, la regata che ogni velista deve fare almeno una volta nella vita.

Quest’anno la classica triestina, giunta alla cinquantesima edizione, è stata anche la sfida tra i due giganti Spirit of Portopiccolo (vincitore) e CQS Tempus Fugit (vinto). Ma è stata soprattutto quella delle altre 2.687 barche in mare, con a bordo velisti “normali” come Roberto. O come Cristina Ribolla, di cui condividiamo la splendida testimonianza post-Barcolana:

Viviamo lontani da Trieste. Abbiamo pagato un extra per avere la barca a disposizione un giorno prima e una notte in più, garantendo cosi all’equipaggio la comodità di Molo San Giusto. Lunedì (dopo la Barcolana, ndr) ci svegliamo e non riconosciamo Trieste.

È vuota, senti solo il rumore di operai che smontano la festa, la stanchezza prende il posto dell’euforia. Riusciamo a far colazione, consegnare le chiavi della barca sperando di averla pulita abbastanza da far “bella figura” e ci mettiamo in viaggio.

Odiamo il fuggi-fuggi a fine imbarco: ma la barcaaa???
Sarà un viaggio silenzioso, tu e lui siete ancora immersi nel turbinio delle emozioni appena vissute. Lui guida, tu ti lanci sui social, per far durare il piú possibile la magia.
Avevamo un obiettivo (prima barca tra i first 31.7 e ce l’abbiamo fatta).

Vorremmo già fissare il nuovo obiettivo per Barcolana 51, ma forse non ne abbiamo il coraggio.
Dopo circa 7 ore e tanti autogrill arriviamo a casa. Sfiniti. Con dolori ovunque. Un paio di lavatrici e facciamo una pennichella che si trasforma in sonno fino al mattino dopo. E al risveglio, purtroppo, il letto è solo un letto, non una cabina. Il pavimento è fermo, nessun cigolio di bitta, non c’è bora. Un bacio, un caffè e...

C’è solamente l’attesa della prossima Barcolana. E del prossimo obiettivo.
Insieme!

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