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Renzo Piano l’archistar-velista e i suoi due “Kirribilli”

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renzo piano
Al cinema è uscito un bel documentario sull’archistar genovese Renzo Piano
: “L’architetto della luce” di Carlos Saura, nelle sale fino al 17 ottobre.

Il docufilm si sofferma sul lato più conosciuto di Piano, celebrandone il processo creativo passando per arte e letteratura: ma forse non tutti sanno che l’architetto, classe 1937, è un appassionato velista. “Fin da bambino ho sempre amato il mare e la vela” ha ricordato in un’intervista tempo fa, “ricordo che a otto anni ho costruito una barca in garage, con le mie mani. Ero sicuro di avere preso le misure giuste, invece poi per portarla fuori abbiamo dovuto smontare la porta, con mio padre che si arrabbiò molto”.

Piano ha progettato, per sé e la sua famiglia, due barche davvero “speciali”, entrambi dal nome “Kirribilli”, che in lingua aborigena vuol dire “luogo pescoso” (oltre a essere il nome del quartiere di Sydney dove Piano ha costruito una torre a forma di vela).


IL KIRRIBILLI DI PIANO-VISMARA (2001)

La prima, varata nel 2001, in collaborazione con lo studio Vismara, lunga 60 piedi (18,60 x 4,80 m), si legge sul sito di Vismara, nasce dall’idea di disegnare un’imbarcazione da crociera veloce, che esprimesse tutte le caratteristiche dei più moderni maxi yacht e la sobrietà e l’essenzialità dei famosi J Class, che negli anni 30’ regatavano per la Coppa America. Venne costruita nei cantieri Mas di Como.

La caratteristica principale di questa imbarcazione è quella di unire un’avanzata tecnologia costruttiva, la ricerca nell’idrodinamica e nelle performance, ad una sobria eleganza in perfetto stile Piano. Il design non è mai fine a sé stesso ma è inteso come tramite per creare un ambiente ideale all’impiego dei materiali compositi. Non ci sono “orpelli” inutili. Tutto è funzionale

La valenza tecnicoarchitettonica è ottenuta integrando le strutture dello scafo agli interni ed alla coperta. Le strutture e le piastre di rinforzo dell’attrezzatura di coperta sono lasciate a vista, esaltando così la congruità tra la tecnologia dei materiali ed il loro impiego strutturale ed estetico.

La struttura monoscocca con scafo e coperta a sandwich ad alto spessore consente inoltre l’eliminazione quasi totale delle strutture di rinforzo secondarie, lasciando superfici lisce e continue all’interno della barca. Si percepisce così la continuità costante tra tutte le superfici di scafo, coperta e paratie, che sono raccordate da ampie raggiature che creano una struttura continua, un componente monolitico uniforme.

Molto interessanti la prua apribile che contiene l’ancora e la timonerie di design.

La suddivisione degli spazi in cabine esiste, ma la compartimentazione è ottenuta in modo lineare e simmetrico, così che si veda l’intera imbarcazione da poppa a prua, percependo le forme esterne e l’ordine strutturale. Scafo, coperta e paratie sono verniciati in color madreperla, ed i mobili, caratterizzati dalla semplicità delle forme e dalla cura del dettaglio, sembrano quasi sculture in legno. La barca è leggera (14.000 kg) per le sue dimensioni e tipologia di equipaggiamenti.


IL KIRRIBILLI II DI PIANO-NAUTA-REICHEL PUGH (2007)

Nel 2007, Renzo Piano contattò uno degli studi di progettazione più noti al mondo, Nauta Yachts Design, per realizzare un Kirribilli più lungo, 72 piedi (all’incirca 22 metri per 5,68 di baglio). La progettazione avvenne in totale collaborazione tra Nauta e Piano, lo scafo e le appendici vennero firmati dallo studio californiano Reichel Pugh, la costruzione affidata al cantiere italiano Indiana Yachting.

Il risultato fu uno yacht davvero particolare, che sfugge a una precisa catalogazione. Una barca dal design molto aggressivo, pensata per camminare e macinare ottime prestazioni. Una caratteristica per l’epoca molto lungimirante è la propulsione ibrida: oltre all’entrobordo diesel, ce n’è uno elettrico.

Ecco cosa ci aveva raccontato Mario Pedol di Nauta.

L’elegantissimo Kirribilli, lo sloop co-progettato in totale sintonia con il suo armatore: Renzo Piano. Come in un workshop?
Renzo Piano si è presentato alla prima riunione con la pianta degli interni da lui disegnata. Ha avuto le idee molto chiare su come avrebbe voluto la propria barca: elegante, veloce, sensibile sotto vela e… divertente!

Si è creato un buon feeling fin dal primo incontro e dopo un quarto d’ora ci davamo già del “tu”. Ho apprezzato in particolare una sua frase: “Mi piace il vostro lavoro perché dà una sensazione di calma”. In effetti non è nella nostra natura cercare gli eccessi, che spesso sono fini a sé stessi, e questo aspetto caratteriale credo sia uno dei motivi per cui ha scelto noi come partner nella progettazione della sua barca. È una persona intelligentissima, ed è stato molto stimolante e gratificante passare insieme delle giornate a progettare… incontrandoci nei medesimi percorsi mentali.

Ma il Kirribilli rimarrà una “barca-laboratorio” per sempre?
Credo che non avrà mai fine, a meno che Renzo Piano non decida di farne un’altra…

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1 Comment

  1. Andrea ha detto:

    In gioventù Renzo Piano ha regatato anche con un Fireball.
    Recentemente, rivedendone uno al rientro da una uscita con la sua barca in Piazzetta a Portofino, ha commentato “…ma questo è un Fireball! anche io ne ho avuto uno… guarda che forma… non gli cambieresti una linea… è ancora attualissimo!”

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