developed and seo specialist Franco Danese

“Così ci siamo trovati nel cuore della tempesta (e ci siamo salvati la pelle)”

Jean-Jacques Savin, ovvero come attraversare l’Oceano a 72 anni… in un barile di legno
2 ottobre 2018
Cinque frecce azzurre per le Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires
3 ottobre 2018

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

Fabio Portesan e la sua famiglia (la moglie Marina, due figli piccoli, i due gatti), i velisti giramondo che hanno deciso di mollare tutto per vivere a bordo della loro Gentilina, Beneteau Oceanis 430 (QUI LA LORO STORIA), se la sono vista brutta in Grecia. Ecco come hanno affrontato una tempesta improvvisa con 70 nodi di vento e travolgente bomba d’acqua .

Fabio Portesan prima della tempesta

CAVALCARE LA TEMPESTA

“Partiamo da Kithnos l’8 settembre 2018. Una bellissima navigazione fino dopo Capo Sounion, mare piatto e no vento. Salutiamo il Tempio dedicato a Poseidone, costruito, si dice, proprio nel luogo in cui Egeo si gettò in acqua dando così il suo nome al Mare, il mare Egeo.

Tutto bene, il vento comincia a rinforzare e finalmente tiriamo su tutto, Genoa e Randa. Sui 20 nodi Gentilina taglia il mare come una lama, le vele sono tese e viaggiamo a circa 8-8,5 nodi. Wow, ma…

…ecco che sopra Egina vediamo una brutta nuvola nera che arriva dal Peloponneso. Noi ci stiamo dirigendo proprio la, direzione Moni, per fermarci a vedere i cervi e i pavoni allo stato brado. Non mi faccio intimorire, e, controllando, direzione vento, meteo e satellite decido di puntare dritto verso la nostra destinazione.

La nuvola sopra Egira

Abbiamo quasi terminato il corridoio del Pireo facendo lo slalom tra navi di grossa stazza quando proprio davanti a noi cominciano i fulmini.

Ecco, i fulmini in barca fanno paura.. senza farla troppo lunga la maniera migliore di “non” prendere un fulmine è continuare a navigare. L’acqua è più interessante del nostro albero e, nel 99% dei casi, saremo al sicuro spostandoci.

Nel frattempo la nuvola è diventato un mostro nero. Guardo Marina ed insieme decidiamo di puntare verso Salamina, dato che la nuvolaccia si sta dirigendo verso le Cicladi. Tutto bene fino a che la tempesta in arrivo decide di girare, e, indovinate un pò che direzione prende? Esatto, la nostra.

Poco male, di botte ne abbiamo già prese anche oltre i 40 nodi a piene vele. Ti si stringe un pò il culo quando la barca si butta verso il mare ma dura qualche secondo e poi, piano piano si torna in posizione.

Riduciamo le vele, prima il fiocco e poi la randa. Accendo il motore. Giubbottini per i bimbi e gatti sottocoperta. Mentre stiamo scherzando arriva il vento.

Arriva il vento.. e la prima raffica è oltre i 45 nodi al traverso e Gentilina, quasi a secco di vele, si inclina e vediamo la testa d’albero a due metri sopra l’acqua. Ci rendiamo conto in quel momento che sarà un’esperienza tosta. Con un grido riesco a far virare la barca nella direzione del vento e cominciamo a cavalcare la tempesta, come cantavano i Doors.

Gentilina vola a 12,5 sulle onde che ci spingono com cavalli furiosi. Non so spiegare ma in una situazione del genere i sensi sono sovraeccitati dal mare, dal vento, dal rumore assordante, dalla luce e tu sei lì. Il passato ed il futuro si annullano, esiste solo quel momento. Nella mia mente mi sono stupito di non provare paura. Il colore predominante è il viola. Pare di essere nel cavo di un fulmine.

Il mio lavoro è solo tenere la barca dritta in favore della tempesta. Marina si è comportata come la regina della barca. Si è occupata prima dei ragazzi, li ha portati in camera nostra e li ha rassicurati. Esce dal tambucio e corre alla randa, il lazy bag si è strappato e ha liberato una fazzoletto di randa. Mentre è lì che tenta di chiudere il lazy, una scotta del Genoa cede (..appena cambiato tutte le cime..), un angolo si srotola e comincia a sventagliare sempre più forte fino a che anche l’altra scotta cede e libera completamente la vela oltre la prua. Per questo piccolo inconveniente la barca corre come un fulmine!

Marina deve correre in pozzetto a rollare dal winch del 40 per tentare di rollare la vela di nuovo.

Dopo mezz’ora di cavalcata io e Marina, gridando per sentirci, concordiamo di virare di 180 gradi e risalire la tempesta. Questo perchè abbiamo percorso più di sei miglia, ancora un pò ed atterriamo ad Atene. L’ultima volta che ho visto la velocità del vento era 47 nodi di poppa, più la nostra di 12,5 quindi circa 60 nodi. Poi è aumentato e la pioggia ha cominciato a battere forte sulla schiena e su tutto il resto. Per dare un’idea dal tambucio ha piovuto fino sopra i letti dei bimbi a prua.

Il pericolo più grande è rappresentato dalle mega navi in transito. Il plotter viene colpito dalla pioggia talmente forte che fa quello che vuole lui, la visibilità non va oltre la nostra prua e quindi spero che le navi ci vedano sul loro radar.

Ok, si vira. Con uno sforzo enorme giro il timone e, gridando, porto piano piano la prua al vento sfruttando il cavo di un’onda. Risaliamo la tempesta fino ad esserne finalmente fuori.

Gentilina dopo la tempesta

Il tutto è durato poco meno di un’ora ma per noi sono passati solo due minuti, non di più. Leilani e Valerio escono dalla camera una volta che tutto finisce annunciando che “Abbiamo fame..”.

Ormeggiamo ad Agios Marina, Aegina, e facciamo la conta dei danni, lazy bag, genoa strappato, etc..Abbiamo preso vento classificato forza 12, il vento di un uragano, circa 130 chilometri orari. Pioggia fortissima. Ma fortunatamente le onde non hanno fatto tempo ad alzarsi oltre i due metri e questo in qualche modo ci ha aiutato, e non poco.

Gentilina ha dimostrato di essere una barca a tutta prova, io e Marina di essere un equipaggio unito, ed i bimbi di essere veri marinai che hanno dato piena fiducia a capitano e primo ufficiale..

L’esperienza che abbiamo fatto è stata agghiacciante ma assieme meravigliosa, un evento primitivo che ha smosso per un attimo qualcosa di sopito e addormentato da lungo tempo dentro di noi.

Non vi sto augurando che vi capiti una situazione simile o forse si, perchè in un certo qual modo la consapevolezza dei propri limiti si palesa in tutta la sua concretezza, e la paura di non essere all’altezza rimpicciolisce fino a rincantucciarsi in un angolino lasciando in verità un sapore dolce per aver stupito se stessi..

QUI IL LINK AL BLOG DEI PORTESAN

l’immagine di copertina è puramente indicativa e non si riferisce ai fatti raccontati nel testo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi