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La differenza tra marinaio e motoscafaro della domenica (raccontata da un marinaio)

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L’altro giorno ero a ciondolare nelle tipiche bonacce liguri sul vecchio Grand Soleil 39 che mio padre ha comprato qualche tempo fa con i suoi soci (QUI la storia dell’acquisto), Andrea e Giovanni. Proprio Giovanni, che di cognome fa Bruzzo, è un affermato disegnatore della Bonelli e naviga da una vita, ha condiviso con me un aneddoto di famiglia. Un racconto che mostra la differenza di pensiero tra un marinaio e il classico “motoscafaro della domenica”.

“Mio padre”, mi ha raccontato Giovanni, ”si era costruito a mano una bellissima barca a vela in legno lunga pochi metri, ci teneva tantissimo. All’epoca la utilizzava per navigare nel Golfo del Tigullio, che cominciava ad essere popolato di veloci motoscafi. Spesso mio padre si era trovato a discutere con i loro proprietari che lo schernivano: ‘Belin, ma cosa vai ancora a vela? Se voglio andare a Portofino, io smanetto e in cinque minuti ci sono. Tu ci metti un’infinità’.

Un giorno, papà decise di sfidare uno di loro: ‘Scommettiamo che riesco ad arrivare prima di te nel posto più bello?’
. ‘Ma figurati, dove vuoi andare con la tua barchetta?’. I due si strinsero la mano, la sfida era lanciata. Il motorista dovette pensare che mio padre fosse pazzo, ma comunque gli diede appuntamento sul pontile del Circolo Nautico Rapallo.

Il giorno della sfida, il pontile era gremito di soci del club,
curiosi di sapere come sarebbe andata a finire e soprattutto capire se mia padre ci stesse ancora con la testa. C’era anche un giudice, per verificare che non ci fossero inghippi. In fondo al pontile c’erano le due barche. Il motoscafo e la barchetta a vela di mio padre.

‘3,2,1… via!’, disse il giudice. Papà e l’avversario schizzarono a bordo delle rispettive barche. Mentre il secondo si apprestava ad accendere il motore, per raggiungere il ‘posto più bello’ (per lui sicuramente Portofino), mio padre urlò: ‘Arrivato. Sono arrivato! Ho vinto io’. Era effettivamente nel posto più bello che potesse desiderare. Era a bordo della sua barchetta”.

Doverosa postilla: non se la prendano i “motoscafari” per questo racconto! Esistono diportisti che a bordo della loro barca a motore si sentono in paradiso e velisti che usano la barca solo come un mezzo, proprio come il signore protagonista del racconto…

E.R.

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2 Comments

  1. Davide ha detto:

    Si capiva a meta’ racconto che il velista aveva gia’ vinto, ma non e’ banale il motivo; il velista con la calma del suo andare col vento riesce ad apprezzare tutto cio’ che lo circonda, al contrario del motoscafista il quale apre gli occhi solo a destinazione e vede il suo bolide solo come un mezzo di trasporto

  2. Luca Ranzetti ha detto:

    Io sulla mia barchetta a vela sento di navigare anche quando è sul carrello e sono sotto coperta. Il solo essere al suo interno ma fa stare bene come un bimbo nella culla….

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